La Costituzione Italiana, Art. 3 : Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

mercoledì 23 settembre 2020

Chi lo dice, chi lo nega

Ci sono dei concetti per i quali, secondo alcuni soggetti, l'umanità non sarebbe ancora pronta. 

In verità, per questi concetti non vi è un tempo troppo acerbo in cui essere divulgati, ma vi può essere un momento in cui è troppo tardi.

In verità è solo per alcuni soggetti che è troppo presto; sono quei soggetti per i quali e già troppo tardi: quelle persone che dalla vita vogliono solo il potere e la ricchezza, tralasciando l'amore per il prossimo e la prosperità collettiva. 
Sono quelle persone che determinano, in virtù del loro nefasto potere e della loro nefasta influenza, la sofferenza di tutti gli altri.

Vi sta bene?

domenica 20 settembre 2020

Films tremendi (01)

 Il serpente alato.

....

Vogliamo discuterne?

martedì 29 novembre 2016

Amare ed uccidere, egoismo e capriccio





Il discrimine irrazionale che l'Essere Umano attua nei confronti delle varie specie animali si fonda su rapporti meramente egoistici, laddove una determinata specie ha soddisfatto un qualche bisogno umano, compreso quello di sentirsi dominatore e spietato carnefice.
Spero che l'articolo di Annamaria Manzoni, con una splendida disamina di quello che è il controverso rapporto tra Umani ed Animali, possa arrivare a quante più persone possibili, e se non ne smuove le coscienze questo, non so cosa mai potrà farlo; tremo e dispero al solo pensiero.
Grazie Annamaria del tuo prezioso contributo.

Assolutamente da leggere,
chiunque capiti su questa pagina, ve ne prego:

http://annamariamanzoni.blogspot.it/2016/11/il-cane-angelo-randagio-di-calabria.html




sabato 5 novembre 2016

Ubuntu



Io spero tanto che quella che segue sia una storia vera, quanto meno per quel popolo al quale viene attribuita, perché vorrebbe significare che una seppur minima speranza per l'Umanità esiste ancora; ma anche nel caso in cui dovesse essere inventata, di fantasia, come si suol dire, sarebbe questo lo spirito che dovremmo insegnare ai nostri figli, sforzandoci di rigettare l'impulso egoistico che ci accomuna, tra umani, e che ci porta a divisioni assurde, nel vano tentativo di accumulare, rendendoci ciechi alla nostra miseria interiore, depredando e distruggendo ogni cosa per trarne beni effimeri, incuranti del male che procuriamo.
...ecco la storia:
"Un antropologo in Africa studiava gli usi e i costumi della tribù Ubuntu.
Un giorno, mentre aspettava l’auto che lo avrebbe riportato all’aeroporto, decise di proporre un gioco ad alcuni bambini...
Mise un cesto pieno di frutta sotto a un albero, poi chiamò i bambini dicendogli che chi avesse raggiunto il cesto per primo, avrebbe vinto tutta la frutta.
I bambini aspettarono tranquilli il segnale e quando fu dato il via si presero per mano e corsero insieme verso il cesto.
Arrivati al traguardo si sedettero felici, dividendosi il premio e godendone insieme.
L’antropologo sorpreso domandò loro perché si fossero uniti quando uno solo avrebbe potuto prendersi tutto ciò che si trovava nel cesto.
Essi risposero semplicemente: “Ubuntu, zio! Come potrebbe essere felice uno solo, se tutti gli altri sono tristi?”.
Ubuntu, nella cultura africana sub-sahariana, significa “Io Sono, perché Noi Siamo!”


mercoledì 26 ottobre 2016

la collisione morale del pensiero umanocentrico

Quando si chiede alla maggior parte di noi di considerare la sofferenza degli Animali che usiamo a nostro piacimento e darle la giusta importanza, che implicherebbe l'immediata cessazione di qualsiasi attività che implichi la sofferenza e la morte dei suddetti Animali (senza limiti di specie), si mette in atto una collisione morale: la morale insensata corrente che considera immorale solamente ciò che può arrecare danno alla specie umana (con molte riserve, poiché e fin troppo facile trovare eccezioni appena ci si sposta di ceto, colore della pelle o genere), e la morale che non ammette deroghe, perché la sofferenza è uguale per tutti, è interspecifica, ed a maggior ragione è inammissibile in contesti sociali in cui non si rende affatto necessaria (99,9% dei casi) per questioni di sopravvivenza. Si tratta di un concetto ben noto, chiamato dissociazione cognitiva. È una barriera che ergiamo tra noi e "l'altro" per giustificare il nostro comportamento, anche quando questo comportamento è deleterio, quando non fatale, persino per noi stessi.
Un approfondimento a questo link.
#vegan
Video consigliato:
https://vimeo.com/55126451

domenica 13 settembre 2015

lunedì 13 aprile 2015

perché dire NO allo "specismo"



Lo "specismo" è quel mattone che sta alla base delle relazioni deviate della Civiltà Umana; con specismo si intende la discriminazione che l'Umano fa verso le altre specie per pura sete di dominio; esso si sviluppa in tutte le altre forme deviate di discriminazione come razzismo e sessismo, che si traducono in forme violente di dominio come lo schiavismo e in forme di paura come la xenofobia.
Le fondamenta della Civiltà Umana sono da smantellare perché non possono continuare a reggere il peso di un edificio di "civiltà": se la base è guasta l'edificio sarà pericolante e prossimo al crollo, come nei fatti dimostra la storia Umana, colma di tragedie , violenze e guerre, in un susseguirsi di genocidi e distruzioni; queste fondamenta intrise del sangue degli innocenti sono da ricostruire nel rispetto di tutte le specie, nella comprensione della Natura e nell'Amore per la Vita, in tutte le sue forme.
‪

C'è molto di più, in questa cinquantina di pagine, che 
una spiegazione del significato della parola "Antispecismo": 
vi si evincono le fondamenta errate sulle quali si basa
 la Civiltà Umana, la quale continua a costruirvi sopra, 
incurante del fatto che il marciume alla base viene di 
continuo tollerato e ne mina fondamentalmente la stabilità, 
creando disuguaglianze e scompensi disastrosi, 
che evidentemente sono sotto gli occhi di tutti coloro che
 scelgano di non voltare la testa ed ignorare il fallimento
 del progresso Umano a favore di catastrofi e genocidi.
I mattoni guasti dell'eccidio Animale, 
dell'Olocausto che essi giornalmente, minuto dopo minuto subiscono,
 sono la base fradicia (di sangue) del nostro edificio culturale,
 farraginoso e perverso, e solo cambiando questo paradigma
 sarà evitabile la catastrofe epocale, che si prefigura
 nella spirale di violenza che attanaglia gli Animali, 
e si estende a tutto il creato, Esseri Umani compresi.
Acquistabile on-line ad una cifra irrisoria (5 euro), 
e senza spese di spedizione, dal sito di veganzetta.org
‪#‎vegan‬ ‪#‎antispecismo‬ ‪#‎veganzetta‬

