La Costituzione Italiana, Art. 3 : Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

sabato 30 aprile 2011

Delirio o follia ?


Arrivo un po’ in ritardo: il giovedì sera, come di consueto, c’è Annozero, ma siccome di tanto in tanto ho una serata tra amici in birreria, non volendo rinunciare ad uscire lo registro, alla vecchia maniera, sul VHS. Potrei anche decidere, e qualche volta l’ho fatto, di guardarlo in streaming sul web, ma il videoregistratore mi dà più sicurezza, soprattutto a causa del servizio di banda larga che lascia a desiderare.
Decido di riguardarlo il venerdì seguente, alla sera, con comodo.
Inizio con Beppe Grillo nell’anteprima, incazzato nero, solite cose. Con le quali sono per altro d’accordo. Di Pietro, Travaglio, Bonelli dei Verdi, Lupi, e una new entry, mai visto prima, tale Franco Battaglia, distinto signore che sfodera una pelata simile alla mia…
Mi venisse un colpo!
Questo Battaglia sostiene cose assolutamente straordinarie, e ci ha pure scritto un libro con la prefazione, niente popò di meno che, di Silvio Berlusconi ! … !
«Acciderbolina!» mi son detto «ma B. si è messo pure a scrivere le prefazioni?!?»... Si, lo so che B. ha pure scritto un libro, ma lo avrà scritto lui ?
Il signor Franco Battaglia sostiene che:
«le fonti di energia rinnovabili sono una truffa»
«le scorie radioattive, se adeguatamente trattate, non sono pericolose»
«tutti gli stati che ospitano centrali nucleari, hanno siti di stoccaggio sicuri»
«che a Fukushima non c’è affatto stato un incidente grave»
Ed infine, udite udite,
«nel disastro di Chernobyl ci sono state  zero vittime».

Tutto ciò è uscito dalla sua bocca, mentre la mia rimaneva costantemente spalancata, salvo poi, riformulare un po’ meglio sulle vittime di Chernobyl, dicendo che erano morte “solo” cinquanta persone, ma solo tra i soccorritori che hanno avuto contatto diretto con la parte più contaminata della centrale, ma che tra la popolazione, anche questo lo ha detto veramente «non ci sono state vittime a causa delle radiazioni».
Franco Battaglia
Travaglio se la rideva, mancava solo che lo mandasse a quel paese; Bonelli era indignato, furibondo; Lupi era chiaramente in imbarazzo, e ‘tte credo! Molto bravo, a dissimulare, ma se me ne sono accorto io, spero che anche sti pidiellini che votano B. si siano resi conto (quelli che hanno seguito la trasmissione, e cioè pochi) di cosa sottoscrive Berlusconi: un libro che pretende di essere un saggio, ma che evidentemente è un delirio scritto da…
Ma chi è Franco Battaglia ???

domenica 24 aprile 2011

Il Primo Cerchio





Un augurio di vera rinascita, di riscatto dalla corruzione che ci attanaglia, riscatto dai falsi ideali e dalla loro assenza, come in un primo, nuovo circolo di speranza, prendiamoci la mano, anche solo virtualmente e diffondiamo e facciamo sì che si diffonda la capacità di discriminare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato perché distruttivo, la consapevolezza e la coscienza di unità tra popoli che solo a loro favore può andare. Un circolo di rinascita intellettuale che spazzi via ogni dubbio sull’appartenenza dell’uomo alla natura e, quindi, tornare ad essa, senza rinnegare ciò che di buono si è conquistato, ma con rinnovato e profondo rispetto per essa; con rinnovato e profondo rispetto per la Vita. Auguro all’umanità ad al mondo intero un primo passo verso l’azione che chiuderà il cerchio delle nefandezze perpetrate da pochi ed apra il primo cerchio di azioni volte al bene di tutto l’universo, al quale, ne sono certo, ne seguiranno altri.


