La Costituzione Italiana, Art. 3 : Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

giovedì 4 novembre 2010

Del Vangelo e altre questioni morali


Anche qui, recensendo un libro, “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, ho tratto lo spunto per un nuovo post; visto che le vicissitudini socio politiche abnormi e deprimenti italiane mi spingono a riflettere…
Che cosa fa di noi dei buoni cristiani?
Certamente essere coscienti dei limiti terreni del nostro corpo ci induce a comportarci in una certa maniera, ma non per tutti, questa maniera è uguale. C’è chi, ad esempio, sentendo di non avere, dopo la morte, nessuna altra vita a disposizione, crede di avere il diritto di comportarsi come meglio gli aggrada; crede che facendo tutto quello che gli passa per la testa, avrà, per lo meno, soddisfatto le sue voglie e morirà tranquillo e appagato. C’è invece chi, anche non credendo nello spirito, ritiene di dover rispettare tutte le altre persone, le regole e le leggi del vivere civile; chi si spinge ancor più in là, e vuole preservare la natura e rispettare pure gli animali, e l’ambiente in cui viviamo, noi e loro. E che dire di quelli che, ferventi cristiani cattolici, uccidono, rubano, spesso membri di organizzazioni mafiose, trovano giustificazioni quanto meno fantasiose per i loro delitti? Nulla. Certo condanniamo, ma non risolviamo il problema legato strettamente alla coscienza che ognuno di noi ha di un certo fatto, comportamento, modo di agire.
Spesso si dice “incoscienza”, ma non è così. E’ una coscienza diversa, che deriva da una mancanza oggettiva, e spesso dovuta ad una mancanza di mezzi per raggiungerla, da una coscienza empatica, la sensibilità della persona verso fatti che non la riguardano da vicino, che le permettono di intercalarsi nelle vicissitudini altrui, per far si che i problemi di uno siano anche i problemi di tutti, e nel far questo ci si adoperi nel trovarne la soluzione che permetterà  a tutta la specie, ed all’ambiente che la ospita, di preservarsi.
Spesso, nella mia vita, ho cambiato idea sulla divinità, questo soprattutto in gioventù; ma anche ora mi interrogo sovente. Farò bene? Farò male? Nessuno può dirlo, nessuno. E’ però assolutamente legittimo. Con il libro “Il Vangelo Secondo Gesù Cristo”, Saramago pone, o meglio, io credo che ponga, l’Uomo di fronte ad un quesito importante: come vivere la propria vita cessando di essere succubi del sentire comune, liberandosi delle catene che sono le usanze e le dottrine, i dogmi, il pensiero dominante?
Noi siamo ciò che mangiamo e l’ambiente dove cresciamo, ma se ci vengono dati i mezzi, o i giusti impulsi, anche in ambito familiare, possiamo sviluppare una coscienza empatica che ci permetterà di avere un senso critico, non ci lasceremo sedurre dall’accidia del non far nulla quando vedremo un’ingiustizia, anche se non è fatta a noi in persona.

Ed è in quest’empatia con Gesù che si gioca la storia di questo libro; con l’empatia che si ha verso Giuseppe sin dall’inizio del libro, che apre ad un vecchio modo di concepire il rapporto tra gli uomini e le donne, ottuso e maschilista, e di questi con la Divinità, ermetica ed incurante del dolore che, spesso, provoca non senza una vena di piacere. Nello stravolgimento dei canoni cui siamo abituati sin dall’infanzia, riscopriamo una dimensione terrena, concreta, di Gesù, il quale deve misurarsi con una verità che si rivela, di molto, diversa da quella che ha imparato nelle sue frequentazioni alla sinagoga; così come è piuttosto diverso il racconto cui ci hanno abituato film e programmi dozzinali di indottrinamento, discorsi religiosi fatti da preti e papi di ogni tempo e luogo. Ma non lasciamoci ingannare dal discorso religioso. Il messaggio è che cercando di contrastare il volere di chi ha un potere immenso, sempre ci si trova a mal partito. L’unica scappatoia sarà quella di non accettare mai, fin dall’inizio, la regola che si impone a chi vuole seguire un idea ad ogni costo. Il fine non giustifica i mezzi quando il fine è un fine di sofferenza, ed a maggior ragione quando i mezzi infliggono una sofferenza, un tributo di sangue che, inevitabilmente, chiamerà altro sangue e sofferenza. Attraverso il racconto di emozioni concrete e di avvenimenti crudi ed a volte, oltre che crudeli anche efferati nel loro realismo, si smorza fino ad annientarsi, la favola del racconto di Natale, la tenerezza di un racconto che solo con l’ultimo film sull’argomento “La Passione di Cristo”, se ne è capita la gravità e la sofferenza.

Le masse non si emanciperanno mai? Anche questa è un altro interrogativo che si pone, visto che, fin dall’alba dei tempi, sempre ci sono state moltitudini che si uniformavano, allora come oggi, agli interessi di potenti che inculcavano con vari mezzi il pensiero unico. Non ci tragga in inganno il finale, che non me ne vogliate, qui svelo molto meno truculento, e dolce, rispetto a scene descritte in precedenza: suona un po’ come uno zuccherino dato dopo le bastonate inferte ad un cristiano, che vede svilito il nesso umano/divino per il quale dà la vita.  Mancano tante cose alle quali ci hanno abituato anni di indottrinamento, ed altre sono solo accennate, come cosa di poca importanza. Ma la cosa strana è che non se ne sente la mancanza; la spinta finale, la morale che se ne trae, è quella che ci dovrebbe portare, per lo meno quelli che ancora neppure ci pensano, ad aprire gli occhi, a guardarsi attorno e trarre delle conclusioni proprie, prescindendo drasticamente dal pensiero maggioritario, non smorzare mai il senso critico, soprattutto verso cose che ci stanno a cuore: occupiamoci di ciò che ci circonda con lo stesso impegno con cui ci occupiamo di noi stessi; e se non ci occupiamo bene di noi stessi, impariamo ad amare, ché non significa perseguire il successo personale con qualsiasi mezzo. Se fino a questo momento abbiamo amato qualcosa con tutti noi stessi, non vergogniamoci di ripudiarlo e denunciarlo se, dopo, ci appare in tutto il suo inganno.

giovedì 30 settembre 2010

Woodstock 5 Stelle: un buon inizio







Ho sentito dire che c’erano solo giovani, ragazzi.

Ma quali ragazzi! Si, c’erano tanti ragazzi, ma c’erano anche adulti, anziani, intere famiglie con al seguito bambini e cani; c’erano persone che coprivano, almeno, l’arco di 3 generazioni!

Il movimento che si è creato, necessariamente fa richiesta di una semplificazione: troppe sono le collusioni, le connivenze, le tolleranze che, siamo arrivati a questo punto, delegittimano uno degli organi di garanzia più autorevoli del Paese, ovvero la magistratura. Come mai, appena si parla di “parlamento pulito” si stende un velo di silenzio che tacita ogni cosa? È così grave chiedere alla politica di estromettere, almeno dal pubblico impiego, chi ha commesso reati e sospendere chi è gravemente sospettato di averne fatti? Manca la volontà di una coesione politica. E la prova ne è il continuo voltafaccia di molti personaggi, che a seconda delle convenienze ora sono qua, ora sono là. Ed anche quando sono dalla stessa parte litigano! Come mai?


Sempre quel disinteresse che torna: il disinteresse per le cose reali; che poi sono le cose da curare per far andare meglio la comunità; disinteresse nutrito dal desiderio di un portafoglio bello gonfio. E tutti gli altri se ne possono anche andare al diavolo.
Il mondo è complicato perché è così che lo vuole una combriccola di affaristi senza scrupoli che non si fa problema di gettare nell’indigenza e nella miseria la gente che gli passa accanto. Loro per primi ci hanno mandato ‘affanculo.
Ma quale semplificazione! Nessuno ha mai detto che sia facile, ma lo può diventare se una massa di persone come quella di Woodstock 5 Stelle si moltiplicherà. Persone ormai “anormali” per i parametri di oggi, dove fregare il prossimo è cosa normale: si tratta di invertire la tendenza. Ed è proprio di questo che ha paura la politica!
La coesione sociale è per essa un grave pericolo; verrebbe meno quel dividi et impera che da decenni è stata in grado di inculcarci, ossia “il mio vicino è il mio nemico”.
Invece a Cesena eravamo tutti amici! Quello che dice Grillo della manifestazione è tutto vero!
I compromessi di cui parlano i politici, non si possono prendere sulla pelle della gente. Ma loro lo fanno di continuo. Certo, magari credere di far lavorare questa gente è veramente utopistico, ma almeno che si tolgano dalle palle!
Woodstock 5 Stelle: io c’ero!
Mandi, Roby e Woodstock a Cesena

domenica 5 settembre 2010

Una lezione per entrambi i generi


In questo periodo di fiacca, mia personale, dove non trovo una reale ispirazione a scrivere degli avvenimenti che si susseguono all'interno della nostra società, che ci martoriano, dove un dissenso viene tacciato come antidemocratico da quegli stessi che ieri facevano la stessa cosa rivendicandone la legittimità, dove sentenze del tribunale vengono ignorate in barba ai più elementari rudimenti di civiltà; dove non si capisce perché, se la scuola è al collasso da decenni di mal gestione, allora diamole il colpo di grazia; dove, come ricordano molti blogger, che ammiro e leggo, succedono cose che vengono ridimensionate sempre a favore degli stessi; in questo periodo, io continuo a leggere. Ed avendo letto un libro assai bello ed interessante, mi sono preso la libertà di recensirlo. A mio modo, ovviamente. Senza pretese da critico, ma sperando di averne tratto l'importante messaggio, e sperando di invogliarne alla lettura chi vorrà scorrere queste righe.