http://www.movimentoantispecista.org/

http://www.manifestoantispecista.org/web/



mercoledì 21 gennaio 2015

L'onnivoro, essere mitico. Nel desolante territorio della crudeltà


Per quanto mi riguarda, ho compreso che l'onnivoro è una creatura mitica, inesistente.
La giustificazione a credersi "onnivori" è dettata unicamente dall'indebolimento progressivo della coscienza, al punto di non sentire più che il proprio corpo rigetta e si ammala nell'ingurgitare cibi inadatti, tossici, o peggio, velenosi. Il fatto che qualche individuo possa resistere a lungo senza (apparentemente) ammalarsi, è dettato unicamente dalla resistenza individuale e dalla capacità di compensare a tutto quello che viene dato al proprio corpo come nutrimento improprio.
Occorre però farsi un esame di coscienza sulla vera natura per cui, anche constatando il livello di crudeltà perpetrato nei confronti degli Animali, si continui a professarsi "onnivori", rimanendo indifferenti, perciò ignorando, il mare di sofferenza che uno stile di vita distruttivo procura, e degli effetti nefasti e presto irrecuperabili che avrà sul Pianeta intero.
Ma è mai possibile, mi chiedo, che si possa rimanere indifferenti davanti all'uccisione di povere creature dai quali sguardi traspare chiaramente la sofferenza, il dolore? Si può veramente rimanere indifferenti alla crudeltà dell'abominio al quale esse sono sottoposte, all'indecenza delle loro condizioni di vita nel poco tempo in cui "vivono", davanti all'indegno trattamento che la nostra specie riserva loro, solo per soddisfare un vezzo malsano?
Questa pervicacia nel non voler abbandonare i propri gusti alimentari, pur conoscendo bene la distruzione che essi comportano, io potrei chiamarla sadismo, malvagità, insita in un'ignoranza che prevarica quella nozionistica, culturale o/e di concetto: ignoranza evolutiva; un'ignoranza cioè che ci si prefigge di non superare perché non la si percepisce, nella quale ci si crogiola, che impedisce fondamentalmente di vedere un futuro possibile senza violenza, rispettoso della Vita, un concetto universale che a quanto pare sfugge a chi, ostinatamente, tenacemente, indecentemente, e perciò spesso impudentemente, continua a professarsi "onnivoro".


lunedì 15 settembre 2014

Seminiamo Amore



Bellissimo e rispecchiante una logica vegan limpida e luminosa, diretta, priva di tentennamenti.
Quando ho intrapreso il mio cammino vegan per qualche tempo ho continuato ad uccidere le zanzare che mi pizzicavano (è curioso come sia saltato fuori questo argomento tra i commenti dell'articolo) ma poi con estrema inconsapevolezza, mi sono accorto che non le potevo più uccidere, solo allontanarle. Ai più questo suona strambo, se non addirittura stupido, ma è la scelta consapevole che poi porta anche inconsapevolmente a produrre le azioni che si uniformano, che abbracciano lo stile di vita che si sceglie.
Se scegliamo la via della non violenza, con consapevolezza e forza, attorno a noi, ne sono certo, semineremo i semi di un rispetto per la Vita, dell'Amore per ogni forma di Vita, e solo quello, quello soltanto, potrà in futuro cambiare il paradigma odierno dello sfruttamento e della coercizione di miliardi di Animali. Uomo compreso.



http://www.veganzetta.org/2014/09/adoro-i-maiali/

Un caro saluto a tutti.

lunedì 3 giugno 2013

Conoscenza e consapevolezza, queste sconosciute



Ma come mai ci si trova di fronte, così in Europa come in Giappone, in America come in Cina o Russia, a classi politiche che non capiscono i meccanismi semplici, basilari, per condurre i loro popoli ad una vita dignitosa, libera dal dualismo della ricchezza/povertà? Com'è possibile che essi non si rendano conto dell'uccisione inesorabile e sempre più veloce dell'intero pianeta?
Io ci ho pensato e ripensato, e l'unica risposta che ho trovato è che non ci sia una seria volontà di risolvere i problemi, che si vada, da una parte come dall'altra, nella direzione del controllo delle masse, attraverso l'allargamento della forbice ricco/povero; che ci sia invece una volontà perversa di appropriarsi di tutto il possibile, cieco della rovina che si lascia dietro? Troppo facile: non credo nel male fine a se stesso, soprattutto a livelli nazionali e sovranazionali.
Insomma, non ci credo che questi governanti siano così ciechi, così sprovveduti; credo piuttosto che perseguano, burattini, il fine di qualcun altro, che non ha niente a che fare col bene comune; ma le cose che vanno avanti, nell'ignoranza e nell'indifferenza generale e che fanno male alla collettività, sono veramente tante.

Solo conoscere, comprendere il significato e le implicazioni che ha ogni nostra scelta, piccola o grande che sia, quindi interrogarsi quotidianamente sul proprio stile di vita e sulle proprie prese di posizione, ci permetterà di crescere e di cambiare il mondo.


lunedì 15 aprile 2013

Vittorio Arrigoni - 99 Posse


martedì 26 febbraio 2013

se niente importa (non c'è niente da salvare)


