La Costituzione Italiana, Art. 3 : Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

mercoledì 23 febbraio 2011

La trattativa


Questa foto si riferisce alle manifestazioni in occasione del fallito
rinnovo unitario del 2008, che si risolse, in parte,
 con il "patto per il lavoro" del giugno 2009.

Già da qualche mese è in atto la trattativa tra parti sociali ed imprenditoriali per il rinnovo del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) che comprende anche il commercio (T.D.S. = Terziario Distribuzione e  Servizi). Confcommercio, uno dei maggiori, se non il maggiore, sindacato dei commercianti privati, si è proposto, con il rinnovo, di modificare alcune norme ed alcuni diritti, ritenendo, a suo avviso, di migliorare sensibilmente il rapporto azienda/lavoratore, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della crisi economica globale, che ha investito gravemente l’Italia soprattutto a causa dell’immobilismo politico del governo, al quale tutti siamo concordi nell’attribuirgli una grave colpa, soprattutto nella figura del Ministro Sacconi che, direi, tiene in una situazione di soggezione i due sindacati di minoranza - FISASCAT e UILTUCS - i quali molto blandamente si preoccupano dell’enorme portata negativa, lesiva dei diritti fino a qui acquisiti, che avrebbe la nuova normativa, se introdotta, così come Confcommercio la propone. Ci si avvia, dunque, verso una fase simile a quella del 2008 che ha visto i due sindacati di minoranza arrivare alla firma del contratto estromettendo FILCAMS-CGIL, nonostante gli sforzi fatti per tenere unito il sindacato(*).
Certo è che le modifiche proposte da Confcommercio, sarebbero a vantaggio suo medesimo. Forti di una situazione che vede soprattutto svantaggiate le fasce più deboli della popolazione, questi signori non vorrebbero perdere l’occasione di cancellare in un colpo solo diversi diritti, o quantomeno ridimensionarli, senza preoccuparsi dell’enorme disagio sociale che ne comporterebbe.

Senza entrare troppo nel dettaglio, posso scrivere di alcune cose, che già da sole allarmano: riduzione delle ore di permesso retribuito (PR), la cancellazione di 2 giorni all’anno di ferie, il ridimensionamento degli scatti di anzianità dagli attuali 10 ogni 3 anni agli 8 ogni 4 anni (che suppongo comporterebbero un risparmio notevole su base annua in rapporto al numero di dipendenti, e che quindi si misurerebbe su ampia scala, comportando un reale vantaggio solo alle grandi imprese: in pratica chi più è ricco più si arricchirebbe se passasse la norma), l’allargamento, che definire improprio sarebbe eufemistico, del periodo di prova da 45 giorni a 75, che permetterebbe, come dice Filcams, e non ci sono ombre di dubbio perché non esisterà una norma o legge che lo vieta, di superare surrettiziamente il contratto a termine, in tutte quelle occasioni dove servirà personale, come ad esempio durante le festività natalizie o durante il periodo estivo nelle località turistiche! Questo è inaccettabile. Poi, ciliegina sulla torta, il ripristino delle 40 ore a parità di salario: anche nel resto d’Europa, proprio come misura anticrisi, si adottata una misura simile per  combatterla a fronte di un aumento della produttività (anche se poi non si traduce automaticamente in un aumento dei profitti), ma bisogna tener conto della portata salariale, e considerare che l’Italia, rispetto alla media europea, ha i salari più bassi del 30%, per cui è inaccettabile come soluzione perché andrebbe a penalizzare sempre gli stessi che già sono penalizzati ora: i lavoratori.