 
Già all'inizio del libro mi sono reso conto della sua enorme importanza. Il libro si apre con un aneddoto, tratto da un'esperienza vissuta dell'autrice, che fa ben riflettere sulla natura dell'evoluzione del sentire comune; del modo di comportarsi, cioè, che via via si è andato a consolidare nella gente, un modo di comportarsi, evidentemente ritenuto normale, e solo per uno spirito critico vigile al di sopra della norma (e qui mi auguro che anche io avrei agito allo stesso modo di Lorella) ritenuto assurdo. L'approfondimento che si ha con la sua lettura, della tematica già proposta dal documentario "Il corpo delle donne" è enorme. Introduce in maniera intelligente e veramente innovativa ad un modo nuovo di affrontare il problema; ricordando peraltro che il problema riguarda la società tutta, e non solo il genere femminile. Le implicazioni che un modo così stolto di fare televisione hanno sulla collettività sono eterogenee, colpiscono ai più vari livelli uomini e donne, e soprattutto i più piccoli: nella loro mancata tutela. In risalto l'inesistente applicazione delle norme, statali e auto imposte dalle tv private: decine di leggi violate e di statuti inutilmente scritti, da decenni minano la qualità audiovisiva nelle nostre case, nel totale disinteresse degli organi di vigilanza; determinando un appiattimento verso il basso, verso la più becera qualità degli spettacoli, delle pubblicità e delle scelte contrattuali sempre al ribasso, che vedono protagonisti sempre meno professionisti ma sempre più accattivanti personaggi "comuni", che non hanno idea di come ci si comporta di fronte a milioni di persone; costituendo per molti un modello negativo che inciderà poi sulla loro qualità della vita e di chi li circonda. Come un sasso nello stagno, le onde circolari hanno ormai minato il sentire comune e la percezione di un popolo che - lo ricorda con dati anche nel libro - per un terzo (33%) non legge e non ha mai letto neppure un libro perché non ne è in grado! Questo è un libro che sprona a costruire una nuova epoca, un'epoca di consapevolezza di se e degli altri che porti ad una maturazione vera e non fittizia come ci vorrebbe la regola del mercato. La donna ha, ha sempre avuto e sempre avrà un ruolo fondamentale nella società, ruolo ostacolato di continuo probabilmente per la lungimiranza e la forza che avrebbe portato ad una vita più giusta per tutti, con buona pace di chi invece anche ora continua ad ostacolarne l'emancipazione. Allora consiglio questo libro prezioso non solo alle donne, ma anche e soprattutto agli uomini: li aiuterà a comprendere, anche se in parte, il valore immenso che ha l'altra metà del cielo, e che senza di esso sempre più difficile sarà governare il caos inevitabile degli eventi dovuto ad una mancanza di forze; come se avessimo metà corpo paralizzato.
Di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne. (Recensione presente anche su aNobii ed in "Libri", su questo blog)

venerdì 13 agosto 2010

La follia. Da qui a L’Aquila.






M. Duglas - un giorno di ordinaria follia




Qualcuno dice: se non c'è lavoro non ci sono diritti (Bonanni[CISL] a Linea Notte. ndr). Parliamo di diritti.
Quindi adesso c'è lavoro e ci sono i diritti. Grazie agli accordi siglati da UIL e CISL che fanno un favore a Confindustria: i cattivoni della CGIL bastiancontrari a prescindere. Come mai, allora, tante persone sono sistematicamente non riassunte al terzo contratto a termine, in modo da proseguire il circolo vizioso di questi contratti trimestrali? Il diritto di essere precari. Non lo sa Bonanni che, mentre un lavoratore, anche se non è precario, conduce vita precaria con quei 1000 € (ma spesso anche meno se si parla di contratti part-time senza possibilità di trasformazione in tempo pieno) al mese, mentre i vertici aziendali hanno introiti da capogiro? E come giustifichiamo un intestardimento a voler continuare a produrre automobili, quando il mercato dell'auto è al collasso? Caro Bonanni! Pensando di fare il bene dei lavoratori fa l'interesse delle aziende: delocalizzeranno comunque! Anche con questi accordi che privilegiano le aziende il vantaggio che esse avranno a spostarsi nell'est Europa sarà incomparabile! Vale la pena essere schiavi in patria per un piatto di lenticchie?
Siamo ridotti che anche i lavoratori, a maggioranza, pur di inseguire un miraggio, vanno contro se stessi.
Si guarda al proprio misero interesse (si, perché nel nostro caso di lavoratori dipendenti, l'interesse è veramente misero), ed appena lo si ottiene ci si dimentica delle altre persone. Quelle che non hanno ottenuto un bel niente! Che sono la stragrande maggioranza. Io mi chiedo dove sia la civiltà in tutto questo. Come quei pochi aquilani che, avuto quel che di diritto spetterebbe a tutti, si dimenticano dei loro concittadini, compaesani che a migliaia sono ancora nelle tendopoli praticamente ignorati dai media.
foto trovata su Google digitando "follia"
Solo a tarda notte, in un documentario su rai3, se ne parla con profondità. Facendo ascoltare anche le campane stonate di quelli che, ottenuto un zuccherino, si sono subito schierati dalla parte del ducetto di Arcore.

È Proprio vero: non c'è discernimento nel dolore. Ci si aggrappa a tutto pur di continuare a respirare; ed ognuno vede il proprio dolore come peggiore rispetto a quello degli altri. Per questo c'è bisogno di persone che vedano la realtà obbiettivamente; persone che non hanno interesse che le cosano vadano in un verso o nell'altro; persone che abbiano un alto senso morale e che facciano il loro lavoro nel reale interesse della gente che fa parte della classe sociale più debole… Ma tanto Bonanni non mi leggerà mai!
E pensare che la classe operaia è la più numerosa e importante forza di una Nazione!
Ecco allora che le notizie sono monopolizzate da vicende interne dei nostri sfruttatori, che a ben vedere distraggono dai reali problemi; ormai non ha importanza chi ha fatto cosa: bisogna mandarli a casa perché sono incompetenti alla guida di un Paese. Lavorano per loro stessi.
E mentre noi ci scanniamo per un tozzo di pane loro sguazzano nel lusso a nostre spese. Ma su una cosa Bonanni ha ragione: i sindacati sono diventati come partiti politici, solo che CISL e UIL non fanno eccezione.
Al livello di sfruttamento che stiamo raggiungendo nel nostro illuminato Paese, com'è possibile non tacciare di condotta antisindacale tutte quelle aziende che, di fatto, impediscono con azioni anche spesso palesi , l'entrata del sindacato in esse?!?
Al livello di condotta antisindacale al quale siamo oggi (non presso tutte le aziende, ma, comunque sia, troppe!) si rende necessaria una norma che obblighi l'entrata del sindacato, anche a titolo gratuito, per impedire ai datori di lavoro, che spesso sono multinazionali che fanno capo a misteriosissimi proprietari, irrintracciabili, di esercitare un potere sulla vita delle persone che le rende completamente asservite al lavoro: schiavi moderni.
Ricordiamolo: la schiavitù è stata abolita. Facciamo che lo sia anche nei fatti, oltre che sulla carta.
Dove sono i diritti che qualcuno vuole legati al lavoro, se poi il lavoro ti rende schiavo e neppure ti rende accettabile la vita almeno dal punto di vista economico? Che fine ha fatto il proverbiale "ghe pensi mi" del Presidente del Consiglio, che vede ormai sfaldarsi la sua maggioranza di merda, non avendo mai fatto altro che operazioni di facciata? Speriamo di svegliarci presto da questo incubo di massa, che vede, da una parte, gente contenta di essere menata per il naso, e dall'altra gente che studia solo maniere per menare per il naso i primi sempre in maniera nuova e paradossale, contando sull'elemento sorpresa ed ancor di più sullo scarso o inesistente senso critico. Un esempio eclatante l'ho scoperto recentemente su questo blog che ha molto a cuore questo argomento, e che ringrazio di fare informazione.

venerdì 16 luglio 2010

Sintonia


A mio parere, l'unica maniera per risollevare le sorti dell'umanità è quella di rinunciare al privilegio. Ovviamente vale per chi ne ha. Si tratta infatti di ristabilire un equilibrio che si è ormai perso. Tutti, o molti comunque, godono di qualche privilegio; non sto parlando delle comodità come avere il negozio sotto casa, o avere un lavoro gratificante, no; sto parlando di come, eventualmente, queste comodità sono state ottenute: possono infatti essere state ottenute attraverso vie privilegiate che, per ottenere questo o quello, richiedono un tornaconto meramente speculativo.
Sto andando nel terreno utopico dell'empatia e del buon senso. E quindi voglio fare un esempio.
L'altro giorno, ho sentito uscire dalla bocca del Presidente del Consiglio una delle cazzate più grosse che abbia mai enunciato. Il concetto - le parole esatte non le ricordo - è che chiedere la fiducia per far passare una legge, non è un atto di prevaricazione, ma bensì un atto di coraggio. A suffragio di questa geniale tesi, ha spiegato che l'atto di coraggio si colloca nel rischio intrinseco che, se il parlamento non da la fiducia, loro se ne vanno a casa. Questa casta di privilegiati, non si stanca di prenderci per il culo. Poiché: con una legge elettorale definita porcata dal suo "inventore", la maggioranza ha potuto costruirsi il parlamento a suo piacimento; potranno mai voler andare a casa, tutti coloro che sono stati privilegiati da questa legge elettorale porcata, e che ben si collocano all'interno del governo? Domanda retorica. Ergo, voteranno la fiducia a qualsiasi legge; ergo chiedere la fiducia per una legge, mai come ora, è un atto di prevaricazione.
Questi signori sono in perfetta sintonia tra di loro, sono privilegiati, si scambiano favori per un mero tornaconto speculativo. E non sto parlando solo di chi è ora al governo. Tra loro sono in perfetta sintonia.