Pagina 100[*] 
Io sono il tipo che si ritrova nella fattoria di un estraneo nel cuore della notte
Il piccolo tacchino che ho eutanasizzato nel nostro salvataggio, quello sì che è stato duro. Uno dei lavori che ho fatto, molti anni fa, è stato in uno stabilimento di polli. Facevo l'uccisore di riserva, vale a dire che era mia responsabilità tagliare la gola ai polli che sopravvivevano al tagliagola automatico. Ho ucciso migliaia di polli in quel modo. Forse decine di migliaia. Forse centinaia di migliaia. In quel contesto perdi traccia di qualunque cosa: dove sei, che cosa stai facendo, da quanto lo stai facendo, che cosa sono gli animali, che cosa sei tu. È un meccanismo di sopravvivenza che ti impedisce di impazzire. Ma è proprio questa la sua follia intrinseca.
Grazie a quel lavoro alla linea di macellazione, conoscevo l'anatomia del collo e sapevo come uccidere quel pulcino all'istante. E ogni parte di me sapeva che era la cosa giusta da fare per sottrarlo alla sua miseria. Ma è stata dura, perché non era in una linea di migliaia di gallinacei pronti alla macellazione. Era un individuo. In questa prospettiva tutto diventa difficile.
Io non sono un'estremista. Sono quasi sempre una moderata. Non ho piercing. Non ho una pettinatura strana. Non faccio uso di droghe. Politicamente parlando, sono progressista su alcuni argomenti e conservatrice su altri. Ma vedi, l'allevamento intensivo è un argomento da moderati, qualcosa su cui quasi tutte le persone ragionevoli si troverebbero d'accordo, se avessero accesso alla verità.
Sono cresciuta in Wisconsin e in Texas. Vengo da una famiglia normalissima: mio padre andava (e va) a caccia, tutti i miei zii mettevano trappole e pescavano. Mia madre cucinava l'arrosto tutti i lunedì sera, il pollo ogni martedì e via discorrendo. Mio fratello gareggiava nei campionati statali di due sport.
La prima volta che fui messa di fronte alla questione dell'allevamento fu quando un amico mi mostrò dei filmati di bovini al macello. Eravamo ragazzini ed era solo una merdata oscena, come quei film delle Facce della morte. Lui non era vegetariano – nessuno era vegetariano – e non stava cercando di farmi diventare vegetariana. Era solo per ridere.
Quella sera a cena avevamo cosce di pollo, e io non riuscii a mangiare la mia. Mentre tenevo l'osso in mano, non mi sembrava carne di pollo, ma un pollo. Avevo sempre saputo che stavo mangiando un individuo, credo, ma la cosa non mi aveva mai colpito. Mio padre mi chiese che cosa c'era che non andava e io gli raccontai del video. In quella fase della mia vita, prendevo tutto quello che mi diceva per oro colato ed ero sicura che sapesse spiegare qualunque cosa. Ma tutto quello che mio padre riuscì a tirare fuori fu una cosa del tipo: «Brutta storia». Se si fosse fermato lì, forse adesso non sarei qui a parlare con te. Ma ci fece sopra una battuta. La stessa battuta che fanno tutti. Da allora l'avrò sentita un milione di volte. Fece finta di essere un animale che piange. Per me fu una rivelazione, e mi mandò in bestia. Decisi di punto in bianco che non avrei mai fatto una battuta davanti a qualcosa che non sapevo spiegare.
Volevo capire se quel video era un'eccezione. Probabilmente volevo una scappatoia che non mi costringesse a cambiare la mia vita. Così scrissi a tutte le aziende agricole più importanti, chiedendo di poterle visitare. Sinceramente non mi passò neppure per la testa che potessero dire di no o evitare di rispondere. Non ottenni nulla, così cominciai a girare in macchina chiedendo a qualunque allevatore che incontravo se potevo dare un'occhiata nei suoi capannoni. Avevano sempre una ragione per rifiutare. Considerato quello che fanno, non li biasimo se non vogliono che nessuno veda. Ma considerata la loro reticenza su un aspetto così importante, chi può biasimare me se sentivo l'esigenza di fare le cose a modo mio?
La prima fattoria in cui sono entrata di notte produceva uova, aveva forse un milione di galline. Erano stipate in gabbie accatastate una sull'altra. Ebbi bruciori agli occhi e ai polmoni per giorni. Fu meno cruento e sanguinoso di quello che avevo visto nel video, ma mi colpì ancora di più. Quello mi cambiò davvero, quando mi resi conto che una vita atroce è peggio di una morte atroce.
L'azienda avicola era tanto orrenda che pensai che anche quella dovesse essere un'eccezione. Probabilmente non mi capacitavo che si permettessero cose simili su così larga scala. Così andai in un'altra fattoria, un allevamento di tacchini. Per caso arrivai proprio pochi giorni prima della macellazione, per cui i tacchini erano al massimo della crescita e così pigiati l'uno sull'altro da non riuscire a vedere il pavimento. Erano completamente impazziti: frullavano le ali, gloglottavano, si attaccavano l'uno con l'altro. C'erano tacchini morti dappertutto, e altri moribondi. Fu triste. Non ero io ad averli messi lì, ma mi vergognai di essere una persona. Dissi a me stessa che doveva essere un'eccezione. E andai in un'altra fattoria. E in un'altra. E in un'altra ancora.
Forse insistevo perché in fondo non volevo credere che quanto avevo visto fosse la norma. Ma chiunque si preoccupa di conoscere queste cose sa che gli allevamenti intensivi sono quasi l'unica realtà. La maggior parte delle persone non ha la possibilità di vederli con i propri occhi, ma può vederli attraverso i miei. Ho filmato le condizioni degli animali in aziende avicole per la produzione di uova e per la produzione di polli e tacchini da carne, in un paio di impianti suinicoli (ormai è sostanzialmente impossibile entrarci), allevamenti di conigli, stalle per vacche da latte e recinti da ingrasso per bovini, aste di bestiame e camion da trasporto. Ho lavorato in alcuni impianti di macellazione. Sporadicamente il filmato raggiungeva il telegiornale della sera o i quotidiani. Qualche volta li hanno usati in tribunale nei processi per i maltrattamenti sugli animali.
Per questo ho accettato di aiutarti. Io non ti conosco. Non so che tipo di libro scriverai. Ma se in qualche misura farà conoscere ciò che succede negli allevamenti intensivi, sarà solo positivo. In questo caso la verità è così potente che la prospettiva da cui ti poni non ha importanza.
Comunque, vorrei assicurarmi che quando scriverai il tuo libro non darai l'impressione che io non faccia altro che uccidere animali. L'ho fatto quattro volte, solo quando non c'era altro da fare. Di solito porto gli animali più malmessi dal veterinario. Ma quel pulcino era troppo malato per essere spostato. E stava soffrendo troppo perché lo lasciassi vivere. Guarda, io sono per la vita. Credo in Dio, credo nel paradiso e nell'inferno. Ma non ho alcuna venerazione per la sofferenza. Negli allevamenti intensivi calcolano quanto possono tenere gli animali vicino alla morte senza ucciderli. È questo il loro modello di business. A che velocità possono farli crescere, quanto possono pigiarli, quanto o quanto poco possono mangiare, quanto possono ammalarsi senza morire.
Non stiamo parlando di sperimentazione sugli animali, nel qual caso puoi pensare che la sofferenza venga compensata da un vantaggio. Parliamo di quello che ci va di mangiare. Dimmi una cosa: perché il gusto, il più rozzo dei sensi, è dispensato dalle regole etiche che governano gli altri sensi? Se ti fermi a pensarci, è una cosa da pazzi. Perché un arrapato non ha il diritto di stuprare un animale mentre un affamato ha il diritto di ucciderlo e mangiarlo? È facile liquidare la domanda, ma è difficile darle una risposta. E come giudicheresti un artista che mutilasse gli animali in una galleria perché fa colpo visivamente? Quanto dev'essere affascinante il suono di un animale torturato per volerlo sentire a tutti i costi? Prova a immaginare una qualunque altra finalità, a parte il gusto, per cui sarebbe giustificabile fare quello che facciamo agli animali d'allevamento.
Se io abuso del logo di una grande azienda, potrei persino finire in galera; se una grande azienda abusa di miliardi di polli la legge non protegge i polli, ma il diritto dell'azienda di fare quello che vuole. È questo che succede quando si negano i diritti degli animali. È pazzesco che l'idea dei diritti degli animali sembri pazzesca a qualcuno. Viviamo in un mondo che considera normale trattare gli animali come pezzi di legno e considera estremistico trattare gli animali come animali.
Prima che venissero introdotte le leggi sul lavoro minorile, esistevano aziende che trattavano bene i loro operai di dieci anni. La società non ha proibito il lavoro minorile perché è impossibile pensare che i bambini lavorino in un ambiente sano, ma perché dare a un'azienda tutto quel potere su individui inermi è una depravazione. Pensare di avere più diritto a mangiare un animale di quanto ne abbia l'animale a vivere senza soffrire è una depravazione. Non sono ragionamenti astratti. È questa la realtà in cui viviamo. Guarda che cosa sono gli allevamenti intensivi. Guarda che cos'ha fatto la nostra società agli animali non appena ne ha avuto il potere tecnologico. Guarda che cosa facciamo effettivamente in nome del «benessere degli animali» e del «trattamento umano», e poi decidi se sei ancora disposto a mangiare carne.