Si parla poi del lavoro domenicale e, più in generale, del lavoro festivo; si noti,innanzitutto, come il bacino d’utenza, non sia variato, ma sia semplicemente spalmato anche su quel giorno, costituendo, di fatto, un costo per l’azienda, piuttosto che un reale vantaggio, ed un costo anche per l’ambiente in quanto mobilita, anche in quel giorno, una massa di gente che piuttosto che fare acquisti si reca ad una vetrina, in un luogo che è diventato, nel giorno domenicale, più un ritrovo che un negozio, ed in questo persino la maggior parte delle aziende è concorde. Non si capisce dunque perché portare avanti questa idea della “domenica sempre aperto”, iniziativa che, tra l’altro, tradisce l’indicazione regionale sulle chiusure festive, con una rincorsa sistematica non degna di un paese civile.
Ma parliamo di ciò che succede nel resto d’Europa: il modello commerciale che noi stiamo rincorrendo ora era il modello europeo, francese, ad esempio, o tedesco, di alcuni decenni fa; già da diversi anni, proprio mentre noi rincorriamo il modello vecchio, in Europa ci si è resi conto che quello dei grossi centri commerciali fuori città non è un modello vincente, in quanto svuota la vita cittadina, quella dei centri abitati, siano essi città o paesi, limitando di fatto, o costringendo anche chi ne farebbe a meno,  anche lunghi spostamenti, spesso con la propria automobile, contribuendo sensibilmente anche all’inquinamento, oltre che costituire una spesa in termini di carburante.

Tutto questo uccide l’economia invece di aiutarla; dobbiamo riconquistare un impianto normativo e farlo rispettare ed, al contempo, rimettere in discussione il modello di sviluppo, perché quello che stiamo perseguendo adesso è un modello vecchio che è già stato rivisto e corretto nel resto d’Europa, ed è il sostanziale motivo per cui nuoce così ai lavoratori ed all’economia.
E comunque, se si vogliono certi servizi senza restrizioni, perché limitarli al commercio? Se fossero veramente così innovativi sarebbero da estendere agli uffici postali e agli sportelli bancari, ed a tutti gli uffici, comunali regionali ecc., ma questo non lo si è neppure proposto.
Sarebbe anche da approfondire il tema del collegato lavoro - proposto nel nuovo CCNL - che implicherebbe un aggravio della posizione giuridica del lavoratore, al quale sarebbe richiesto, al momento dell’assunzione, di firmare un documento nel quale si rinuncia di ricorrere al giudice in caso di controversia col datore di lavoro, al quale si anteporrebbe un arbitrato in sede privata; lascio immaginare le implicazioni in tema di diritti che avrebbe una simile eventualità.
Piangendo sempre miserie, chissà come, le catene più grandi, sia private che della cooperazione, continuano nell’espansione, aprendo continuamente nuovi centri commerciali, in barba alla crisi… Dov’è dunque questa crisi, se non scaricata in pratica completamente sulle spalle dei lavoratori, e solo in minima parte sulle piccole imprese? Certamente i grandi gruppi, con questi escamotage, di cui già il vecchio CCNL è pieno pur essendo migliore di quello in discussione, non sentono crisi. Eppure cavalcano l’onda della crisi!
Anche la cooperazione vorrebbe l’assimilazione al contratto del privato, con tutto quel che ne consegue; ma perché non chiede allora di essere equiparata, e quindi, di cancellare il contratto separato? Anche loro nel giro di pochi anni hanno aperto, solo in Romagna, ben 6 punti vendita, passando da 5 a 11.

Una nota di demerito a Mercatone Uno, che è riuscito ad istituire, senza che nessuno, a quanto pare, sollevasse l’obiezione di illegittimità (per usare un eufemismo), una nuova figura di lavoratore da mobbizzare: il S.I.N.P. - soggetti da denunciare (a cura dei colleghi) in quanto, a detta loro, influenzano negativamente il personale.  C’è da far notare che, nella totale indifferenza di gran parte dei lavoratori stessi (che senza strumenti non hanno di che valutare), questo fenomeno già si verifica in altre realtà del commercio, senza che ci sia alcun bisogno di attribuirgli una figura acronima, ma che non ha meno significato dal punto di vista dello svilimento della persona, nel violare quel precetto imprescindibile citato dalla Costituzione Italiana che ha, nella realizzazione e nel rispetto della persona un valore fondamentale. Il tutto mentre, nella quasi totale assenza di informazione, un altro colosso del commercio come Esselunga, straccia di fatto il contratto di secondo livello, stipulato appena nell’estate del 2010, costituendo un precedente gravissimo a danno dei lavoratori.