 
La sintonia manca tra la gente. Infatti, nell'impossibilità di dare e ricevere privilegi, la gente è spinta ad anelarli, in un gioco perverso di invidie (tra di noi) e sapienti manomissioni mediatiche delle notizie (create ad arte da chi di dovere); notizie che vengono date senza senso critico, in modo che non ci sia una cognizione di causa. Ma quando si perde la sintonia, quando la si perde del tutto - e ci siamo ad un passo - diventa un gioco pericoloso, anche se, certo, non altrettanto pericoloso per le classi abbienti.
La sintonia che ci potrebbe essere tra noi persone "normali" è l'unica cosa che ci può salvare dalla barbarie; quella barbarie che ha portato all'epilogo di Piazzale Loreto, che ha macchiato di orribili delitti anche gente che altrimenti ne avrebbe fatto a meno.
Ognuno di noi - basterebbe essere un po' più svegli - sa di cosa ha bisogno, oltre a lui, il suo simile ed il territorio in cui vive; sa quali sono le problematiche, quelle vere, che affliggono il suo ambiente, inteso come luogo in cui vive e lavora: basta non foderarsi le orecchie per non sentire e gli occhi per non vedere; non lasciarsi, in pratica, condizionare la testa da parole dette da gente che si vuole solo promuovere al semplice scopo di mantenere i suoi privilegi. È ora di mandare a casa tutti questi personaggi che promettono e puntualmente non mantengono, anzi, di più! Bisogna mandarli a casa e fargli pagare il conto di tanta inettitudine e menefreghismo! Essi non hanno alcun rapporto con la vita reale di noi poveri mortali; l'unico rapporto è il loro tornaconto: tutto il resto gli rimbalza. Il loro interesse per ciò che realmente accade a noi è pari a zero. È per questo che si rende necessario azzerare il privilegio; forse così facendo - non essendoci più privilegi per nessuno - si ristabilirebbe una sintonia tra le persone che le spingerebbe ad occuparsi meglio, o comunque più proficuamente, della cosa pubblica, ristabilendo una politica partecipativa alla vita della comunità civile con un interesse rinnovato e positivo.
Sono sul campo minato dell'utopia e dell'ideologia nella quale ognuno cerca e si interessa per il bene comune. Sono sul terreno - oggi impraticabile - dell'empatia e del buon senso; quel buon senso che, se condiviso ed applicato, eviterebbe guerre, carestie, soprusi ed ogni genere di prevaricazioni che oggi subiamo; subiamo noi, ed ancor più di noi, popoli non lontani; che pagano per noi, col sangue, il nostro benessere.

venerdì 9 luglio 2010

Scudi umani!!!



Siamo diventati scudi umani.
Da uomini e donne, a vittime, a capri espiatori, tartassati, poi risorse umane; quindi scudi. Naturalmente in mano alla sinistra; ed a chi altri!?! Fa comodo declassare le persone a secondo della convenienza: credo che in fondo ci si senta anche meno responsabili del loro disagio, se così vogliamo chiamarlo declassando lo stato in cui si trovano. L'ombra oscura della coercizione si fa sempre più vicina; mi ricorda (letto nei libri e visto nei documentari) un periodo italiano in cui si usava far bere a forza l'olio di ricino a chi non la pensava come chi era al potere; ma era solo l'inizio, associato a botte, manganellate e reclusione. L'inizio.
Inizia così; la storia ci insegna: impedendo di fare informazione, poi, scavalcando gli organi costituzionali, si promulgano leggi che non favoriscono lo sviluppo del paese ma solo l'impunità di chi le scrive, chi si ravvede lo si dileggia, scredita in mille modi, anche grossolani; poi si comincia a impedire la libertà di manifestare; la polizia ubbidisce ciecamente, prende a manganellate: ma non sono persone? Donne, anziani, ragazzi. Uomini.
Siamo diventati scudi umani; usati da qualcuno per dar contro al governo. E quando non siamo scudi umani siamo schiavi del lavoro: 1000€ al mese per 40 ore di lavoro a settimana; con una giornata - o due quando va bene - di libertà settimanale per organizzarci la vita. Completamente in balia del padrone che decide vita morte e miracoli del mio tempo, del mio lavoro, dei miei pensieri. E quando non siamo schiavi siamo disoccupati, da commiserare, da assistere, ma senza dar loro un reale aiuto eliminando la speculazione che sta alla base del problema. Nell'anno di crisi il divario tra poveri e ricchi si è ampliato, conferendo non solo meno beni a chi già aveva poco, ma ampliando - e non di poco – le ricchezze di chi già ricco è. Nell'anno di crisi, i ricchi hanno guadagnato più che negli altri anni. Qualcosa non quadra. Ma…

Se scendo in piazza per manifestare contro una legge ingiusta, o contro la mancata applicazione della Costituzione, o contro il mancato aiuto promesso per situazioni di estremo ed evidente disagio, se scendo in piazza per un qualsiasi buon motivo, questo diritto non è più tutelato dalla Legge Costituzionale. Ogni volta che scenderò in piazza rischierò di beccarmi una bella randellata in testa. Con il plauso di "Libero" e de "il Giornale", che mi taccerà di essere uno scudo umano manipolato.
Questi signori, quelli del partito dell'amore, sono tanto bravi a gettare fango sui loro avversari politici; poi appena trovano qualcuno che non la pensa come loro, magari portando fatti o argomentando con cognizione di causa… Beh, l'amore svanisce: puff! Secondo loro siamo geneticamente diversi, e sono pronti - alcuni - "ad ucciderci in due secondi".
Ergo: se scendo in piazza per manifestare il mio dissenso avrò una probabilità in più di trovare qualcuno che mi spaccherà la testa o peggio. Sono quelli del Partito dell'Amore, che, una volta, si chiamavano fascisti. Per lo meno non avevano la pretesa di essere chiamati con un nome totalmente falso e fuorviante.
Non resta che prendere atto che questi personaggi, questi politici che permettono tutto ciò, sono stati eletti, sebbene in maniera poco chiara, da una gran parte degli Italiani; che la loro elezione è stata dovuta in parte anche maggiore dal non voto della stragrande maggioranza degli aventi diritto; che tutta questa gente è attorno a me, si lamenta, ma non fa o non propone nulla di concreto per cambiare lo stato delle cose; acconsente più o meno esplicitamente allo stato attuale di degrado civile che favorisce l'arricchimento dei soliti potenti; gente alla quale, per civiltà, ogni volta che ne scopro uno, evito di vomitargli addosso per lo schifo; gente da compatire, ma non più da tollerare, perché con il suo operato sta affossando un'intera Nazione; assoggettandola ai capricci di una lobby politico\imprenditoriale senza scrupoli, classe dirigente che "non ha alcun legame con un interesse per la verità", perciò riempie i notiziari con comunicati e dichiarazioni che non sono altro che stronzate.


Consiglio vivamente la lettura  - che è insieme una recensione ed una riflessione - del post STRONZATE pubblicato su Blog Drome il 19 gennaio scorso da Daniela, proprio sul saggio di Harry G. Frankfurt. Questo libretto è tutt’altro che una semplicistica dissertazione sui termini.

Unica cosa sensata che ho sentito ultimamente:"In un grande paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente". Chi lo ha detto?
Intanto noi - chiunque dissenta - siamo stati declassati a scudi umani.


P.S.

La lettera che circola in rete in questi giorni (quella della telefonata che richiede il pagamento dell'abbonamento a SKY ad un abitante de L'Aquila), è di Anna, sul blog Miss Kappa. Questo il link diretto.

venerdì 25 giugno 2010

Omaggio a Josè Saramago


La Cosa Berlusconi
di José Saramago

Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell'umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l'intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L'ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell'accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l'abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, "atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali". La definizione calza senza fare una piega alla cosa Berlusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l'occasione. È da tanti anni che la cosa Berlusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Berlusconi è oramai da molto tempo caduta nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell'Italia del secolo XIX, durante la lotta per l'unità, una guida spirituale per l'Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell' immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno?


Fonte "il Quaderno di Saramago" - Traduzione autorizzata del blog di José Saramago
a cura di Massimo Lafronza

Nella mia immensa ignoranza, spero che tutti i lettori di questo blog vorranno perdonare la lacuna che ho su Josè Saramago; ed anche a tutti i blogger che seguo chiedo venia. Questo grande personaggio della letteratura esprime in maniera così chiara il concetto che sta alla base della nostra squallida situazione politica. Mai, credo, frasi furono più azzeccate per descrivere questa "cosa" che ci attanaglia, ci stritola; che sta mettendo pericolosamente a rischio la libertà, il Diritto Costituzionale di poter comunicare il proprio pensiero senza vincoli che non siano quelli del rispetto, avendo già nell'ordinamento giuridico leggi che già puniscono quando quel rispetto viene meno. Rispetto, soprattutto quello delle istituzioni, e delle leggi, e dei precetti superiori della Costituzione, calpestato a più riprese proprio dal presidente del Consiglio dei Ministri; Costituzione della Repubblica sulla quale ha giurato!
Omaggio a Josè Saramago.

giovedì 17 giugno 2010

Il suonatore di zufolo


Oh, beh! In questi giorni ne ho sentite e lette di tutti i colori.
Perfino gente che se la prende con Luttazzi perché ha reinterpretato qualche battuta. A costoro dico che, senza il Daniele in questione, in molti non avremmo mai avuto modo di assaporare la satira d'oltre oceano. Quindi in ogni caso, dobbiamo ringraziarlo … Salvo quelli che cascano a bersaglio dei suoi pezzi e non sono spiritosi. Poi c'è la legge bavaglio, ancora si vuole limitare la libertà d'espressione. Ma non è già compromessa a sufficienza? Il Corriere della sera… Che fa l'inquisitore verso Di Pietro su questioni già appurate. Poi la notizia non data dell'implicazione di Dellutri in un estorsione con l'aggravante mafiosa…
Cose da pazzi!