 [*]da pagina 100 - (splendida testimonianza che rivela tutta la contraddizione del nostro modo di nutrirci e di rapportarci con gli altri esseri)

"Se niente importa - perché mangiamo gli animali?"
Jonathan Safran Foer - le fenici, prima edizione marzo 2011

mercoledì 16 gennaio 2013

Quale rinnovamento?


L’uomo non sta mai fermo, o lo sta troppo. È così: sta nella sua natura. Nel suo continuo e laborioso agire, o nell’ozio e nel disinteresse delle masse, trova compimento la volontà nefasta volta ad un rinnovamento che stia al passo coi tempi, che annichilisca sempre più chi vorrebbe un progresso benevolo  e che arricchisca di violenza, di soprusi e coercizione il pianeta che, affidata la sua sopravvivenza alla resilienza, dispensa sempre più catastrofi nel disinteresse generale delle masse suddette, che si nutrono di sensazionalismi di un minuto per poi rifiondarsi nell’oblio a cui la vita cosiddetta moderna ci costringe. Non passa un giorno senza che vi sia una promessa, la rassicurazione di un cambiamento, di un rinnovamento, subito seguita da notizie di cronaca nera o di incidenti terribili, di fazioni politiche che si dileggiano, sempre avendo sulla bocca la promessa di un rinnovamento; perciò io chiedo: quale rinnovamento?

Quello dei partiti, sempre gli stessi, che cambiano il nome o la grafica, il disegnino;
dei nuovi capi politici che ora sono antipolitica, ora politica, poi ti cacciano e non vogliono un contraddittorio e ti vietano di volerlo;
quello dei siparietti, fintamente diversi;
dei posti di lavoro, moderni lager, campi di concentramento dove ti devi solo concentrare sul lavoro e mandare giù rospi;
del “meglio avere un lavoro”, anche se ti ammala e ti fa vivere come una bestia;
quello della disoccupazione, che stritola sempre più la classe sociale più debole ed esposta al flagello di una classe dirigente che non vuole far nulla per provvedere;
quello di programmi TV, sempre fedeli a se stessi, alla linea, alla menzogna, a tutto fuorché alla realtà,  fuorché ai problemi veri;
quello dello spread, della nuova economia globale che calpesta la dignità dell’uomo e della natura, che calpesta il semplice buon senso;
quello dell’odio, dell’oblio del dolore, della negazione dei cambiamenti climatici e, quando ormai innegabili, dell’ignorarli e occuparsi di altro;
quello della guerra, della costruzione di armi, dell’inquinamento;
quello dell’ignoranza, della pigrizia, dell’indifferenza, che impedisce un’evoluzione sana;
dell’ignoranza che ti fa impigrire, poi la pigrizia ti rende indifferente, e l’indifferenza lascia il campo libero al rinnovamento delle politiche nefaste che ci getteranno sempre più nell’ignoranza, che ci impoveriranno;
dell’austerity?

Quale rinnovamento?
Di una classe dominante che nega la possibilità di un futuro a miliardi di persone;
di un sistema che impernia il suo sviluppo su carta straccia;
dell’intolleranza;
dell’impossibilità di vivere senza violenza, senza scontri, senza ansie di guerre e crimini di ogni genere;
del proliferare di mentalità deviate, che vedono nell’altro il proprio nemico;
del “ti fotto prima io”;
della vita malsana che si continua a fare;
quello dell’antropocentrismo, che da centinaia di anni sta devastando ogni cosa, ed acquista sempre maggior forza;
il rinnovamento di un essere umano che si crede al centro dell’Universo e per questo si sente in diritto di farne ciò che vuole, anche di sopraffare i propri simili, danneggiare irreparabilmente vita e ambiente;
rinnovamento della violenza; intolleranza; stupidità; tecnologia; guerra; inganno; corsa alla sopraffazione; autodistruzione;
del pensare stupidamente, ma con modernità;
del farsi abbindolare con superbia;
dell’odiare chi non si fa abbindolare;
del continuare a praticare stili di vita che hanno un costo insostenibile sia per la collettività umana che per la resilienza ambientale?
Quale?

Al momento non vedo nessun altro tipo di rinnovamento se non quello delle qualità, delle azioni, dei sentimenti sopra scritti, del perpetuarsi di quest’antropocentrismo che ci attanaglia, e del quale siamo tutti responsabili, nessuno si senta escluso.


lunedì 17 settembre 2012

Olocausto e libertà


"Un equilibrio delicato" - il film/documentario sulle implicazioni della vita che conduciamo.      

Siete sicuri di voler mangiare carne, di cibarvi di cadaveri, di trarre nutrimento da esseri che, per diventare cibo per voi, hanno subìto violenze indicibili, e sono morti senza che le loro urla abbiano suscitato nel carnefice la minima pietà? Che umanità è la nostra?

Cioè: che significato si da al naturalismo che giustifica l’Uomo in questa accezione, forse quello di naturale predominio di una specie sull'altra tanto da giustificarne lo scempio che ne deriva? Ovvio che ci troviamo di fronte ad un'Utopia gigantesca, quella della comprensione del dolore verso altre specie; così annichiliti dalla vita contemporanea che ci vede preoccupati solo del nostro piccolo orticello; impegnati a sbarcare il lunario in preda all'ossessione di non farci fregare dal nostro prossimo o, semmai, a fregarlo prima noi. Ma siamo sicuri che noi stessi non siamo il prodotto di chi, proprio perché privo di scrupoli, ci impone uno stile di vita che non contempla la misericordia verso altre specie?
Perché non cominciamo ad ascoltare la voce dentro di noi che grida amore anche verso gli altri esseri del mondo animale?
Forse l'Uomo è diventato privo di qualsiasi senso di empatia verso gli animali, ma questo è anche il motivo per cui la fossa dell'umanità è quasi compiuta per tumularla una volta per tutte: i disastri ambientali, il cambiamento climatico e le guerre ne sono i chiari segnali.
Il consumo massiccio e crescente di carne è uno degli elementi scatenanti del cambiamento climatico.