domenica 17 aprile 2011

La Mutazione


Sono rimasto assente dalla rete, ed ancora lo rimarrò per un po’, perché sono annichilito.
Svuotato di idee, energie, privato di entusiasmo; infine mi sono anche beccato un’infezione alla gola che, oltre alla febbre che mi abbatteva le forze, mi impediva di parlare, deglutire, se non con dolore acuto.
Mercoledì scorso, quando il dolore alle prime vie respiratorie si faceva più insistente, ho appreso del rapimento di Vittorio. Guerrilla Radio è stato uno dei primi blog che ho seguito, e lui uno dei blogger che più ammiro, una persona estremamente coraggiosa, un uomo che ha fornito un modello di esempio a tutti noi per coraggio, partigianeria, coerenza.
Venivo a casa dal lavoro con la radio accesa su un notiziario, intorno alle 21; il dolore alla gola si faceva sempre più intenso, ma il mio pensiero era di capire cosa fosse successo, per cui ,appena a casa, mi sintonizzai sul canale di Rainews24. La notte non dormii. La febbre a 38.7, ma soprattutto la gola in fiamme, che non mi permetteva di deglutire, non voleva neppure che potessi trovare qualche attimo di pace nel sonno; eppure, instupidito  dalla “iperpiressia”, ancora covavo qualche speranza di poter, il mattino seguente, andare a fare la mia corsa programmata di 16 Km, confidando in condizioni meteorologiche che lo consentissero. Anche mentre deglutivo con dolore, quelle poche volte che riuscivo a trovarne il coraggio, pensavo alla corsa del mattino seguente, a Vittorio, alla lacrima che mi rigava la guancia, alla saliva che impiastricciava il cuscino. Della corsa non se ne fece niente…

Lo so. Non conoscevo Vittorio personalmente, eppure la sua morte mi ha dato un colpo all’anima.
Avrei voluto, prima o poi, dirti quanto sono in disaccordo con te, almeno su una cosa: restiamo umani.
Ciò che tu hai fatto, e continui a fare, ha ben poco di umano. Tu, assieme a tantissimi altri, ma che comunque restiamo una minoranza, anche se in espansione, rappresenti una mutazione rispetto all’essere umano fino ad oggi concepito. L’Umano è una brutta bestia: soprusi, guerre, distruzione dell’ambiente… Tutto per egoismo. Tu sei una mutazione, Vittorio. Non so se sovrumano, disumano, extraterrestre, divino o quel-che-vuoi, ma comunque migliore di questa umanità, enormemente migliore. Ma non sei solo. Ed anche io, anche se non sono coraggioso come te, e non riesco a mettere la mia vita in pericolo, per ora, per perseguire l’ideale di uguaglianza e pace, anche io mi sento parte di questa mutazione, assieme a tanti altri che non concepiscono l’umanità malsana che fino ad oggi si è sviluppata, basata sulla violenza e sulla sopraffazione. Il seme che hai  gettato verrà colto in tutte quelle anime che siano terreno recettivo per questo tipo di semina. 
Vittorio Arrigoni
Ma si sa che gli effetti delle mutazioni si misurano in ere, e quindi, per ora non mi posso riconoscere in quel restiamo umani che tu tanto hai enunciato, non mi riconosco in quest’umanità da sempre dispensatrice di violenza, che come un veleno penetra in qui pochi casi di mutazione ideale, incancrenendo, disgregando, uccidendo quelli che ritiene antigeni, uccidendo quelli come te.
Ancora oggi non mi sento bene, ho nausea, non mi va di scrivere. Ciao Vittorio, ciao Vittorio. Ci vedremo presto, poiché il tempo è nostra invenzione e la morte non esiste e, infine, siamo tutti fratelli.