"Le armi sono l'estensione diretta delle dinamiche di assestamento dei capitali e dei territori, il mischiarsi di gruppi di potere emergenti e di famiglie concorrenti."
Questa frase, quando l'ho letta, mi si è scolpita nella mente. È riconducibile al comportamento abituale che porta ai continui conflitti che si consumano in ogni parte del mondo; con milioni di vittime. È la logica della violenza. È la logica del potere ad ogni costo. Tutto per il potere. L'imposizione economica attraverso la forza. Roberto Saviano in Gomorra così descrive l'andamento, il susseguirsi delle faide tra le famiglie mafiose; il modo che hanno scelto per determinare chi comanda sul territorio è quello della guerra; incurante di ciò che coinvolge.
Ed è anche il modo con cui lobby di potere, stati e gruppi più o meno potenti, cercano di aumentare la loro potenza, il loro introito finanziario: fomentando, finanziando guerre; delegittimando i tentativi di pacificazione con ogni mezzo.
Ma il suonatore di zufolo !!!
Mi sono fatto quattro grasse risate seguendo l'ultimo passaparola di Travaglio. Chiaro che ho riso solo nel punto dove parla di questo personaggio: tutto il resto è un piangere dei diritti, uno sfacelo della Costituzione; a calpestare la legalità come lo sta facendo il governo Berlusconi ancora nessuno ci era arrivato. (Qui la versione da leggere sul sito di Grillo)
Mentre versiamo in condizioni gravissime di illegalità, di crisi finanziaria, ambientale con i rifiuti di Palermo di cui nessuno parla nei media nazionali, Angelino "Jolie" Alfano che fa? Istituisce una commissione che avrà il compito di valutare il merito, cioè la capacità di fare bene il loro lavoro, degli alti dirigenti ministeriali, ma non solo: (cito Travaglio)questo "è un organismo di 3 membri che deve monitorare il funzionamento complessivo del sistema della valutazione della trasparenza e integrità dei controlli interni e elaborare una relazione annuale, comunicare tempestivamente le criticità riscontrate ai competenti organi interni di governo e di amministrazione, nonché alla Corte dei Conti, validare la relazione sulla performance, garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione, nonché dell'utilizzo dei premi nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità e via burocrateggiando, è una Commissione che decide chi è bravo e chi no, è la meritocrazia".
Il fatto che uno dei tre membri, della commissione, il Sig. Lello Casesa, sia un suonatore di friscalettu, ne fa una persona assolutamente in grado di svolgere un compito così assolutamente necessario alla nostra società, soprattutto in questi tempi di lassismo e di fannulloni. Cito da Sicilia24h.it: «esattamente come se il bidello della scuola media di Sommatino venisse chiamato a valutare l'operato dei docenti universitari della Facoltà di Medicina di Palermo. »
Il suonatore di zufolo che decide del lavoro dei più alti Organi di Stato. Avevo le lacrime agli occhi… non so se dal ridere o se per disperazione.

P.S.
Il 27 prossimo venturo ci sarà un incontro tra blogger a Ferrara, chi si trovasse da quelle parti e/o voglia partecipare, me lo faccia sapere qualche giorno prima, in modo da sapere il numero di persone per la prenotazione del pranzo. Spero vogliate partecipare numerosi per conoscerci di persona.

giovedì 27 maggio 2010

Il deserto delle nostre istituzioni


Il titolo prende spunto dall'ultimo "passaparola" di Travaglio.
Pensa se, come succede in America (ad esempio) ci fossero anche da noi, degli agenti provocatori, che travestiti da corruttori vanno a testare l'onestà dei politici! In Parlamento ed al Senato sarebbe il deserto.
È mai possibile che in Italia si debba sempre arrivare ad una situazione limite per reagire? A quanto pare si. I riflessi alle angherie degli italiani sono lenti, anche quando sono manifestamente tali già da prima di essere attuate.
Sul "Fatto Quotidiano" del 27 maggio, c'è un articolo durissimo di Luigi de Magistris. Lui, è molto arrabbiato per questo ultimo (ma solo in ordine di tempo) tentativo di delegittimare il lavoro di magistrati e giornalisti che, con questa legge in fase di approvazione, non potranno più lavorare liberamente. Si tratta dell'ennesima porcata che perfino il capo di stato vorrebbe condivisa tra le parti politiche: ma stiamo scherzando?
Come fa notare Travaglio, una legge porcata, anche se condivisa, non ne attenua certo la incostituzionalità, anzi, semmai la aggrava, perché vuol dire che allora sono tutti d'accordo! Allora siamo veramente in mano ad una manica di faccendieri collusi col crimine!
Bruno Tinti scrive, traendo riferimento dalla vicenda di Antigone e Creonte, a proposito del conflitto che generava il dover disobbedire ad una legge, anche se ingiusta. Scrive che, quel conflitto, è "felice di non doverlo vivere ora, chiamato ad applicare una legge vergognosa, emanata da una classe dirigente arrogante e tremebonda, impegnata in una lotta disperata per l'impunità e la sopravvivenza." E continua "sono felice di essere libero di non rispettare la legge, di poter dire al giudice che mi processerà per aver raccontato ai cittadini i delitti commessi da quelli stessi che vogliono impedirmi di raccontarli, che sì, è vero, ho violato la legge di B, di Alfano, di Ghedini, dei tanti volenterosi protettori di capi e sottocapi colti con le mani nel sacco; ma che questa legge è ingiusta."

Ripreso anche cinque giorni fa sul blog di Andrea Sacchini, l'articolo di Tinti, ho poi letto l'articolo intero sul blog Uguale per tutti, e assicuro che ho avuto un brivido lungo la schiena.
Ma è così: per accorgersi di subire un'ingiustizia, dobbiamo arrivare ad esserci immersi con tutta la testa. Fino al collo non basta. Il Popolo Italico ha bisogno di sentirsi mancare l'aria, per reagire. Forse è come dice Travaglio, che in questo caso sia meglio; poiché, facendo in seguito ricorso alla Corte Europea per i diritti dell'uomo, si arriverebbe ad un annullamento della legge ritenuta lesiva della libertà dell'informazione, e quindi di un diritto fondamentale dell'uomo. Chissà che così la gente finalmente si accorga di che razza di porcate si è macchiato, a ripetizione, questo governo. Il deserto delle buone intenzioni; la giungla dell'individualismo, dell'affarismo che accomuna parlamentari deputati e senatori, che invece di fare il bene del Paese si fanno gli affari loro a nostre spese; senza badare a spese! Ci sono anche persone oneste, ma sono poche per affrontare il malaffare imperante, a quanto pare...
Ma, dico io, se la finissimo di finanziare "missioni di pace", e comperare armamenti ed aerei da guerra (oops: aerei promotori di pace, attraverso l'uso della forza!), non rientreremmo dal debito pubblico in men che non si dica? Invece di attuare soluzioni-farsa sarebbe ora di mandarli tutti chi a casa e chi in galera.

Ricordo un episodio di diversi anni fa, quando un impiegato, commesso di supermercato, venne costretto a licenziarsi (e lui cedette alle pressioni) perché beccato a mangiare qualche acino d'uva, mentre tutt'intorno a sé, i capetti (ir)responsabili facevano man bassa di tutto quel che volevano. Paraculi! Uno di loro, non ha esitato a denunciare il collega per nulla di ché. Una dirigenza rispettabile non avrebbe permesso che fosse penalizzato un ottimo elemento per così poco; anzi avrebbe diffidato il denunciante dal mettere in allarme tutto un apparato dirigenziale per una stupidaggine. Qualche anno dopo anche il denunciante si licenziò in seguito alle pressioni alle quali sono sottoposti tutti i suoi parigrado; ma era in buona compagnia. Questo per dire che si guarda troppo all'apparenza e poco alla sostanza anche nel piccolo di un'azienda privata. E Berlusconi sta trattando così l'Italia intera; il brutto è che l'Italia ci casca puntualmente. Quand'è che capiremo finalmente chi è Berlusconi?

venerdì 14 maggio 2010

Quando il lavoro si fa duro


Questo prologo ha poco a che fare col post: portiamo pazienza! Sempre di lavoro (in questo caso mal fatto, o non fatto del tutto) si tratta. Volevo solo esternare il mio stupore ed affermare che sentire taluni che si riempiono la bocca con frasi tipo "se vuoi fare il politico lo devi fare con l'intenzione di risolvere i problemi del paese", e sto parlando di Lupi, mi fa venire la nausea. Ma anche Dalema non è da meno, con la sua denuncia che sono sedici anni che la politica litiga invece di risolverli, i problemi... E li crea, aggiungo io, li aggrava. La mia è solo una considerazione.
Ma come si fa a non vergognarsi, con un "leader" che si presenta pieno di fard in viso come fosse di plastica, con i capelli impossibili di un bambolotto, che predica amore praticando odio, che dice una cosa ed un minuto dopo l'opposto quando non un'altra cosa proprio. Ed i Dalema, i Veltroni, i Fassino, Violante & Co. che continuano il loro appoggio malamente paludato. Ma chi è sta gente? Sono loro che devono fare il bene del paese? E quando, di grazia?