Difficile dirlo meglio:«Il veganesimo, quindi, con il suo modo di alimentarsi, di vestirsi, di consumare, di protestare e di agire direttamente per abbattere tutte le barriere speciste, invita a liberarsi subito da questo titanico condizionamento [della vita che conduciamo - Ndr], a ricercare la propria libertà considerando con attenzione i mezzi per raggiungerla.»

Lungo e dettagliato, ciò che propongo di leggere è ben più di un articolo: la spiegazione di una svolta, di una scelta di vita; se non la si capisce è superflua qualsiasi altra discussione.

Ma questo è solo un preambolo.


Anche su Facebook, per quanto sia un ricettacolo di idiozia e opportunismo, vengono diffuse alcune perle di rara saggezza. Eccone una.

La lettura che propongo proviene da uno dei blog d'origine, ma ancora non conosco il nome dell'autore.
Il post inizia qui.



domenica 15 aprile 2012

Vittorio Arrigoni - will never die


Ciao Vittorio!
Pensiamo a te, e sentiamoci delle merde!
Ti hanno accoppato perché difendevi un diritto alla vita che dovrebbe essere una cosa scontata. Nell'indifferenza delle grandi e dannate potenze del mondo, che sempre più, ogni giorno, ci condannano alla dannazione di una vita mediocre e votata all'insulso produrre-consumare-crepare. Restiamo umani... Ma lo vogliamo davvero?

Ci lamentiamo ogni giorno per come vanno le cose; non ci accorgiamo di ciò che succede a poche centinaia di chilometri da casa nostra, della barbarie che si consuma, dell’olocausto che milioni di esseri umani sperimentano ogni giorno; indaffarati nel nostro piccolo universo di stronzate; assoggettati ad un manipolo di plutocrati di merda che ci costringe a sbarcare il lunario impedendoci di pensare; ma la colpa della pigrizia che ci attanaglia è anche nostra; certo hanno lavorato bene per coltivarla, ma non rimettiamo ad altri le nostre colpe.
Siamo preda di noi stessi e l’indifferenza prevalente ne è la prova; presto saremo costretti a sbranarci l’un l’altro ed il “restiamo umani” cadrà nel vuoto, nel buco nero delle nostre animacce putride di accidia e di egoismo; esattamente come “l’uno vale uno”, concetto troppo alto per essere compreso ed attuato da un’umanità in regressione, cieca e sorda di fronte all’urlo delle carni maciullate dei diritti violati di un “resto del mondo” che vuole crescere dissanguando qualsiasi risorsa e riducendo la terra ad un tritacarne universale.
Buona domenica.

I commenti per questo post sono disabilitati.

mercoledì 29 febbraio 2012

Rossella Urrù



Ringrazio Nonno Enio e tutti quelli che mi hanno contattato, ma non sono lì con la testa e non ho nulla, al momento, di cui scrivere, quindi una breve incursione web per questo:
DIFFONDIAMO IL SOSTEGNO PER ROSSELLA.


giovedì 22 dicembre 2011

Sterili e grottesche



Le discussioni nei talk-show, le filippiche inutili dei politicanti e leader da strapazzo. Su economia-mercato-crescita...
A cosa porteranno queste discussioni? Dove si vuole arrivare dissertando su crimini e ideologie odiose e razziste? Quale obbiettivo si raggiunge dibattendo sterilmente di questioni politiche vuote come vuote sono le menti che le partoriscono, che non vedono, o forse lo vedono benissimo, nel loro sterile dibattito la mancanza di applicazione di quelle regole di buon senso che dalle gole di chi soffre gridano vendetta? Soprattutto quando si vede che chi parla è seduto sulla sua ragione così comodamente da non ammettere critiche, da ritenersi al di sopra di tutto forte del suo invalicabile ed inappellabile giudizio.
Non si può discutere su queste cose: se non c’è un’unione tra le persone che si basi su principi di solidarietà ed amore, senza confini geografici nazionali, la sconfitta del genere umano sarà totale, annunciato da secoli, millenni di storia sanguinaria che nulla ci hanno insegnato.
L’Uomo si è condannato da sé.
Lo dimostra ogni giorno non occupandosi di risolvere i problemi che affliggono il mondo; rimandando al piccolo contributo individuale di chi già fatica a tirar avanti, l’aiuto a chi letteralmente muore di fame; mentre incuranti élite ultramiliardarie gozzovigliano nell’ormai malcelato, e quindi goffo, gioco politico di arraffare quanto più possibile da un Mondo che sta preparando il suo terreno per la nostra morte.

Il profitto non è un punto di arrivo: è una condanna futura!

Con le promesse di lavoro, negli anni passati, il mercato ha assicurato, per gli anni seguenti, il degrado ambientale; con la scusa del progresso tecnologico, si sono avvallate politiche di sviluppo che non tenessero in conto, se non con espedienti falsamente interessati, della salvaguardia ambientale, per di più non si è voluto proseguire sulla strada della tutela del lavoratore, naturalmente a vantaggio di un mercato sempre più liberalizzato, al punto di arrivare a configurare le persone come merce: “risorse umane”.
Le regole del mercato sono regole che non tengono minimamente in conto del loro impatto sulla vita in generale ma, queste regole, si fondano unicamente sul profitto, sulla convenienza cioè, che una determinata azione può avere per chi la compie, nel disinteresse totale verso chi o cosa è al di fuori di questa logica. La logica del profitto.
Ci stiamo facendo dominare da qualcosa che non rispetta ne la natura umana ne la natura in generale; figuriamoci se può rispettare le idee di progresso legate al benessere collettivo, che sono indissolubilmente legate alla salvaguardia dell’ambiente e della vita. In buona sostanza, il mercato è l’antitesi, questo per sua intrinseca natura, di ciò che può anche solo avvicinarsi al concetto di buon senso.

giovedì 1 dicembre 2011

Silenzio e supponenza di un’Amministrazione locale


Farò solamente alcune considerazioni, argomentandole, 
senza entrare nel merito del progetto “Nuovo Polo Scolastico”; soffermandomi solo sul comportamento tenuto dall’attuale Amministrazione alla quale, ci tengo a precisarlo, anche io ho dato il mio voto.

Prima considerazione: «la maggior parte dei politici coltivano solo il loro personale interesse».