Ci mancherebbe solo che tutti ci recassimo a donare una sacca di sangue da destinare a Confcommercio per sancirne la sudditanza. Aprissero qualche punto vendita in meno e si accontentassero degli introiti da favola che già hanno!
In questo scenario quasi apocalittico si colloca la politica immobile del governo; e la mancanza di proposte e di prese di posizione da parte della sinistra di certo non aiuta.
Filcams dice NO a questo andamento della trattativa, dove le proposte di Confcommercio hanno un vantaggio univoco e che chiaramente non coincidono con il benessere ed il vantaggio di chi fa il lavoro, di chi, ogni giorno produce ricchezza; ricchezza che sempre più finisce ad uso dei “padroni” e sempre meno nel già povero portafogli di chi deve arrivare a fine mese con uno stipendio che è, di fatto, tra i più bassi d’Europa… Per arrivare all’ultimo posto, ci stanno lavorando!


(*note)
- Sarebbe il caso anche di far notare come, mentre negli ultimi mesi, con il caso Mirafiori, sia scoppiato il caso metalmeccanico, già da qualche anno il terziario sia investito da continui attacchi da parte di Confcommercio; ben prima del settore metalmeccanico, e senza alcun trampolino mediatico che disponesse la sua denuncia, i lavoratori del commercio hanno subito un’attuazione del  CCNL a firme separate nel 2008, con gravi ripercussioni sui lavoratori, e nonostante ciò la volontà di peggiorare la loro condizione permane e, anzi, si aggrava.

venerdì 11 febbraio 2011

Il bel Paese, ed il baratro


Non so più se quel che vedo e sento, sia un asino che vola o un unicorno, o gnomi e folletti, elfi, streghe e maghi… Pura fantasy. Ho letto un bell’articolo di Luca Casarini sul blog della Filcams, che per un attimo indaga la responsabilità che hanno avuto anni di cattiva informazione, di scadenti programmi TV, di una dissennata rincorsa all’audience che li ha generati. Purtroppo questa consapevolezza è ben lontana dalle molte, troppe teste che affollavano le strade di Milano protestando contro la Magistratura, a favore di quelli che non dovrebbero neppure avvicinarsi ad un ruolo importante come quello istituzionale. Viene accusata, l’”opposizione”, di esacerbare il dialogo rendendolo un litigio aspro ed improduttivo, quando invece neppure questo sa fare; anzi, sarebbe già qualcosa di più rispetto al nulla - imperdonabile - che finora ha fatto.
Ma quelle persone che si sono ritrovate per ingiuriare i giudici, si rendono conto che ad esacerbare la discussione politica sono loro, o meglio, è il loro capo? Il primo che lancia attacchi ad un organo dello stato che legittimamente conduce un’indagine su ipotesi di reato, è proprio Silvio Berlusconi; non vi puzza (ovviamente mi rivolgo a quella massa di creduloni che, purtroppo, credo che mai mi leggerà) che faccia così fatica, anzi non voglia proprio sottoporsi ad un giudizio al quale ciascuno di noi sarebbe obbligato? Ma perché gli si perdona tutto? Perché ha i soldi a palate?!? Evidentemente è diventata un scusante per il popolino assoggettato che vede in lui un dio.
Jack Kerouac
Per me la reticenza è un indizio di colpevolezza, tanto più quanto più è alto il piano sociale sul quale è chi la mette in atto.
Leggendo “Sulla strada”di Kerouac mi sono appassionato, mio malgrado, alla vita dissennata di questi giovani sbandati, e mi è parso di vivere con loro quelle avventure da costa a costa che li hanno portati poi a diventare dei miti della Beat Generation. Nel loro piccolo combattevano un sistema capitalistico che, anche in quegli anni, generava immense diseguaglianze; certo, lo facevano con i mezzi sbagliati, che erano quelli di un individualismo estremo, pur rimanendo legati tra di loro come fratelli, ma completamente slegati dalla logica politica. Forse è per questo che il movimento che ne nacque fallì, e forse, favorì addirittura la crescita capitalistica attraverso logiche mediatiche che plasmarono l’immaginario trovando il punto debole della Beat Generation in tutti quei comportamenti autodistruttivi o, comunque eccessivi, che la persona di ceto medio mal vede.
Comunque si guardi la cosa, è molto più facile favorire chi agisce male, e parlo di chi dovrebbe opporvisi, attraverso un atteggiamento errato, che tentare di fare bene il proprio lavoro di opposizione, con fermezza e richiedendo a voce alta il rispetto delle regole; soprattutto se, anche da parte loro, ci sia uno scarso rispetto di quest’ultime. Il danno  ormai è fatto: c’è un gran numero di persone, a cui è stata plasmata la loro idea di società, che ritiene il comportamento sprezzante delle regole e spesso anche illecito ed illegale, come un comportamento normale, che fa parte del modello civile; fin quando non dovrà pagarne lo scotto. Il fatto è che ne dovremo pagare lo scotto tutti.
È il prezzo che dovremo pagare per anni di immobilismo politico, di arrivismo imprenditoriale, di decadimento culturale; in un paese dove non si legge quasi per niente i cervelli si atrofizzano, e cominciano a scambiare per cioccolata quel che cioccolata non è. I culi flaccidi ringraziano.