Questa settimana è stata densa di avvenimenti, che, nel mio piccolo, significano rogne. Domenica, costretto a lavorare, ho dovuto misurarmi con un "signore", che, credendo bene di venire a rompere i coglioni la domenica, per comprare quattro cazzate, si è sentito in dovere di dirmi che non sono adatto al lavoro che svolgo; questo, dopo essermi a lui rivolto in maniera cortese affinché si comportasse in maniera consona all'ambiente in cui si trovava, non voglio troppo entrare nel dettaglio.
Rivolgendosi a me, con aria di sfida, questo sessantenne con al seguito un'anziana su sedia a rotelle, dopo avermi apostrofato, ha anche insinuato che lo avevo - per così dire - redarguito, proprio perché era insieme alla signora disabile... Cosa assurda, dirà qualcuno. Esatto.
Fatto sta che non ci ho visto più; mi è andata giù la catena, come diciamo dalle mie parti: ho cominciato ad urlargli in faccia che "è un maleducato, che deve vergognarsi di mancare di rispetto ad una persona che sta lavorando, e che se c'è uno che è fuori posto questo è proprio lui, e quindi di pagare i suoi € 4,75 e di togliersi velocemente dai coglioni che non ho tempo da perdere" vista la fila di decine di persone che devo servire. Sto svolgendo un servizio, cazzo! Non sono però servo di nessuno!
Basta una persona così per rovinarmi la giornata... Se mi tengo tutto dentro! Ma questa volta gliel'ho cantata forte e chiaro, col plauso anche degli altri clienti, poi la domenica è filata liscia.
Ma non si fa, Roby, non si fa!qualcuno potrebbe dire: si fa, si fa... con certa gente si fa ed è meglio farlo, dico io. Non riesco ad esprimere la soddisfazione per aver tirato fuori lo sgomento causato dal comportamento di quel deficiente.

Altri accadimenti hanno funestato la mia settimana lavorativa, ma quest'altro merita una menzione speciale. Forse perché non è funesto.
Tra i clienti con cui ho a che fare giornalmente (2/300) sono alcune decine quelli che scelgono di rivolgersi a me per scelta, anche se c'è da aspettare un po' di più, perché sanno che sono cortese e vengo incontro alle necessità di ognuno. Lo faccio spontaneamente: son fatto così. Ciò non di meno questo mio modo aperto e cordiale, ponendolo avanti ad ogni persona, può e crea non pochi problemi quando lo sconosciuto al quale ci si rivolge è un emerito imbecille che cerca di approfittarsene (vedi sopra).
Ma torno ai clienti.
Ce ne uno, berlusconiano convinto, che sa che io sono anti-berlusconiano, ma nonostante tutto ha di me grande stima (per lo meno a parole, eh!): vedendo come mi comporto sul lavoro, sostiene a gran voce (penso che questo tipo non riesca a modulare bene il volume di voce per qualche motivo che mi sfugge) che ho un cuore grande, e sempre, quando ci sono io, lui diserta gli altri commessi per avvalersi del mio "talento" (talento assolutamente negato dalla prima persona di cui ho raccontato: uno che li dovesse sentire entrambi ne rimarrebbe disorientato!).
Questa settimana, credo martedì, ha creduto bene di mettermi al corrente di aver parlato con niente di meno che Silvio B. in persona! E di avergli parlato di me " che c'è questo ragazzo che ha un cuore grande, che non è dalla sua parte ma che merita, che è bravo e buono" ecc. ecc.
Ha cominciato a dirmi che è lui il salvatore dell'Italia, e il partito dell'amore, e bla bla bla... Non potevo certo mettermi a raccontargli tutte le porcate che ha fatto e sta facendo il suo ben amato Berlusconi: sono al lavoro non al bar!
Ragazzi, non ce la faccio più.
Il contatto col pubblico è sfiancante, ma il lavoro serve a pagare le bollette, nonostante il mobbing. Nonostante i clienti che credono di aver tutto dovuto.
Quando si è di fronte ad un commesso, ad un impiegato, ad un operaio, si è anzitutto di fronte ad una persona. A volte potrà essere scortese, o semplicemente trattarti freddamente, ma non si può giudicare da ciò, soprattutto oggi, in quest'epoca dove il lavoro è diventato una merce e nel peggiore dei casi un'arma di ricatto, per di più mal retribuito. Che ne sai che quel commesso che oggi non ti sorride, non abbia appena avuto un lutto, o che abbia appena ricevuto notizia che il contratto per quel lavoro per il quale si è fatto in quattro non verrà rinnovato?
Mai condannare... Tanto verrai giudicato comunque. Ma forse non condannato: qual'ora fossi innocente!
La mia fiducia nella giustizia è ridicola, lo so.

giovedì 22 aprile 2010

Il modello di società imposto


Sono pietrificato. C'è gente che ancora crede che siamo in democrazia!
Addirittura, parlando con molte e varie persone, tutte credono che gli ambienti di lavoro siano luoghi dove regna la democrazia! Cose da pazzi! Ma allora mi chiedo: ma dove vive questa gente? Sono io l'unico sfigato che è capitato in posti dove se non sei perfettamente allineato vieni trattato come una merda? Mi farebbe piacere (essere io l'unico sfigato, ndr), dico sul serio, ma non è così. Credo invece, che tutta la classe operaia, impiegati compresi, siano oggetto di sfruttamento e di vessazione; credo che sia in atto una regressione verso i livelli della metà del 20°secolo, e credo che alla nostra benemerita classe politica non gliene frega una cippa. Anzi, no: gliene frega eccome!
Tuttavia, che non debba essere una democrazia l'ambiente lavorativo, credo sia una cosa giusta in quanto se ogni decisione dovesse essere messa alle votazioni, non si andrebbe avanti col lavoro, e ci si perderebbe in mille discussioni di carattere per lo più personale; ma proprio in quanto non democratico, l'ambiente lavorativo, ha bisogno di una guida gerarchica con competenze certe e, soprattutto, fatta di persone affidabili: esattamente quello che manca. Purtroppo è questo il grave difetto del mondo del lavoro di oggi, vengono cioè mandati avanti personaggi che hanno avuto il loro merito nell'arruffianarsi il loro referente, il quale si guarda bene dal fare una valutazione in base al merito, in quanto, l'inettitudine del primo tornerà vantaggiosa per lo scaricabarile del secondo in caso di necessità. Così va avanti l'affossamento professionale di tutti coloro che osano mettere in discussione la capacità - presunta ma inesistente - del loro "superiore", che prontamente li squalifica a lavori non adatti quando non umilianti e, peggio, fa lo stesso con chi dovesse aiutarli a riscattarsi ma anche solo mostrare loro solidarietà. È qui che dovrebbe entrare in gioco la democrazia, attraverso la costituzione, che implica che una persona non sia diversa giuridicamente da un'altra, e che quindi non debba essere oggetto di violenza discriminatoria per ciò che pensa, e che debba essere messa in condizione di non subire soprusi di alcun tipo: mobbing all'ordine del giorno in tante realtà lavorative.

"Faccia così, dica cosà" tuona la gente, sulle varie problematiche nelle quale si imbatte, pretendendo che la mia voce venga ascoltata dai vertici aziendali. Hanno la testa altrove, evidentemente.
Viviamo in un paese, dove un'impresa esterna che prende in appalto lavori dallo stato, deve aspettare anche anni per essere pagata, con il rischio del fallimento. Lo stato è il primo a dare il cattivo esempio.
Viviamo in un paese dove, chi vuole far bene il suo mestiere, è visto come un rompipalle: si, perché qua in Italia si va' un tanto al metro.
Viviamo in un paese, dove, chi è dovuto emigrare per trovare lavoro, raramente e quasi sempre solo per estrema necessità, vorrebbe ritornare. Viviamo in un paese dove se fai missioni umanitarie, rischi che in caso di necessità lo stato se ne infischi di te. Così come se ne infischia dei lavoratori, lasciando campo libero a tutti i soprusi dei padroni: si, padroni, non più datori di lavoro, ma padroni della nostra vita.
Il modello che si va profilando, per l'Italia, e un po' come quello del Marocco: da una parte gente straricca che vive nel lusso, ville sontuose, macchine sportive, con i figli che frequentano scuole private e che sono distaccati completamente dai problemi di quelli dall'altra parte, quelli che vivono in povertà, stipati in bidonville, che non sanno neppure se arriveranno al giorno dopo, in condizioni di igiene inesistente; in mezzo alle due situazioni estreme, la stragrande maggior parte della gente, di poco al di sopra della soglia di povertà, che vive una vita precaria senza un lavoro sicuro, che manda i figli, con immensi sforzi, alla scuola pubblica, scuola sempre più inefficiente per il continuo taglio del budget a sua disposizione, scuola insufficiente a fornire un'istruzione adeguata a formare individui in grado di contestare la politica, di opporsi alle ingiustizie con cognizione. Dalla scuola pubblica, sempre più, usciranno persone facilmente plasmabili, che si andranno ad aggiungere alla fascia centrale della popolazione da spremere.
Questo è il modello di società che le lobby dominanti vogliono. Lobby economiche, lobby politiche.
Vorrei tanto che la gente non si allineasse: io non l'ho fatto, ed ora sono punito dalla mia azienda. Ma essere in punizione, in questo caso, è un dato positivo. Subisco, ma significa che non condivido la loro gestione delle persone come fossero oggetti. Se ci fosse coesione tra i dipendenti queste cose non succederebbero e, ne sono certo, se ne avvantaggerebbe anche l'azienda. Ma quello che vogliono è la coercizione, il potere di fare ciò che vogliono sulla mente dei dipendenti; in questo caso, essi possono vantare un'impunità maggiore sui torti fatti e sugli incidenti dovuti ad imperizia.
Il degrado delle maestranze, apporta un reale vantaggio economico perché se da un lato ci perde l'azienda sul piano di un cattivo servizio reso da una persona infelice, dall'altro, con il salario misero che pagano, il disinvestimento nelle questioni di sicurezza e la diminuzione sostanziale del rischio reale di un risarcimento per torti subiti dall'operaio, uniamo a tutto questo la speculazione sui beni di consumo che non trovano nessun riscatto dei produttori attraverso la politica di un giusto prezzo (basta pensare a quanto costa in negozio un Kilogrammo di formaggio Parmigiano-Reggiano e quanto costa al produttore farlo: dicesi prodotto civetta), ed il gioco è fatto.
I nostri signori e padroni si arricchiscono sempre più, ci spremono ben bene e poi alla prima occasione ci mollano nel fango. Sindacato dove sei?
Non so negli altri stati, ma in Italia, ormai da almeno due decenni, è venuta a mancare una politica fatta per i lavoratori, a loro tutela, manca un organo di difesa che possa intervenire per lo meno in casi limite di sicurezza e di mobbing - per il quale non esiste ancora una legge! - con pesanti sanzioni e pene certe. Insomma, al momento è un bello schifo.