Mi chiamo Roberto Bulgarelli, sono sempre stato e sempre sarò di sinistra, benché io provenga da una famiglia sciaguratamente legata agli idealismi fascisti che tutti ben conosciamo; idealismi fascisti che ci hanno rallentato, dopo una prima accelerazione all’inizio del “ventennio”, con una guerra costata milioni di vittime oltre alla distruzione del territorio; che ci hanno continuato a rallentare, negli ultimi cinquant’anni, in una forma più blanda incarnata dalla Democrazia Cristiana prima, e da una classe politica becera ed incompetente poi. Il mio impegno è quello di superare lo scoglio del dualismo Destra/Sinistra, che ci ha portato all’empasse attuale, concretizzando divisioni anche dove non ve ne era ragione alcuna, e configurando lo stato attuale della politica, relegandone il compito ad un mero sostegno di casta con logiche di appartenenza assurde oltreché, oggi, obsolete, tralasciando quasi completamente il bene della collettività. La politica in Italia si è contraddistinta per familismo, corruzione, incompetenza, negligenza; incapacità, più o meno velata da dialettiche puramente retoriche, tese solo a dissimulare il “nulla di fatto” che costantemente mi ha accompagnato nelle constatazioni dello Stato Sociale in cui mi trovo. Le uniche conquiste, a livello sociale, furono ottenute a prezzi anche molto alti, dalle Lotte Sindacali Operaie, dalle Lotte Femministe, che, negli anni Settanta, riempirono le piazze, e costrinsero la Politica ad occuparsi dei problemi reali che allora c’erano, e che si stanno riaffacciando prepotentemente oggi. Siamo stati governati per decenni da persone che hanno unicamente coltivato il loro personale interesse e che hanno contribuito, in un modo o nell’altro, ad escludere e/o limitare il potere di chi, invece, avrebbe potuto far politica seriamente; questo ancora oggi.

Seconda considerazione: «domandare è lecito, rispondere è cortesia».

Voglio chiarire una volta per tutte, così da non aver più bisogno di tornare sull’argomento, che se qualcuno, persona o gruppo, che io ho appoggiato perché accomunato da idee e/o corrente, ma anche stima, dovesse fare qualcosa che non condivido, che mi crea dubbi e relative domande, mi sento in diritto di sollevare le mie perplessità, LIBERAMENTE, altrimenti non siamo più in uno stato di diritto. Altresì mi aspetto che questa persona o gruppo mi dia delle risposte, soprattutto se i miei dubbi sono argomentati con chiarezza, se le domande sono pertinenti alle tematiche amministrative pervicacemente portate avanti senza che qualcuno si possa frapporre fra esse e la loro applicazione, e nel caso in cui lo faccia sia al prezzo del dileggio, dell’accusa di appoggiare la parte avversa ed, in fine, del non essere considerato come valido interlocutore; in buona sostanza zittito senza alcuna speranza di intervenire e di avere chiarimenti nel merito. Ricordiamoci che se c’è una certa Amministrazione, ciò è dovuto anche al mio voto, a quello di tanti altri compaesani, oltre a me, che hanno seri dubbi sulla scelta di costruire un edificio di quel tipo; e l’atteggiamento dell’Amministrazione, che non tende affatto a far chiarezza, non potrà che determinare disaffezione e metterla in cattiva luce, avallando ipotesi di traffici, di appalti clientelari tesi a promuovere politiche col solo scopo di trovare soldi per foraggiare imprese legate all’Amministrazione, o ad alcuni membri di essa, con patti oscuri, o accordi nebulosi, forse al limite della legalità. Questo non va bene. Fosse anche solo un membro della collettività a sollevare dubbi, è giusto che siano chiariti, perché l’indebitamento estremo al quale si va incontro riguarda anche lui, anche lui risentirà della mancanza di fondi per qualsiasi tipo di intervento che andranno a peggiorare il tenore di vita del paese intero. Ora però non si dica che ho scritto che questi patti o accordi ci siano, eh! Vi conosco furbetti! Ho solo scritto che il comportamento può determinarne, insinuarne il sospetto: sta a chi è chiamato in causa dissiparlo!

Terza considerazione: «trasparenza e correttezza».

Ma veramente si pensa di argomentare il fatto che la scuola è in declino, che non ci sono neppure i soldi per i gessetti o per la carta igienica ma che però si possano spendere milioni di euro per una scuola nuova che sarà comunque senza gessetti, senza carta igienica, con maestre precarie e con gli scuolabus a secco, con la scusa, assolutamente vera, per carità!, del governo peggiore che l’Italia abbia avuto dal dopo guerra ad oggi? Per favore, dài! Non insultiamo l’intelligenza! Certo che gli stipendi e i soldi per la gestione scolastica dovrebbero arrivare dallo Stato, ma se non arrivano che facciamo? È meglio trovare strade per il risparmio e indirizzare un po’ di soldi laddove ce ne sia necessità anche se non è di competenza, o è meglio impegnare immensi capitali su opere che comunque offrirebbero, anche una volta ultimate, gli stessi problemi gestionali che abbiamo ora? Io voglio solamente capire. Voglio che qualcuno, eletto anche da me, mi spieghi perché e percome sia assolutamente necessaria l’opera faraonica che ci attende; voglio che qualcuno mi spieghi perché non sia stata fatta una perizia sull’esistente e perché molte persone siano convinte che esista: chi glielo ha detto? E non ci si azzardi, come al solito, a indicare il MoVimento 5 Stelle di Lagosanto come alleato o simpatizzante della destra: nulla di più falso! Io con quelle persone non ho nulla a che fare; pare anzi che abbia molta più affinità l’Amministrazione con loro, visto il metodo poco trasparente con cui conduce la sua politica, facendo suo il modo di sottrarsi al dialogo che contraddistingue la politica più becera; attaccando o facendo attaccare chi LEGITTIMAMENTE ha dubbi, dileggiandolo e facendolo apparire come uno sprovveduto caduto nelle mani avversarie! Vergognarsi, scusarsi e rispondere alle domande, per favore, grazie.

Quarta considerazione: «nessuna disponibilità da parte dell’Amministrazione al dialogo».

Nessuno, ribadisco nessuno, ha mai messo in dubbio la professionalità e la serietà del nostro Sindaco. I dubbi salgono ora, quando si nota, con rammarico, il silenzio che si leva come un muro alle nostre domande; alle invettive inutili e cattive che si leggono in risposta sui giornali (anche qui, come seguito a questa lettera), le quali farebbero ridere, se non fossero così tragiche perché di compaesani tesi solo a delegittimare chi legittimamente fa una domanda. Farebbero ridere per la loro mancanza di pertinenza con le questioni sollevate, e per il goffo tentativo di sviare l’attenzione dal problema che c’è, adducendo a fantomatiche collaborazioni con chi, invece di considerarlo come un avversario politico, è visto come il nemico. Se il problema non c’è allora fatemelo capire, ragioniamo! Caspita, è così difficile?!? La Democrazia presuppone dialogo, ma la democrazia rappresentativa, come quella che abbiamo in Italia, sta esplodendo in tutti i suoi difetti, il primo dei quali è, che una volta eletti i rappresentanti, non si consultano più gli elettori nelle scelte che li riguardano; non pretendo che si faccia un istituto come quello svizzero, l’Istituto Scientifico per la Democrazia Diretta, ma vogliamo almeno cominciare a consultare i cittadini e ad ascoltare le loro istanze?