giovedì 13 gennaio 2011

Spergiuro


Il più stupido degli uomini sa.
Il più stupido degli uomini: persona che non legge e, forse, non ha mai letto; superficiale in ogni cosa che fa, in ogni sua scelta; non si cura delle conseguenze che può avere una sua azione, figuriamoci una sua parola; insensibile verso qualsiasi cosa che non lo riguardi direttamente, si impegna fino al midollo per la cosa più banale, ma che ritiene sia sua per diritto, e ne fa una questione di principio; affronta la vita spavaldamente, ma solo in apparenza, infatti sotto sotto è pavido, non esita a fuggire, a nascondersi, pur di farla franca; perde il contatto con la realtà, e si contraddice continuamente e sfacciatamente, e spesso questa sfacciataggine gli fa gioco, trovando terreno fertile nel’incredulità delle persone che non si aspettano un comportamento così stupido, e credono loro stesse di aver capito male, si instupidiscono, abdicano di fronte al potere, anche se detenuto da uno stupido; stupido che, dal suo modo di agire, può anche avere svantaggio, tanta è la sua inettitudine.
Uno stupido non è un individuo che giura e spergiura su cose delle quali sa che non potrà renderne conto, perché non ci arriva; lo stupido è colui che non si rende conto che non si può credere a chi lo fa.

La prova della malafede di qualcuno sta esattamente nel suo giuramento su cose impossibili da pagare nel caso di spergiuro. Il più stupido degli uomini sa che non deve spergiurare; non ha però gli strumenti per riconoscere chi lo fa.
Giurare sui propri figli, e sui nipoti, poteva avere un valore forse nel medioevo; oggi non ha alcun valore, soprattutto sulla bocca di chi puntualmente disattende, si contraddice, spergiura, appunto, con una frequenza alta e puntuale, che ha dell’incredibile nel fatto che mantiene un seguito popolare nonostante tutto.
Di tutte le brutte cose che ha detto Berlusconi mentre era in Germania, e mentre in Italia si stava per consumare una delle vicende più tristi e incivili da circa cinquant’anni, col suo avvallo partecipato a favore di Marchionne, questo mi ha colpito: il suo spergiuro. Spergiuro che non ha avuto alcuna eco mediatica. Peggiore dello stupido è solamente chi di lui si approfitta; se mio padre osasse giurare su di me e, peggio, sui miei figli, lo disconoscerei immediatamente; a maggior ragione se sapessi che si tratta di spergiuro enunciato da persona notoriamente falsa ed invischiata in loschi affari, avvezza a contraddirsi frequentemente.  Se non succede questo da parte dei suoi figli e nipoti ci può essere una sola motivazione: la coscienza che non potrà essere perseguito nella sua menzogna e, tutti assieme, potranno continuare a godere dell’immensa fortuna, fondata sul malaffare, e che si perpetuerà finché non ci sarà una seria presa di coscienza da parte dell’elettorato che, stupidamente, vede in un imbonitore, millantatore senza ritegno, l’unica guida possibile della Stato; guida che ci sta portando ogni giorno che passa, verso lo sfascio dello Stato Sociale.
Per “l’opposizione”, non ho parole, al momento, per descrivere il ruolo scellerato,
l’enorme responsabilità che ha nel co-condurre l’Italia al macello.
Il più stupido degli uomini sa che non deve spergiurare.
Berlusconi non è stupido, forse, ma sicuramente è spergiuro.