venerdì 9 aprile 2010

Per non aver problemi


Siamo alle solite.
Ora che Napolitano ha firmato la legge per il legittimo impedimento, si pone la domanda che mette in discussione - per l'ennesima volta - la Costituzione Italiana.
Lo so che sono duro di comprendonio, ma il perché si debba fare sempre, a cadenza quasi regolare da quando c'è il Berlusca, qualcosa di anticostituzionale, non riesco a capirlo. E se lo capisco, non mi va bene. È mai possibile che si dia spazio ad un personaggio simile? Cari miei, ha ragione Travaglio quando dice, nel suo editoriale, che evidentemente, al contrario della legge che modificava l'Art. 18 dello statuto dei lavoratori (che ha respinto senza ravvisarne l'anticostituzionalità!), che non ha firmato, questa sul legittimo impedimento, gli è piaciuta un sacco! Poi non si dovrebbe criticare un presidente così?!? No, dico, siamo all'undicesima legge vergogna che firma in 4 anni! Poi non si dovrebbe credere che siano pappa e ciccia.
Lo ammetto: quando ho saputo che non firmava il ddl sul lavoro, un po' ho esultato. Poco mi importava delle ragioni per cui non lo aveva fatto, riconosco la mia superficialità.

 
Ne emerge una collegamento di intenti che fa presumere il legame Napolitano/Berlusconi lasciando pochi dubbi. Per conto mio, non ne ho.
Un paese allo sfascio. Questo siamo, con il beneplacito della stragrande parte dei nostri fantastici politici.
Proprio in questi giorni, leggo che la TAV costerebbe, senza contare la distruzione del territorio, 4 volte il ponte sullo stretto. Qualcosa come 120 milioni a chilometro(cifra di inizio lavori). Ci ritroveremo l'area devastata ed un debito insanabile. Tanto vale che cominciamo ad arredare un angolo di rovine con qualche cartone e qualche nylon per quando piove. In alternativa potrei cominciare a fare il cecchino con palle di feci, dai palazzi nei pressi di Palazzo Chigi. Vandalo, si, ma per il bene dell'Italia.
Precisando che, essendo io contro ogni forma di violenza, non farei mai una cosa del genere, ecco il vero post:

 
Nonostante la continua denuncia di situazioni al limite del sostenibile, da parte dei lavoratori, nei più disparati settori, le direzioni adottano un comportamento omogeneo: ignorare, fino al limite dell'inoperatività, i problemi che affliggono ora gli strumenti, ora l'operaio, arrivando ad assumere connotazioni d'abitudine consolidate di modus operandi imposte dai vertici dell'azienda. Gli organi di controllo, inesistenti - anche se esistono, ma non si sa a quale scopo, che non sia diverso dall'intascare soldi - non fanno un cazzo per i lavoratori: l'operaio continua a respirarsi merda, a spaccarsi la schiena, l'impiegato continua ad essere sanzionato, a prendersi insolenze non essendo responsabile per disservizi puntualmente segnalati da lui stesso alla direzione, ed a essere punito per situazioni venutesi a creare per insolvenze nella gestione e per averle denunciate al "capetto" di turno.
Consiglio, anche qui, una soluzione drastica: un bel martello!
Se c'è un macchinario o un dispositivo, che non funziona correttamente, ma viene lasciato così perché non si ripara finché non smette di funzionare completamente, col martello si pone fine al supplizio del dipendente infierendo con tenacia sull'oggetto, in modo da rendere necessario, senza dubbi di sorta, l'intervento di un tecnico che ne ripristini la funzionalità. Verrebbe da infierire con la mazza anche sul capo del capo, ma invito a soprassedere per evidenti ripercussioni penali. Fatto sta, che a tutt'oggi, tanti operai ed impiegati, in onor del quieto vivere, si sobbarcano conseguenze anche a scapito della salute, quando non pecuniarie che vanno ad incidere sul già basso salario. Grosso errore: per star bene oggi si sta male per anni! Operai, uniamoci! Cos'è accaduto per cui ci siamo separati a scapito del bene comune? La Manovra! Mi riferisco all'imbarbarimento del sentire comune attraverso lo strumento dei media, il rimbambimento.
Tutto ciò rispecchia - ovviamente - la mentalità popolare di assuefazione al sopruso ("meglio così che peggio!") che ci sta velocemente privando dei diritti ottenuti in decine di anni di lotta sindacale. I sindacati: troppe volte mi son sentito dire dal sindacato" "non svegliare il can che dorme"... Ma siamo noi il can che dorme! Anzi siamo in catalessi! Tra un po' ci seppelliscono vivi! A cosa serve un sindacato, se non a far valere i diritti dei lavoratori? Al momento il sindacato è un apparato inutile, delegittimato anche dalla scarsa adesione che ha in alcuni settori e/o in alcune imprese. A scapito di noi lavoratori, gli imprenditori si stanno facendo loro complici, centinaia di altri operai, con la promessa di chissà quali compensi, che li inducono a trattare i loro pari come fossero merde, promuovendoli a capetti - anche se l'unica attitudine è quella di leccare il culo - in grado di umiliare, senza cognizione di causa, un loro collega che si permetta di dissentire sulla benché minima cosa.
Quello che non hanno capito, è che appena cessano di essere utili allo scopo del loro superiore, essi stessi verranno messi da parte e/o umiliati alla stregua dei loro sottoposti.
Sto sempre più capendo che, a parte quei pochi che mi leggono (lo so che voi siete dalla mia parte o che comunque condividete il riscatto che vorrei per i popoli del mondo!) e quei pochi che leggo, la massa della gente è anestetizzata dalla tv e non gliene frega niente se tanti loro simili, e loro stessi, soffrono per una situazione creata ad hoc da lobby commerciali. Lo scopo è quello di togliere sempre più diritti ai lavoratori per poterli sfruttare sempre più e fare più soldi; soldi che verranno così tolti alla comunità per andare a fermarsi in qualche banca, ad accumularsi, ad arricchire sempre più quel 10% della popolazione mondiale che ha il 40% della ricchezza del pianeta.
Ebbene, do una notizia a quel 10%: non potrete andare avanti così ancora per molto. Ne sono certo.
Mi fermo qua...per ora.

giovedì 1 aprile 2010

Il popolo dormiente


Complimenti.
Il risultato di queste regionali è senz'altro da attribuire, senza ombra di dubbio, all'astensionismo. In un paese dove si vede benissimo cosa c'è che non va, quando si deve prendere una posizione si evita l'azione. Con il bel risultato di legittimare il governo scellerato di un imbonitore, un corruttore accertato, che non esita a gettar discredito sulle istituzioni quand'anche agiscono nel pieno rispetto della legge, uno che professa amore attuando l'odio, che ha un conflitto di interessi che è la vergogna dell'Italia, incredibilmente portato come fosse un vanto, un personaggio che, in uno stato rispettoso delle regole, non dovrebbe neppure fare politica!
Di una cosa sono sicuro (questa domanda dico subito che non è farina del mio sacco, ma l'ho sentita in tv fatta da Vergassola), e cioè, chi fra questi tre, Grillo, Di Pietro, o Bersani ha sottratto voti al Pd: la risposta è Bersani. Se è stata minata la coerenza del popolo di sinistra, la colpa è riconducibile solo alla cattiva politica condotta da un partito d'opposizione inesistente, che non ha contrapposto un programma credibile, sorretto magari da un comportamento esemplare nel denunciare scorrettezze e illeciti che, poi, commetteva a sua volta. Ma io vi voglio bene lo stesso, popolo della sinistra, faccio parte di voi, e con voi condivido gli ideali, le speranze, la voglia di riscatto dal potere economico che sta stritolando l'umanità e la natura. E capisco le motivazioni, anche se queste no, non le condivido, che hanno portato una così alta percentuale di noi, a regalare una - seppur talvolta risicata - vittoria alla destra.
Do tutta la mia solidarietà ai compagni del Piemonte: tenete duro! Sarà, purtroppo, l'operato di questa presidenza, a far capire lo sbaglio di avere Cota come governatore. Saranno anni difficili. Spero di sbagliarmi. Tenete duro! Teniamo duro!
Si sarebbe potuto dare un indirizzo diverso a queste votazioni. Un indirizzo decisivo verso un cambiamento... Occasione rimandata. Ci saranno altri momenti per farlo, il prossimo fra non meno di tre anni. Tre anni in cui qualcuno potrà tentare di stravolgere il nostro paese in un modo che, purtroppo, già conosciamo.
Posso dire che, se la destra si fosse vista un muro compatto di gente che è stanca di un governo che si occupa solo dei problemi del presidente del consiglio, anche se deve poi terminare con altri tre anni di mandato, si sarebbe moderata di molto nelle sue scelte politiche?
Credo di si.