Quinta considerazione: «la Democrazia è ostacolata».

Friedrich von Hayek (prendiamo in considerazione le cose buone che ha detto, tralasciando, in questo contesto, la sua corrente di pensiero) spiega molto bene come le società abbiano bisogno di maturare, ma anche di imitare gli esempi vincenti in cui le società abbiano trovato un modo di amministrarsi in maniera soddisfacente per tutti; di come la maturazione sia spesso frutto di esperienza con le scelte sbagliate, e di come queste esperienze siano maturate a livello inconscio, dovendo rimediare in quei casi ai disastri compiuti, tutto perché non si è attuata una Democrazia Diretta, trovando poi, proprio in quella Democrazia Diretta la risposta ai disagi, alle problematiche Amministrative e sociali, dovute unicamente al modo di gestire la politica, che fino a quel momento era stata rappresentativa. Consiglio la lettura del libro “Democrazia dei cittadini” di Paolo Michelotto, scaricabile gratuitamente dal suo sito internet.
Perché non cominciare ora a consultare le idee di tutti i cittadini? La cosa può solo migliorare i rapporti con la popolazione e dimostrerebbe una voglia di innovazione nuova, non ancora presente in Italia, e che potrebbe essere la chiave di volta per superare i momenti difficili in cui ci troviamo, dando una speranza a tutti che ci siano persone che si occupano del pubblico con onestà. L’unico motivo per cui questa Democrazia Diretta è ostacolata in tutti i modi, è la paura di perdere il potere, il privilegio acquisito; ci si arrocca dietro posizioni vecchie perché irrazionalmente si rifiuta il nuovo che avanza, e lo si rifiuta nonostante gli esempi virtuosi che sono fioriti in tutto il mondo, emblema di ciò è la vicina Svizzera, che non è sicuramente un paradiso, ma basta informarsi un po’ per capire da soli che la popolazione è molto più soddisfatta della politica e, soprattutto, ne è impegnata in prima persona, con una competenza straordinaria, maturata proprio grazie alla Democrazia Diretta, che responsabilizza gli individui e ridimensiona drasticamente il potere dei politici, costringendoli al dialogo e facendoli agire per il bene comune, anziché per la loro lobby.

Insomma, io vorrei il dialogo, il confronto di idee. Mi rattrista molto l’avere a che fare con stupide discussioni fuorvianti, che invece di rispondere alle domande rimandano a conflitti inesistenti, a diatribe create ad hoc per distrarre dal problema in oggetto. O siamo persone e ci si rispetta e ci si confronta, o siamo popolino da comandare e signorotti al potere. Ricordo solo che, nella seconda ipotesi, storicamente non è mai finita bene, ed il prezzo da pagare per chi detiene il potere senza la giusta ragione è sempre stato alto. La guardia è alta, la resa non è contemplata; non ho i mezzi se non quelli della volontà e della caparbietà nel perseguire un Ideale Democratico che porti al bene comune: non mi arrenderò mai alle logiche politiche attuali, e come me non lo faranno milioni di cittadini, forse miliardi; prima ci si renderà conto di questo meno sarà il danno arrecato da recuperare.

Roberto Bulgarelli

giovedì 24 novembre 2011

Utopia o morte


La sostanza di questo post, praticamente un piccolo pamphlet, è basata sull'Utopia che si cominci a ragionare con saggezza ed onestà, ai più alti livelli. Credo che purtroppo sia talmente improbabile che chi governa si renda conto del crimine che sta attuando, da rendere più probabile la nascita di una coscienza dal basso che arrivi a scalzarli per rimodulare la politica su temi e cause che favoriscano la vita invece di distruggerla. Il ché è pura Utopia, anche questa.

Ovunque si parla di spread, di debito pubblico, di crescita; come se fosse possibile una crescita continua, la si intende come rimedio per l'uscita dalla crisi, invece di vedere la rincorsa ad essa come una della cause.

La cecità delle argomentazioni in materia economica, che non contemplano minimamente il fatto di riformare radicalmente la finanza e l'economia, assurgono ormai a causa principale della nostra rovina, come un treno lanciato ad altissima velocità dove un macchinista ubriaco non si avvede che il ponte al quale si avvicina è ormai crollato. Il Mercato ci costringe a vivere secondo le sue leggi tutt’altro che a misura d’Uomo; il Mercato determina il successo o la disgrazia di interi Stati, proiettandone le genti in un’opulenza estrema o nella miseria; il Mercato, dove gli unici che non ci perdono mai sono chi tira le fila a livello globale, come le Banche, acquisendo sempre più ricchezza, soprattutto, dal default che qualche Stato ha già sperimentato. Le crisi globali sono portatrici di ricchezza per le élite, ricordiamocelo. Dall’altra parte si muore per fame.

Chiaramente vorrei aver torto. Ma le guerre? Le ingiustizie, i disordini, le proteste? La fame nel terzo mondo? Le persone che faticano ad arrivare a fine mese? Quelli che non ci arrivano, a fine mese?

Quelli che hanno molte ville, gli Yacht, ed un sacco di soldi nei paradisi fiscali?

La cecità di cui parlavo è una falsa cecità, se si parla di chi governa; è più un guardare dall’altra parte, il voler mantenere egoisticamente il proprio status. La cecità di chi, invece, si sforza di capire e di trovare una soluzione al problema senza però rinunciare alle sue perverse regole, non la capisco: il mondo così com’è sta andando a catafascio! O ci fai o ci sei, non c’è alternativa.

Occorre un sforzo talmente grande, per arrivare alla maturazione di uno Stato democratico, ed il gap tra noi e quell’ipotetico Stato è talmente grande che difficilmente si arriverà a colmarlo nei prossimi anni. Il cambio di governo io lo vedo come un’aspirina data ad un ammalato di tubercolosi; non sarà certo, e vorrei sbagliarmi, una banda ti tecnocrati economisti e banchieri che ci salverà dalle loro stesse grinfie. Dobbiamo essere noi cittadini a trovare il coraggio di maturare il rispetto per i nostri simili; il grido di Beppe Grillo “ognuno vale uno” suona come una beffa se non ci si rende conto che vanno rispettate tutte le idee, e che vanno tutte messe al vaglio della comunità, democraticamente, con la Democrazia, quella vera. Il Governo del Popolo implica che il Popolo abbia la capacità di governare, e siccome così non è, siamo destinati a rimanere in balìa di gente non eletta democraticamente, grazie alla scarsa affluenza alle urne; in balìa di nominati, più precisamente cooptati, da chi in quel modo è salito al potere, creando un’oligarchia che ben poco ha a che fare con la Democrazia. Per far sì che quel grido di “ognuno vale uno” sia valido, occorre uno sforzo immane di maturazione: la strada è ancora molto lunga.