NdA

Vorrei scusarmi con tutti gli amici sostenitori e blogger per la mia assenza forzata dal web, ma, ancora, al momento non dispongo di un computer affidabile con il quale mantenere i contatti in rete; spero che al più presto ritorni dall’assistenza. Nel frattempo mi devo accontentare, di tanto in tanto, di sbirciare con un vecchio PC, confidando in tempi biblici per caricare una pagina web, ma soprattutto nella fortuna che non vada in malora tutto quando, come ora, cerco di postare qualcosa con gli scarsi mezzi di cui dispongo.

giovedì 4 novembre 2010

Del Vangelo e altre questioni morali


Anche qui, recensendo un libro, “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, ho tratto lo spunto per un nuovo post; visto che le vicissitudini socio politiche abnormi e deprimenti italiane mi spingono a riflettere…
Che cosa fa di noi dei buoni cristiani?
Certamente essere coscienti dei limiti terreni del nostro corpo ci induce a comportarci in una certa maniera, ma non per tutti, questa maniera è uguale. C’è chi, ad esempio, sentendo di non avere, dopo la morte, nessuna altra vita a disposizione, crede di avere il diritto di comportarsi come meglio gli aggrada; crede che facendo tutto quello che gli passa per la testa, avrà, per lo meno, soddisfatto le sue voglie e morirà tranquillo e appagato. C’è invece chi, anche non credendo nello spirito, ritiene di dover rispettare tutte le altre persone, le regole e le leggi del vivere civile; chi si spinge ancor più in là, e vuole preservare la natura e rispettare pure gli animali, e l’ambiente in cui viviamo, noi e loro. E che dire di quelli che, ferventi cristiani cattolici, uccidono, rubano, spesso membri di organizzazioni mafiose, trovano giustificazioni quanto meno fantasiose per i loro delitti? Nulla. Certo condanniamo, ma non risolviamo il problema legato strettamente alla coscienza che ognuno di noi ha di un certo fatto, comportamento, modo di agire.
Spesso si dice “incoscienza”, ma non è così. E’ una coscienza diversa, che deriva da una mancanza oggettiva, e spesso dovuta ad una mancanza di mezzi per raggiungerla, da una coscienza empatica, la sensibilità della persona verso fatti che non la riguardano da vicino, che le permettono di intercalarsi nelle vicissitudini altrui, per far si che i problemi di uno siano anche i problemi di tutti, e nel far questo ci si adoperi nel trovarne la soluzione che permetterà  a tutta la specie, ed all’ambiente che la ospita, di preservarsi.
Spesso, nella mia vita, ho cambiato idea sulla divinità, questo soprattutto in gioventù; ma anche ora mi interrogo sovente. Farò bene? Farò male? Nessuno può dirlo, nessuno. E’ però assolutamente legittimo. Con il libro “Il Vangelo Secondo Gesù Cristo”, Saramago pone, o meglio, io credo che ponga, l’Uomo di fronte ad un quesito importante: come vivere la propria vita cessando di essere succubi del sentire comune, liberandosi delle catene che sono le usanze e le dottrine, i dogmi, il pensiero dominante?
Noi siamo ciò che mangiamo e l’ambiente dove cresciamo, ma se ci vengono dati i mezzi, o i giusti impulsi, anche in ambito familiare, possiamo sviluppare una coscienza empatica che ci permetterà di avere un senso critico, non ci lasceremo sedurre dall’accidia del non far nulla quando vedremo un’ingiustizia, anche se non è fatta a noi in persona.