domenica 3 aprile 2011

Lavoro, immigrazione & finanza


Leggendo su un blog, un commento mi ha suggerito una prospettiva che ci induce a pensare in che maniera possano le grandi aziende comprimere i diritti senza che nessuno, a parte i lavoratori e CGIL, un sindacato su 3 dei più importanti, abbia da ridire. A parer mio, il fatto  che ci sia un numero crescente di immigrati che cercano di venire a lavorare da noi, è strumentalizzato a scopi propagandistici, ma non rappresenta un dato negativo sul fronte lavorativo; il governo ha la parte più grande di responsabilità se non c'è una regolamentazione vera nel settore che impedisca alle aziende di delocalizzare impoverendo lo Stato, ed usando sostanzialmente questa minaccia a scopo contrattuale. Oltretutto non capisco come si possano usare gli immigrati per comprimere i salari. Nel mio settore (commercio) ad esempio, si è usata la scusa della crisi dei consumi per giustificare una recessione dei diritti ed un rallentamento molto significativo dell'incremento salariale; tutto ciò a fronte di un'espansione continua e crescente delle aziende operanti nel settore, che non giustifica, quindi, questa presa di posizione: se non vuoi aumentare adeguatamente i salari perché c'è crisi, come mai costruisci di sana pianta un centro commerciale dopo l'altro? Il quadro risulta semplice in un'ottica di incremento del fatturato che non tiene conto di alcuna politica del lavoro, grazie anche al ministro Sacconi, perfettamente immobile di fronte al problema, e schierato, assieme a sindacati compiacenti, dalla parte dei  padroni. Il problema, è evidente, è politico ancor prima che economico: siamo in balia della finanza, che fa soldi sui soldi senza produrre nulla, di conseguenza impoverendo lo Stato, cioè noi;  ed il fatto che la cosa sia legale è dovuto all'intreccio politico/affaristico che si è creato togliendo alla proprietà statale, cioè privatizzando, tutti quegli enti che prima garantivano una certa equità perché non avevano come scopo il profitto, a partire dal denaro, dandolo alle banche, le quali prima non ne erano proprietarie (il signoraggio ne è una nefasta conseguenza), ma che sta proseguendo con il tentativo, ad esempio, della distribuzione dell'acqua, ma che già ha segnato il nostro declino con la compagnia elettrica,  quelle del gas e telefoniche, e che ebbe inizio alla fine degli anni '80 col gesto sconsiderato di Margaret Thatcher di tramutare in azioni private il patrimonio di enti pubblici che fino ad allora aveva garantito a tutti una certa equità; subito preso ad esempio da tutto il mondo occidentale, a favore di un capitalismo sfrenato che ci sta portando verso il baratro.
Ecco dunque la rincorsa al ribasso del costo del lavoro, che non produrrà altro che un impoverimento progressivo dei ceti medi senza per questo intaccare minimamente i grandi gruppi, le multinazionali, che non dovranno fare altro che delocalizzare, ribassare. Ma fino a quando? A tutto c’è un limite.

domenica 20 marzo 2011

Gli “Atomisti”


Ho l’impressione di vivere in un incubo: gli accadimenti, soprattutto degli ultimi 3 anni, sembrano, nella mia povera mente resa vulnerabile e sensibile dal protratto lavorare in condizioni umilianti, il preludio ad una catastrofe; considerando la scarsa attitudine dei potenti  a valutare l’impatto del loro agire in rapporto all’ambiente, otre che alla convivenza civile dei popoli (cosa della quale non potrebbe fregargliene di meno), il 2012 come data della fine del mondo non mi sembra più così astrusa.
La lettera di Celentano scritta al Corriere della Sera, che mi pare abbia avuto poco rilievo sui blog, a me invece è sembrata degna di nota, anche se ancora non ho avuto occasione di approfondire la chiosa finale riguardante Renzi, e che forse potrebbe essere ironica. Mi informerò dopo aver scritto questo post, tanto non è rilevante a questo fine.