 
Occorre che ci sia più coerenza tra di noi, tra la gente che vive nel mondo reale, che si trova a combattere tutti i giorni contro gli stessi problemi, ai quali si vanno ad aggiungere problemi nuovi creati dalle lobby affiancate dai politici. Occorre capire che ci sono parti migliori alle quali affidarsi, andarle a cercare, analizzarle e punirle quando ci deludono. Ma non cedere MAI allo sconforto e perdere l'unione tra di noi: ne faranno le spese le generazioni future, così come noi ne facciamo le spese per gli sbagli passati.
Avrei voglia di piangere, ma mi viene da ridere, se penso che la destra berlusconiana, nonostante abbia perso ancora più consenso rispetto alle europee, esulta da vera vincitrice con i soliti proclami e sberleffi degni di un poppante, mentre invece dovrebbe tremare alla sola idea di un popolo dormiente di sinistra, che questa volta non lo ha voluto punire, ma è lì. In agguato: aspetta, spero, il momento giusto; quella scintilla, quel impulso a ritrovare l'Unità (non il giornale); abbandonando tutte quelle piccole divergenze inutili che indeboliscono l'azione giusta e buona, che punisce i colpevoli e radia gli incapaci! Aspetta di avere una possibilità di esprimersi per cambiare veramente la storia che ancora non ha avuto. Non ha mai avuto. Chissà, la prossima, potrebbe essere la volta buona. Anche se io credo che questo, sarebbe stato il momento di iniziare ad attuarlo, il cambiamento.
Non lo sapremo mai.

giovedì 25 marzo 2010

Pretendere l’onestà


Mi piacerebbe capire.
Capire come mai, mentre ad alcuni risulta che la magistratura Italiana sia una delle magistrature più produttive al mondo, per altri è un covo di fannulloni.
Basta pensare ai 300mila processi dell'Inghilterra contro i 3milioni dell'Italia, passando per il rischio di aumento della pena per chi ricorre in appello negli altri paese europei, contro la certezza che in Italia al massimo rimane immutata a ciò che viene giudicato in primo grado. A questo aggiungo che se non viene ritenuto plausibile, in altri stati più civili del nostro, un eventuale appello da parte di un imputato giudicato colpevole,viene respinto! In Italia no! Per ogni processo si svolgono tutti i tre gradi di giudizio senza rischio alcuno. Anche da questo le gravi lacune di risorse, che colpiscono sempre più proprio un organo di garanzia come la magistratura, bersagliata di continuo da attacchi fuori luogo che non prendono minimamente in considerazione le motivazioni del suo operato, quando non le negano addirittura. Certo, ci sono le mele marce anche lì, come dappertutto, ma loro li arrestano i loro che delinquono; invece in certi ambienti, si sa,
li promuovono, li candidano, LI PREMIANO!
Mi piacerebbe capire come mai, nonostante la legge sia chiara sul punto che uno stesso governatore non possa presiedere per più di due mandati la presidenza di una regione, in Emilia Romagna ne abbiamo uno che si presenta per la terza volta, ed in Lombardia lo stesso si ricandida per il quinto mandato.


Mi piacerebbe capire, il Vaticano. Il Vaticano, la chiesa... Come lo/la vogliamo chiamare: la C.E.I. e la sua gravissima ingerenza proprio sotto periodo elettorale. Why? Perche? Evidentemente c'è un interesse a favorire una certa parte politica che potrebbe chiudere un occhio - ma anche tutti e due - su certe operazioni dello I.O.R. ...! Una mano lava l'altra, no?!?
Poi mi piacerebbe capire come mai una presidente di regione, che dovrebbe essere più vicina ai propri cittadini, proprio in quanto di sinistra, possa fare certe gaffe (secondo voi cosa dice?).
Certamente sempre meglio della lega: se volete vedere una regione in ginocchio, piemontesi, votate Cota.
Però mi piacerebbe sapere come mai dobbiamo sempre cercare di scegliere il meno peggio. Anzi lo so.
Il fatto che al peggio non c'è mai fine è vero, però questo non giustifica l'operato della sinistra, come minimo, degli ultimi 15 anni. Hanno rinunciato ad essere migliori.
Il ricorso alla corruzione è diventato da decenni il sistema su cui si regge l'amministrazione statale, ed il risultato è l'impoverimento della classe media, che si ritroverà presto ad essere povera.
Il Lavoro è un disastro, i sindacati fanno finta di essere dalla parte dei lavoratori che sono diventati una merce. Presto, se non cambia la tendenza, lavoreremo 8 ore per del cibo.
Mi figuro una città come in Blade Runner: una metropoli smisurata piena di poveracci che vivono alla giornata tra sporcizia e delinquenza, e ricconi che vivono in lussuosi grattacieli con ogni comfort nel disprezzo totale della vita altrui... Ma la realtà supera sempre la fantasia.
Per ora c'è ancora la via di mezzo.


Mi piacerebbe capire, vorrei capire, la cecità di buona parte della gente; cecità che non fa vedere il comportamento, senza scendere alle azioni - che meriterebbero un capitolo a parte - della classe politica al governo. E non voglio riferirmi solo al governo odierno, anche se è quello che sta facendo più danni fino ad ora. Quanto ci vuole perché anche i berluscones si sveglino e vedano che sono presi per il culo come tutti?
Non mi piacerebbe conoscere fino a che punto di disperazione si debba arrivare prima di capire che così non va e cominciare a darsi da fare seriamente per cambiare le cose.
Compatti Gente!
Rimaniamo uniti, e facciamo sentire la nostra voce. Per ora votiamo il meno peggio, ma appena è il momento, afferiamo il toro per le corna e costringiamo i disonesti a cambiare strada: se non fai bene un lavoro ne fai un altro, e se hai rubato...IN GALERA!
Cominciamo col non tollerare i limiti all'informazione, non tollerare la censura, non tollerare ingerenze da organi esterni allo stato che hanno interessi loschi e che, guarda caso, vanno sempre contro il progresso scientifico e tendono a mettere in posizione di svantaggio una parte della popolazione.
Pretendiamo il rispetto della costituzione, quindi, pretendiamo che venga insegnata a partire dalla scuola elementare. Pretendiamo che la legge sia uguale per tutti!


P.S.
Questa sera "RAI per una notte", non mancare.

martedì 16 marzo 2010

Alcuni punti importanti: diritto e dovere


Vorrei richiamare l'attenzione su alcune cose che ritengo importanti.
Sono rimasto d'accordo con i post che ho letto, a favore del voto. Vorrei cioè avvallare la tesi che andare a votare, costituisce un vantaggio che supera di gran lunga quello dell'astenersi.
Non recarsi alle urne equivale a sottrarre un voto che si contrappone alla destra che abbiamo ora ai vertici dello stato, e che tutti sappiamo con quali risultati.
Ovviamente, anche a destra, disgustati dal modo di condurre la politica, in tanti diserteranno il voto. Ma perché controbilanciarlo? Non ce n'è assolutamente motivo!
Molti - per la verità anche io - potranno dire che non si sentono più rappresentati dalla sinistra. Si perché la sinistra, nel Pd, è diventata veramente l'ombra del Pdl, e sinceramente, non mi sento di suggerire di consegnare a questo partito la guida del paese. Credo comunque che sarebbe un inizio per migliorare le cose. Purché si vada a votare. Se tutto il popolo della sinistra andrà al voto, votando quello che gli pare, ma votando a sinistra, o centro sinistra, facendo capire che la gente sta cominciando a compattarsi, a prendere coscienza della scelleratezza delle scelte politiche degli ultimi anni, ebbene, si darà inizio ad un cambiamento.
Come ho detto anche in un commento su un blog: quando ci si accorge che si sta per annegare, la priorità è tenere la testa fuori dall'acqua.
Ma finché qualcuno ci tiene la testa sotto, le probabilità di respirare, quante sono?
Non si creda quindi che il diritto al non voto sia una scelta plausibile!
Lo sarebbe in un paese normale. Ma in questo momento storico, per affermare la democrazia, c'è bisogno dell'apporto di ognuno di noi. Non è un diritto quello che si deve affermare, si deve affermare il dovere!
Attraverso la legittimazione dell'illegalità sempre più diffusa, quello che serve è un esempio di coerenza con i doveri civili, solo così ci sarà una riaffermazione anche dei diritti, che come si vede stanno decadendo;
ad uno ad uno ce li stanno togliendo, nell'indifferenza e nell'ignoranza quasi totali.


Pian piano ci tolgono, in un momento critico come questo, l'informazione, che dovrebbe invece darci modo di valutare le scelte. Chiaro il motivo.
A fronte di tutte le cazzate che sta facendo il governo, quanti di quelli che si informano solo attraverso la tv cambierebbero orientamento? Questo diritto all'informazione, anche se momentaneamente, ci viene tolto sotto questa presidenza. Ma è un chiaro segno della linea politica che tiene e che terrà.
Vogliamo veramente consegnarle ancora il paese? O vogliamo dare un segno di risveglio delle masse?
Io andrò a votare! E spero che ci si vada in tanti, a tutela dei diritti.
Per tutelare i diritti, bisogna esercitare i doveri. Fare il proprio dovere per salvaguardare il diritto.
L'ho detto anche nel post precedente: pensare di fare una libera scelta, senza valutare la conseguenza, non è una scelta civile. Ognuno avrà la sua parte di colpa nel decadimento della democrazia, la stessa colpa che ricade ora su chi ha votato questo regime, e chi lo a favorito non andando a votare 2 anni fa.