Ed è in quest’empatia con Gesù che si gioca la storia di questo libro; con l’empatia che si ha verso Giuseppe sin dall’inizio del libro, che apre ad un vecchio modo di concepire il rapporto tra gli uomini e le donne, ottuso e maschilista, e di questi con la Divinità, ermetica ed incurante del dolore che, spesso, provoca non senza una vena di piacere. Nello stravolgimento dei canoni cui siamo abituati sin dall’infanzia, riscopriamo una dimensione terrena, concreta, di Gesù, il quale deve misurarsi con una verità che si rivela, di molto, diversa da quella che ha imparato nelle sue frequentazioni alla sinagoga; così come è piuttosto diverso il racconto cui ci hanno abituato film e programmi dozzinali di indottrinamento, discorsi religiosi fatti da preti e papi di ogni tempo e luogo. Ma non lasciamoci ingannare dal discorso religioso. Il messaggio è che cercando di contrastare il volere di chi ha un potere immenso, sempre ci si trova a mal partito. L’unica scappatoia sarà quella di non accettare mai, fin dall’inizio, la regola che si impone a chi vuole seguire un idea ad ogni costo. Il fine non giustifica i mezzi quando il fine è un fine di sofferenza, ed a maggior ragione quando i mezzi infliggono una sofferenza, un tributo di sangue che, inevitabilmente, chiamerà altro sangue e sofferenza. Attraverso il racconto di emozioni concrete e di avvenimenti crudi ed a volte, oltre che crudeli anche efferati nel loro realismo, si smorza fino ad annientarsi, la favola del racconto di Natale, la tenerezza di un racconto che solo con l’ultimo film sull’argomento “La Passione di Cristo”, se ne è capita la gravità e la sofferenza.

Le masse non si emanciperanno mai? Anche questa è un altro interrogativo che si pone, visto che, fin dall’alba dei tempi, sempre ci sono state moltitudini che si uniformavano, allora come oggi, agli interessi di potenti che inculcavano con vari mezzi il pensiero unico. Non ci tragga in inganno il finale, che non me ne vogliate, qui svelo molto meno truculento, e dolce, rispetto a scene descritte in precedenza: suona un po’ come uno zuccherino dato dopo le bastonate inferte ad un cristiano, che vede svilito il nesso umano/divino per il quale dà la vita.  Mancano tante cose alle quali ci hanno abituato anni di indottrinamento, ed altre sono solo accennate, come cosa di poca importanza. Ma la cosa strana è che non se ne sente la mancanza; la spinta finale, la morale che se ne trae, è quella che ci dovrebbe portare, per lo meno quelli che ancora neppure ci pensano, ad aprire gli occhi, a guardarsi attorno e trarre delle conclusioni proprie, prescindendo drasticamente dal pensiero maggioritario, non smorzare mai il senso critico, soprattutto verso cose che ci stanno a cuore: occupiamoci di ciò che ci circonda con lo stesso impegno con cui ci occupiamo di noi stessi; e se non ci occupiamo bene di noi stessi, impariamo ad amare, ché non significa perseguire il successo personale con qualsiasi mezzo. Se fino a questo momento abbiamo amato qualcosa con tutti noi stessi, non vergogniamoci di ripudiarlo e denunciarlo se, dopo, ci appare in tutto il suo inganno.

giovedì 30 settembre 2010

Woodstock 5 Stelle: un buon inizio







Ho sentito dire che c’erano solo giovani, ragazzi.

Ma quali ragazzi! Si, c’erano tanti ragazzi, ma c’erano anche adulti, anziani, intere famiglie con al seguito bambini e cani; c’erano persone che coprivano, almeno, l’arco di 3 generazioni!