La quantità di commenti negativi alla sua lettera al Corriere è rilevante, quanto lo può essere aver chiamato “ipocriti marci” Berlusconi e Casini; ma qual è la novità? La novità, se così si può chiamare, è che non ne ha sbagliata una (a parte quella di Renzi che ancora non conosco); infatti avere una centrale nucleare sul proprio territorio, per quanto si voglia dire, non è paragonabile al fatto di averne una a 250 Km in caso di incidente, e molto rilevante è anche il fatto che si debba ancora andare a votare su un argomento già votato, e che ha sancito l’avversione al nucleare dell’Italia. Feci un post oltre un anno fa, sempre su quest’argomento, ma purtroppo mi trovo a doverne scrivere ancora.
Dove stiamo andando? A parte verso una guerra nel Mediterraneo, voglio dire. Sono piuttosto pessimista: ho smesso di credere che ad un certo punto ci sarà una presa di coscienza da parte di tutti - anche da parte dei potenti - e ci si risveglierà finalmente dall’incubo della guerra/disastro ambientale/violazione dei diritti dell’uomo che, con un piccolo e semplice sforzo da parte di tutti i governi, sarebbe facilmente risolvibile.
Voglio citare un filosofo greco vissuto tra il 4° ed il 3° secolo a.c., Democrito.
Democrito sul mio libro

Questo filosofo, uno dei padri della filosofia “Atomista”(ma guarda il caso! Penso che si stia rigirando nella tomba), mi ha particolarmente colpito, anche se sono all’inizio del mio percorso volto allo studio della filosofia; percorso che ho iniziato con la lettura di un manuale scolastico prestatomi gentilmente da un amico. Gli atomisti avevano sviluppato un pensiero filosofico in un periodo storico chiamato dei presocratici, anche se, Democrito, che faceva parte ormai degli ultimi portatori di quel pensiero, cronologicamente era contemporaneo di Socrate (che fremo per leggere).
Democrito diceva, 2300 anni fa’: «Non devi aver rispetto per gli altri uomini più che per te stesso, ne agir male quando nessuno lo sappia più che quando lo sappiano; ma devi avere per te stesso il massimo rispetto ed imporre alla tua anima questa legge: non fare ciò che non si deve fare». Come dire, almeno per me questo è l’insegnamento, la mancanza di rispetto per gli altri implica la mancanza di rispetto per se stessi, e ciò che non si deve fare è esattamente ciò che arreca danno a qualcuno o a qualcosa, o infrange una legge. «Il bene non sta nel non compiere ingiustizie, ma nel non volerle». In questa frase si mette in risalto la volontà di perseguire il bene al di là delle azioni, che possono essere giuste, ma che senza la volontà precisa di giustizia prima o poi potranno cadere nell’ammettere l’ingiustizia come fine di bene, cosa inequivocabilmente errata. «Una vita cattiva ed insipiente non è un vivere male,ma un lungo morire». Questa frase si commenta da se. È la fase in cui gran parte del popolo italiano è suo malgrado relegato da una politica che sarebbe quasi auspicabile fosse inesistente.
Citando dal manuale di filosofia “la filosofia morale di Democrito fa dell’equilibrio e della misura il supremo ideale della condotta”, come parlare in marziano se lo si rapporta ai giorni nostri.
Il valore dell’Etica è immenso per la Civiltà; in una Civiltà i valori di uguaglianza, rispetto, diritti e doveri da rispettare sono imprescindibili, e credo sia per questo che vengono minimizzati ed elusi con vili sotterfugi in palese violazione etica, come, ad esempio, mantenere un’opinione pubblica male informata ed un livello di scolarizzazione basso.