Mi dilungo ancora un poco: visto che ultimamente non scrivo e non frequento molto il web, mi permetto di essere prolisso.

Leggendo un libro molto bello, che indicherò alla fine di questo post, ho appreso e capito il pensiero del premio Nobel Amartya Sen. Egli sostiene che per avere una Democrazia non occorrono persone pronte ad averla, ma che le persone diventano pronte grazie alla Democrazia. I governanti, i politicanti da strapazzo che ci dominano ogni minuto della vita e ci schiavizzano col lavoro, hanno il terrore della Democrazia, ma soprattutto della Democrazia Diretta: temono lo sviluppo di competenze politiche individuali, con le quali sarebbero costretti a rendere conto alla collettività del loro operato!

Vorrei capire dove vanno a finire le proteste che ultimamente affollano le nostre città; chi prende in carico i malumori di un ceto sociale disilluso e furente? Crediamo davvero che la politica prenda in considerazione i motivi per cui ci lamentiamo? Tecnico o non tecnico, chi sta seduto a Palazzo Chigi pensa solo a procrastinare quanto più possibile la sua caduta, e siccome è legato a doppio filo al potere economico/bancario, ha le carte in regola per riuscirci. Rimane solo la mobilitazione di ogni singolo individuo, almeno di quelli che se ne sono resi conto, per creare la paralisi dell’economia. È il cane che si morde la coda: le banche fanno fallire gli Stati e gli Stati rifinanziano le banche per salvarsi, indebitandosi con altre banche per avere i soldi da dare alle prime. Così il debito sale, arrivando a livelli talmente assurdi da non essere reale. Il debito è insanabile, lo hanno capito anche i bambini; è insanabile perché non esiste! Basti pensare al concetto di “vendita del debito”, o di “debito sovrano”. Bestialità assolute.

Mentre assistiamo al teatrino della politica lo Stato Sociale si sfascia: ricchi sempre più ricchi, ceto medio sempre più povero; taglio all’istruzione, alla cultura, soldi buttati all’editoria, doppi incarichi, doppie pensioni, ai parlamentari, la classe politica più costosa al mondo. Tagli di due miliardi alla difesa: non ho parole! L’anno scorso per la difesa hanno speso 27 miliardi, avrei capito un taglio di 20 miliardi, visto che siamo in una crisi mondiale. Non ho ancora sentito nessuno che proponga un programma serio per la lotta all’evasione fiscale, che ci costa ogni anno centinaia di miliardi di euro, e che affossano e vanificano ogni misero tentativo di dare un servizio pubblico decente; così, ad esempio, il trasporto pubblico va verso l’estinzione, per lo meno là dove ancora esiste; della Sanità, della Cultura della Scuola e della Ricerca non ne parliamo neppure che c’è solo da piangere.

Di tasse sui grandi patrimoni se ne parla solamente e la legge elettorale, a più riprese definita “porcata” rimane  indisturbata in vigore.

Ma quello che più mi delude, perché in fondo potrei anche infischiarmene di tutto il resto, è la scarsa considerazione che si ha gli uni degli altri: la mancanza di rispetto, tra noi cittadini comuni, spesso anche all’interno dello stesso Ideale Politico. Certo, i timidi tentativi di costruire un consenso popolare partendo dal basso sono ancora all’inizio, ma il fondamento principale, io credo sia la voglia di rispettare chi sia ha di fronte. Se non si ha questo moto spontaneo, quest’apertura che consente di accogliere le altrui idee senza preconcetti, e che sta alla base di una costruzione democratica dello Stato, si cadrà automaticamente nel fallimento, perché è solo dal connubio delle parti migliori delle idee di tutti noi, dalla sinergia tra persone che si rispettano e desiderano il bene comune che si potrà costruire un futuro degno di essere vissuto; diversamente ci saranno sempre dominatori e dominati, ricchi e miseri, opulenza e morte.

Certo, ho ucciso e ucciderò, lo ribadisco, non ho gli strumenti per evitarlo; non li hanno la maggior parte dei cittadini, e sarà sempre più difficile che qualcuno li abbia. Una volta, cercando di imbastire una normale discussione con qualcuno, ma non riuscendo neppure a finire una frase, mi sono sentito dire che dicevo buffonate. Avrei voluto replicare, se ne avessi avuto modo, che non ero ancora riuscito ad esprimere un concetto, il quale per essere espresso, solitamente, richiede più di una frase, che pur tuttavia non ero ancora riuscito a portare a termine. Continuamente interrotto con violenza dagli sproloqui di chi avevo di fronte, mi sono arreso; ma non ho avuto neppure la tentazione di cedere ai toni litigiosi abbassandomi allo sproloquio: per litigare proficuamente occorre sempre un rispetto intrinseco in ambedue le parti, difatti con questo presupposto non è più litigio, ma confronto di idee, si parla e si ascolta.

Credo sia stata una vera sconfitta: a riprova che non vi è, nel tessuto sociale, la voglia di un cambiamento che sia favorevole a tutti; non c’è la consapevolezza, in tanta gente, di come si sta sviluppando il progresso umano, con l’accrescimento delle differenze sociali, con l’accentramento delle risorse in poche e potenti mani che decidono, e decideranno sempre con un maggior impatto, per tutti noi.

Il punto è che, come dice anche il filosofo austriaco Hayek, le società che non maturano, che non trovano la maniera democratica di stare unite, sono destinate a disgregarsi ed a scomparire; sarebbe molto più utile sfruttare le esperienze positive maturate nei posti del mondo dove c’è una democrazia partecipativa, copiarle, prenderle ad esempio; ovviamente è proprio da questo che sono terrorizzate le nostre élite politiche: che finalmente sia discusso universalmente il loro operato e che si sappia che dei modelli funzionanti ci sono e sono alla nostra portata. Invito a scaricare dal sito di Paolo Michelotto, gratuitamente, il libro “Democrazia dei cittadini”, ed a divulgarlo e discuterlo assieme ad amici e parenti. L’alternativa esiste, è possibile ed è auspicabile attuarla; serve una spinta verso di essa, una forza enorme che deve venire da tutte le persone unite da questo ideale; occorre la voglia, proveniente da almeno una parte significativa della popolazione, di attuare la Democrazia Diretta: gli altri acquisiranno motivazione non molto dopo, e si sentiranno inclusi in una realtà dove tutti potranno dire la loro sui temi che fanno parte della propria vita.

Un grazie di cuore a tutti gli amici che hanno continuato a leggermi ed a commentare, nonostante la mia assenza.