Post de il Russo
Post di Schiavi o Liberi


Questi sono i post, a mio avviso condivisibili, che hanno dato l'impulso anche a me per scrivere questo. Vorrei che chi è convinto come me di questo, se conosce qualcuno che non si vuole recare alle urne, cercasse di convincerlo a recarvicisi.

giovedì 4 marzo 2010

Tutti facciamo parte del mondo


Conoscere se stessi. Cosa significa? Sono[io] il risultato di un incrocio di geni, ambiente e culture, o veramente dentro di me esiste un "se" particolare, unico, che con la ricerca interiore potrei portare alla luce? Molte volte mi sono chiesto se facciamo tutti parte di un'unica coscienza. Se così è, non si capisce perché non ci si adopera tutti per il bene di tutti. Vuol forse dire che questa coscienza è stata seppellita in qualche angolo oscuro del nostro essere. Tuttavia non riesco a capire come ciò sia stato possibile. E' più facile credere che siamo un intreccio di DNA con influenze ambientali e culturali, che cerca di adattarsi alle circostanze, senza troppo domandarsi se quello che combina ha degli effetti buoni a cattivi, salvo nell'immediato, e, talvolta, anche in questo caso, soprassedendo disinvoltamente. Un animale, con in meno la capacità di integrarsi nell'ambiente: una specie invasiva perennemente fuori dal suo habitat.

Nello svolgersi della vita, non si deve credere che ognuno possa fare le scelte che più gli aggradano senza tenerne presente le implicazioni.

Se non facciamo tutti parte di un'unica coscienza - come a quanto pare è assai più probabile - allora il destino dell'uomo è segnato. Il continuo agire a fini egoistici, che fino ad ora ha caratterizzato le azioni di governi e gruppi di potere a vario titolo, ci porterà ad una vita sempre più difficile in condizioni ambientali sempre più critiche. La coscienza di cui parlo è una cosa che riguarda l'uomo e l'ambiente, in modo assai più superficiale di quanto non si possa credere. Non voglio parlare di spirito, anima, o altre cose che, senza a loro nulla togliere, non fanno ormai più parte del sentire collettivo. Vorrei solo parlare di buonsenso. A quanto pare, anche il buon senso è andato a farsi benedire. Non ci si vuole più bene tra la gente. Non c'è un minimo di disciplina in nulla. Le cose si fanno perché e di moda, e si infrangono le regole perché così fan tutti: se non sei furbo non arrivi da nessuna parte. Salvo poi, che non arrivi da nessuna parte comunque, perché chi arriva a dei veri vantaggi furbescamente, commette reati assai più gravi che gettare la lattina per strada o scavalcando la fila dal panettiere. Ad esempio, non si spiega, nonostante si sappia molto bene che l'alta velocità in automobile, soprattutto nei centri abitati, sia pericolosa, come mai si continua ad avere fretta di arrivare un minuto prima, con le conseguenze che tutti sappiamo. Mancanza di buon senso.

Proporrei di fare automobili più lente.

Il problema che voglio affrontare è il dilagare dei comportamenti scorretti e peggio ancora sbagliati nei confronti persino di se stessi. Non mi rivolgo direttamente a chi legge questo blog, ma indirettamente, attraverso chi lo legge, proprio a chi non lo legge. Anzi, a chi non legge proprio niente. È da un po' che io cerco di farlo a mia volta. Quando leggo qualcosa di buono su un qualche blog, ma anche su internet o sul giornale, oppure un libro, cerco di insinuare nei miei vicini, conoscenti ed amici, la curiosità del conoscere meglio ciò che ci circonda. Spingerli a leggere, informarsi. Riscoprire quel buonsenso perduto che tanto manca alla nostra società. Con questo non voglio dire che io sono un genio, anzi, spesso invece, proprio parlando con altri, capisco cose che da solo non capivo. Ma è il dibattito, lo scambio di idee che cerco. Proprio il contrario di ciò che c'è ora: l'ammutolimento, quando non l'appiattimento - assai più frequente - dell'informazione. Ci stiamo accontentando di quello che c'è senza vedere che presto non ci sarà più, e nella nostra cecità noi periremo con esso.

Conoscere se stessi. Delle due l'una: quando finalmente ci si conosce, o ci si auto-sputa in un occhio o si comincia a pensare al bene di tutti. Quando si sceglie di aggirarsi in mezzo agli altri, senza fare nulla per avere un approccio positivo, si deve comunque sapere che questo avrà una conseguenza negativa su tutti. Tanto più negativa quanti più saranno quelli che faranno così. E oggi sono tanti. La coscienza collettiva è superficiale e limitata alla percezione ( spesso falsa) di essere in tanti a fruire di un determinato servizio o a seguire un determinato programma o evento sociale. Non c'è la percezione, per i più, di vivere lo stesso momento storico, con le sue problematiche; non si arriva a capire che il problema che affligge un mio vicino, presto potrebbe essere anche un problema mio, e quindi andrebbe subito trattato come tale. E' come una specie di omissione di soccorso mondiale. Se qualcuno non si ferma a soccorrere una persona che sta male è penalmente perseguibile, ma se uno stato non fa niente per aiutare delle persone che fuggono per non morire, non succede nulla, anzi qualcuno applaude. Non c'è una presa di posizione eclatante o netta da parte di tutti. Che si fa quando uno stato invade un altro stato con false motivazioni (ammesso che ce ne siano di valide)? Che si fa per l'indifferenza che invade gli animi della gente? Glielo facciamo leggere Antonio Gramsci? Si accettano consigli e suggerimenti.

giovedì 25 febbraio 2010

Fortuna o Destino?


Il tessuto sociale su cui è intrecciata la trama dei rapporti tra le persone è imbevuto di qualcosa che lo fa assomigliare più ad un caos emozionale piuttosto che ad uno scambio di risorse e di opportunità, una sinergia di diverse abilità che dovrebbero aiutarsi vicendevolmente nella crescita e nell'attuazione di quella realizzazione di cui si parla nella costituzione. L'altro giorno mi è capitato di discutere con un tale sulla differenza che c'è tra fortuna e destino. Si discuteva della improbabile vincita ad un qualsiasi gioco. Lui diceva che è questione di fortuna, io sostengo che è destino. Non voglio discutere sul fatto che sia giusta la mia o la sua definizione. Ambedue hanno la loro ragione. Ma che sia la stessa cosa, come sosteneva il tizio, assolutamente no! Io credo che ognuno sia artefice del suo destino, e dietro questa affermazione voglio significare che non accetto tutto ciò che accade supinamente. Affidarsi alla fortuna è come aspettare che ti arrivi la manna dal cielo. Questo è esattamente l'atteggiamento di un popolo assuefatto dalla televisione, preda dei gratta e vinci, che non fa nulla per cambiare il corso di una storia nefanda che ci sta travolgendo, attraverso gli episodi di malaffare: mafia, corruzione, nepotismo, evasione fiscale, ruberie e crimini ai più alti livelli sapientemente mascherati, e che quando vengono scoperti suscitano, in un popolo assuefatto dalla defilippi e dal grandefratello, una tiepida, se non nulla, ma comunque sempre non adeguata risposta.

Credere, come me, nel destino, vuol dire che, rimboccandosi le maniche, ci si può adoperare per cambiarlo. Significa cercare di porre rimedio a ciò che, tanti anni di fatalismo della fortuna hanno creato, assieme all'ordito sapiente di chi è riuscito a coltivare nella popolazione questa convinzione. Come si può ancora credere che un colpo di fortuna ti cambi la vita? Non lo so. Forse la mancanza di una coscienza storica gioca, però, un ruolo importante. Certo, non manca l'esempio di quello che con un euro ne ha vinti centomila, o un milione (classica obiezione di chi crede nella fortuna), ma, voglio dire, questo contribuisce a mettere a posto il panorama nazionale, o piuttosto, come dovrebbe, fa incazzare per la mala distribuzione delle risorse? E così anche un altro schiaffo a chi vive di stenti è stato dato... Non è fortuna questa. E' il "contentino" che viene elargito per sedare gli animi, e far credere che tutto è possibile. Ma solo perché c'è chi ci crede.

Bravo! E dopo che hai vinto il tuo milione di euro cosa fai? Te ne freghi degli altri e te lo godi!!! Bravissimo! Suscitando l'invidia e l'approvazione di tanti altri, che al posto tuo farebbero lo stesso, ma che in fono in fondo ti detestano: perché tu ce l'hai fatta e loro no. AAAHH, che soddisfazione! Credo che sia proprio questo che si sta facendo: indebolire il tessuto sociale per asservirlo. La fortuna in cui crede il tale delle faccenda in esame, in parole povere, è artificio. Il destino di cui parlo io, è in divenire. E' necessario costruirsi il futuro con la fatica delle proprie mani. Chiaramente è faticoso e snervante, invece sedersi in poltrona e pensare che prima o poi ci cadrà addosso la fortuna, è comodo tanto quanto sbagliato: nei fatti sta avvenendo un peggioramento che coinvolge tutti e col quale tutti, prima o dopo, avremo a che fare. La colpa maggiore ricadrà nell'animo di chi non si è svegliato dal suo torpore, coinvolgendo nel disastro anche chi ha fatto tutto quanto gli è stato possibile per evitarlo.

Io non credo nella fortuna. Credo invece nel susseguirsi di causa ed effetto; credo che se una società matura avesse insegnato gli sbagli commessi nella storia, invece di nasconderli o riscriverli come atti ineluttabili quando non, addirittura, ridefinirli giusti (causa), ora non ci ritroveremmo a commettere di nuovo gli stessi errori ed a vanificare le poche giuste conquiste (effetto). E tu, credi nella fortuna o nel destino?