Questo libro dovrebbe
 chiarire il concetto
Mi trovo ancora a dover dissertare sulla parola individualismo, perché se siamo in questa situazione è anche per questo motivo: il falso individualismo. Quello in cui ci vogliono far cadere non è individualismo perché non tiene conto di un’ampia fascia temporale nella quale misurare i vantaggi personali; vantaggi che ci possono essere solamente curando l’aspetto collettivo delle scelte, delle politiche, del vivere.
Bisogna solo far capire a chi ancora non ci è arrivato, che il falso individualismo personale nel quale ci fanno cadere, sta alimentando il degrado socio-culturale che ci porta inevitabilmente ad una perdita di diritti (come  già sta accadendo ad esempio nell’ambito lavorativo); sta alimentando le lobby economiche che, nonostante la crisi, si sono arricchite sempre più; sta alimentando la nostra caduta in condizioni peggiori rispetto a quelle che avremmo avuto perseguendo un ideale di individualismo vero con reali vantaggi personali, fatto di rispetto gli uni per gli atri, fatto di coesione sociale autentica.
Quelli che si lamentano e che non fanno nulla, che non alzano un dito - tanto per usare qualche metafora - per cambiare le cose, è come se mi stessero seduti sui testicoli.

mercoledì 2 marzo 2011

I “no” che aiuterebbero a crescere


Bob Kennedy - quelli come lui
li fanno fuori perché parlano così

Allora cominciamo. Dov’ero rimasto? Non lo so.
Ah! Le marce per i diritti dei lavoratori degli anni ’70. Lo statuto che sancisce un trattamento dignitoso per tutti i lavoratori; le lotte per conquistarlo con in prima linea i metalmeccanici che, a ben vedere, sono quelli che fanno il lavoro più duro. Anni di contrattazioni, intesa tra sindacati, compromessi con la controparte privata, la quale mai ha perso introiti a causa delle lotte; ha perso, semmai, solo un po’ del suo potere decisionale sulla vita dei suoi dipendenti. Ciò non toglie che possano aver continuato in speculazioni e ricatti, magari più in piccolo, perché le regole, finché si e stati uniti, erano più difficili da eludere.
Poi ricomincia un periodo un po’ più rilassato; il lavoro è merce preziosa, e quindi si trova sempre il modo di specularci sopra; il valore aggiunto di una professionalità raggiunta è gravemente minato alla base da una sempre improcrastinabile fame di crescita economica, infatti il problema della disoccupazione, anche se non grave come oggi, anche nei decenni scorsi era di non poco conto. Ma come mai le aziende devono, ogni anno, guadagnare più dell’anno precedente? Non potrebbero accontentarsi del guadagno normale, cioè la differenza che si ottiene vendendo un prodotto ad un prezzo più alto rispetto a quello che si è pagato per averlo, produrlo, progettarlo? Qua, io credo, entra in gioco la finanza, ovvero la sete di ricchezza privata. Già da anni, per ottenere l’inottenibile, si sono messi in opera comportamenti che, vuoi per la mancanza di una legislazione in materia che non lasci adito a dubbi, vuoi anche per la mancata applicazione di talune regole e/o leggi, verso le quali si è chiuso gli occhi - anche se spero che, piuttosto che questa seconda ipotesi, che riterrei più grave, si sia verificata la prima devastante eventualità - comportamenti, dicevo, che lentamente hanno eroso sempre più ampie aree professionali, pregiudicando anche la categoria imprenditoriale (mi riferisco a quella dell’artigianato, dei piccoli imprenditori e produttori) ma arrivando, anche se senza mai trascurarla del tutto, a minare gravemente la figura dell’operaio, dell’impiegato, del subordinato; il dipendente da 1000 euro al mese, insomma, che ormai è visto come un soggetto da spremere finché ce n’è. Siamo a questa fase a pieno titolo. Ormai i Contratti Collettivi Nazionali sono a firme separate per prassi: questo non perché, come qualcuno dice, c’è un sindacato su tre che dice sempre no; è vero il contrario, ovvero che gli altri sindacati, facendo prima la finta di proporre edulcoranti norme a favore dei lavoratori, poi accettano tutte le condizioni, anche gravemente lesive della dignità delle persone, che i privati, attraverso i loro sindacati di categoria, hanno minuziosamente stilato per spremere sangue dalla rapa che è il lavoratore dipendente. Il Governo tace; due, soprattutto due, tra i maggiori sindacati che comunque sono di minoranza, acconsentono. Chi sono i loro iscritti? Come mai non si svegliano per capire che stanno rubando il futuro anche a loro ed ai loro figli?
Ecco perché CGIL fa bene a dire no. Il rinnovo del Contratto Collettivo non può essere a senso unico, ed intaccare unicamente il salario ed i diritti di chi già percepisce uno stipendio al limite della soglia di povertà.

Cos’hanno da guadagnare CISL e UIL smettendo di fare quello per cui sono nate (difendere i lavoratori dipendenti)? Dichiarino anche loro di essere di parte: dalla parte dei privati; altre due organizzazioni sindacali che si vanno ad aggiungere alle oltre 20 che già curano gli interessi delle imprese a loro iscritte. Non ci sarebbe nulla di male se lo facessero; ma al contempo dovrebbero smettere di percepire la percentuale degli iscritti attraverso la busta paga, e che costituisce sicuramente un forte introito al quale, evidentemente, è difficile rinunciare.
L’attacco massiccio al tassello più debole della società è cominciato ormai da alcuni anni; e fa leva sulla divisione, sull’ignoranza, sulla paura. Paura di perdere il posto di lavoro; paura che è sempre più legittima anche grazie a questo tipo di contratti. E siamo al punto nevralgico del discorso. I sindacati asserviti in questo hanno il loro perché: agiscono per conto degli uni a favore degli altri; sono doppiogiochisti, e se vediamo chi sta perdendo questa partita, non possiamo non vedere chi la vince e quindi li possiede. Ecco la loro Ragion d’Essere. Cerchiamo di non cadere nel tranello che ci sventolano sotto al naso di un sindacato che dice sempre no; cerchiamo di guardare la cosa anche dal punto di vista di chi ci perde in questa contrattazione e ci accorgeremo che siamo in balia di chi dice sempre “sì” conducendoci a ritroso nel cammino di conquista dei diritti, collocandoci sempre più in fondo nella classifica dei paesi civili.

mercoledì 23 febbraio 2011

La trattativa


Questa foto si riferisce alle manifestazioni in occasione del fallito
rinnovo unitario del 2008, che si risolse, in parte,
 con il "patto per il lavoro" del giugno 2009.

Già da qualche mese è in atto la trattativa tra parti sociali ed imprenditoriali per il rinnovo del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) che comprende anche il commercio (T.D.S. = Terziario Distribuzione e  Servizi). Confcommercio, uno dei maggiori, se non il maggiore, sindacato dei commercianti privati, si è proposto, con il rinnovo, di modificare alcune norme ed alcuni diritti, ritenendo, a suo avviso, di migliorare sensibilmente il rapporto azienda/lavoratore, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della crisi economica globale, che ha investito gravemente l’Italia soprattutto a causa dell’immobilismo politico del governo, al quale tutti siamo concordi nell’attribuirgli una grave colpa, soprattutto nella figura del Ministro Sacconi che, direi, tiene in una situazione di soggezione i due sindacati di minoranza - FISASCAT e UILTUCS - i quali molto blandamente si preoccupano dell’enorme portata negativa, lesiva dei diritti fino a qui acquisiti, che avrebbe la nuova normativa, se introdotta, così come Confcommercio la propone. Ci si avvia, dunque, verso una fase simile a quella del 2008 che ha visto i due sindacati di minoranza arrivare alla firma del contratto estromettendo FILCAMS-CGIL, nonostante gli sforzi fatti per tenere unito il sindacato(*).
Certo è che le modifiche proposte da Confcommercio, sarebbero a vantaggio suo medesimo. Forti di una situazione che vede soprattutto svantaggiate le fasce più deboli della popolazione, questi signori non vorrebbero perdere l’occasione di cancellare in un colpo solo diversi diritti, o quantomeno ridimensionarli, senza preoccuparsi dell’enorme disagio sociale che ne comporterebbe.

Senza entrare troppo nel dettaglio, posso scrivere di alcune cose, che già da sole allarmano: riduzione delle ore di permesso retribuito (PR), la cancellazione di 2 giorni all’anno di ferie, il ridimensionamento degli scatti di anzianità dagli attuali 10 ogni 3 anni agli 8 ogni 4 anni (che suppongo comporterebbero un risparmio notevole su base annua in rapporto al numero di dipendenti, e che quindi si misurerebbe su ampia scala, comportando un reale vantaggio solo alle grandi imprese: in pratica chi più è ricco più si arricchirebbe se passasse la norma), l’allargamento, che definire improprio sarebbe eufemistico, del periodo di prova da 45 giorni a 75, che permetterebbe, come dice Filcams, e non ci sono ombre di dubbio perché non esisterà una norma o legge che lo vieta, di superare surrettiziamente il contratto a termine, in tutte quelle occasioni dove servirà personale, come ad esempio durante le festività natalizie o durante il periodo estivo nelle località turistiche! Questo è inaccettabile. Poi, ciliegina sulla torta, il ripristino delle 40 ore a parità di salario: anche nel resto d’Europa, proprio come misura anticrisi, si adottata una misura simile per  combatterla a fronte di un aumento della produttività (anche se poi non si traduce automaticamente in un aumento dei profitti), ma bisogna tener conto della portata salariale, e considerare che l’Italia, rispetto alla media europea, ha i salari più bassi del 30%, per cui è inaccettabile come soluzione perché andrebbe a penalizzare sempre gli stessi che già sono penalizzati ora: i lavoratori.

Si parla poi del lavoro domenicale e, più in generale, del lavoro festivo; si noti,innanzitutto, come il bacino d’utenza, non sia variato, ma sia semplicemente spalmato anche su quel giorno, costituendo, di fatto, un costo per l’azienda, piuttosto che un reale vantaggio, ed un costo anche per l’ambiente in quanto mobilita, anche in quel giorno, una massa di gente che piuttosto che fare acquisti si reca ad una vetrina, in un luogo che è diventato, nel giorno domenicale, più un ritrovo che un negozio, ed in questo persino la maggior parte delle aziende è concorde. Non si capisce dunque perché portare avanti questa idea della “domenica sempre aperto”, iniziativa che, tra l’altro, tradisce l’indicazione regionale sulle chiusure festive, con una rincorsa sistematica non degna di un paese civile.
Ma parliamo di ciò che succede nel resto d’Europa: il modello commerciale che noi stiamo rincorrendo ora era il modello europeo, francese, ad esempio, o tedesco, di alcuni decenni fa; già da diversi anni, proprio mentre noi rincorriamo il modello vecchio, in Europa ci si è resi conto che quello dei grossi centri commerciali fuori città non è un modello vincente, in quanto svuota la vita cittadina, quella dei centri abitati, siano essi città o paesi, limitando di fatto, o costringendo anche chi ne farebbe a meno,  anche lunghi spostamenti, spesso con la propria automobile, contribuendo sensibilmente anche all’inquinamento, oltre che costituire una spesa in termini di carburante.

Tutto questo uccide l’economia invece di aiutarla; dobbiamo riconquistare un impianto normativo e farlo rispettare ed, al contempo, rimettere in discussione il modello di sviluppo, perché quello che stiamo perseguendo adesso è un modello vecchio che è già stato rivisto e corretto nel resto d’Europa, ed è il sostanziale motivo per cui nuoce così ai lavoratori ed all’economia.
E comunque, se si vogliono certi servizi senza restrizioni, perché limitarli al commercio? Se fossero veramente così innovativi sarebbero da estendere agli uffici postali e agli sportelli bancari, ed a tutti gli uffici, comunali regionali ecc., ma questo non lo si è neppure proposto.
Sarebbe anche da approfondire il tema del collegato lavoro - proposto nel nuovo CCNL - che implicherebbe un aggravio della posizione giuridica del lavoratore, al quale sarebbe richiesto, al momento dell’assunzione, di firmare un documento nel quale si rinuncia di ricorrere al giudice in caso di controversia col datore di lavoro, al quale si anteporrebbe un arbitrato in sede privata; lascio immaginare le implicazioni in tema di diritti che avrebbe una simile eventualità.
Piangendo sempre miserie, chissà come, le catene più grandi, sia private che della cooperazione, continuano nell’espansione, aprendo continuamente nuovi centri commerciali, in barba alla crisi… Dov’è dunque questa crisi, se non scaricata in pratica completamente sulle spalle dei lavoratori, e solo in minima parte sulle piccole imprese? Certamente i grandi gruppi, con questi escamotage, di cui già il vecchio CCNL è pieno pur essendo migliore di quello in discussione, non sentono crisi. Eppure cavalcano l’onda della crisi!
Anche la cooperazione vorrebbe l’assimilazione al contratto del privato, con tutto quel che ne consegue; ma perché non chiede allora di essere equiparata, e quindi, di cancellare il contratto separato? Anche loro nel giro di pochi anni hanno aperto, solo in Romagna, ben 6 punti vendita, passando da 5 a 11.

Una nota di demerito a Mercatone Uno, che è riuscito ad istituire, senza che nessuno, a quanto pare, sollevasse l’obiezione di illegittimità (per usare un eufemismo), una nuova figura di lavoratore da mobbizzare: il S.I.N.P. - soggetti da denunciare (a cura dei colleghi) in quanto, a detta loro, influenzano negativamente il personale.  C’è da far notare che, nella totale indifferenza di gran parte dei lavoratori stessi (che senza strumenti non hanno di che valutare), questo fenomeno già si verifica in altre realtà del commercio, senza che ci sia alcun bisogno di attribuirgli una figura acronima, ma che non ha meno significato dal punto di vista dello svilimento della persona, nel violare quel precetto imprescindibile citato dalla Costituzione Italiana che ha, nella realizzazione e nel rispetto della persona un valore fondamentale. Il tutto mentre, nella quasi totale assenza di informazione, un altro colosso del commercio come Esselunga, straccia di fatto il contratto di secondo livello, stipulato appena nell’estate del 2010, costituendo un precedente gravissimo a danno dei lavoratori.

Ci mancherebbe solo che tutti ci recassimo a donare una sacca di sangue da destinare a Confcommercio per sancirne la sudditanza. Aprissero qualche punto vendita in meno e si accontentassero degli introiti da favola che già hanno!
In questo scenario quasi apocalittico si colloca la politica immobile del governo; e la mancanza di proposte e di prese di posizione da parte della sinistra di certo non aiuta.
Filcams dice NO a questo andamento della trattativa, dove le proposte di Confcommercio hanno un vantaggio univoco e che chiaramente non coincidono con il benessere ed il vantaggio di chi fa il lavoro, di chi, ogni giorno produce ricchezza; ricchezza che sempre più finisce ad uso dei “padroni” e sempre meno nel già povero portafogli di chi deve arrivare a fine mese con uno stipendio che è, di fatto, tra i più bassi d’Europa… Per arrivare all’ultimo posto, ci stanno lavorando!


(*note)
- Sarebbe il caso anche di far notare come, mentre negli ultimi mesi, con il caso Mirafiori, sia scoppiato il caso metalmeccanico, già da qualche anno il terziario sia investito da continui attacchi da parte di Confcommercio; ben prima del settore metalmeccanico, e senza alcun trampolino mediatico che disponesse la sua denuncia, i lavoratori del commercio hanno subito un’attuazione del  CCNL a firme separate nel 2008, con gravi ripercussioni sui lavoratori, e nonostante ciò la volontà di peggiorare la loro condizione permane e, anzi, si aggrava.