Il movimento che si è creato, necessariamente fa richiesta di una semplificazione: troppe sono le collusioni, le connivenze, le tolleranze che, siamo arrivati a questo punto, delegittimano uno degli organi di garanzia più autorevoli del Paese, ovvero la magistratura. Come mai, appena si parla di “parlamento pulito” si stende un velo di silenzio che tacita ogni cosa? È così grave chiedere alla politica di estromettere, almeno dal pubblico impiego, chi ha commesso reati e sospendere chi è gravemente sospettato di averne fatti? Manca la volontà di una coesione politica. E la prova ne è il continuo voltafaccia di molti personaggi, che a seconda delle convenienze ora sono qua, ora sono là. Ed anche quando sono dalla stessa parte litigano! Come mai?


Sempre quel disinteresse che torna: il disinteresse per le cose reali; che poi sono le cose da curare per far andare meglio la comunità; disinteresse nutrito dal desiderio di un portafoglio bello gonfio. E tutti gli altri se ne possono anche andare al diavolo.
Il mondo è complicato perché è così che lo vuole una combriccola di affaristi senza scrupoli che non si fa problema di gettare nell’indigenza e nella miseria la gente che gli passa accanto. Loro per primi ci hanno mandato ‘affanculo.
Ma quale semplificazione! Nessuno ha mai detto che sia facile, ma lo può diventare se una massa di persone come quella di Woodstock 5 Stelle si moltiplicherà. Persone ormai “anormali” per i parametri di oggi, dove fregare il prossimo è cosa normale: si tratta di invertire la tendenza. Ed è proprio di questo che ha paura la politica!
La coesione sociale è per essa un grave pericolo; verrebbe meno quel dividi et impera che da decenni è stata in grado di inculcarci, ossia “il mio vicino è il mio nemico”.
Invece a Cesena eravamo tutti amici! Quello che dice Grillo della manifestazione è tutto vero!
I compromessi di cui parlano i politici, non si possono prendere sulla pelle della gente. Ma loro lo fanno di continuo. Certo, magari credere di far lavorare questa gente è veramente utopistico, ma almeno che si tolgano dalle palle!
Woodstock 5 Stelle: io c’ero!
Mandi, Roby e Woodstock a Cesena

domenica 5 settembre 2010

Una lezione per entrambi i generi


In questo periodo di fiacca, mia personale, dove non trovo una reale ispirazione a scrivere degli avvenimenti che si susseguono all'interno della nostra società, che ci martoriano, dove un dissenso viene tacciato come antidemocratico da quegli stessi che ieri facevano la stessa cosa rivendicandone la legittimità, dove sentenze del tribunale vengono ignorate in barba ai più elementari rudimenti di civiltà; dove non si capisce perché, se la scuola è al collasso da decenni di mal gestione, allora diamole il colpo di grazia; dove, come ricordano molti blogger, che ammiro e leggo, succedono cose che vengono ridimensionate sempre a favore degli stessi; in questo periodo, io continuo a leggere. Ed avendo letto un libro assai bello ed interessante, mi sono preso la libertà di recensirlo. A mio modo, ovviamente. Senza pretese da critico, ma sperando di averne tratto l'importante messaggio, e sperando di invogliarne alla lettura chi vorrà scorrere queste righe.

 
Già all'inizio del libro mi sono reso conto della sua enorme importanza. Il libro si apre con un aneddoto, tratto da un'esperienza vissuta dell'autrice, che fa ben riflettere sulla natura dell'evoluzione del sentire comune; del modo di comportarsi, cioè, che via via si è andato a consolidare nella gente, un modo di comportarsi, evidentemente ritenuto normale, e solo per uno spirito critico vigile al di sopra della norma (e qui mi auguro che anche io avrei agito allo stesso modo di Lorella) ritenuto assurdo. L'approfondimento che si ha con la sua lettura, della tematica già proposta dal documentario "Il corpo delle donne" è enorme. Introduce in maniera intelligente e veramente innovativa ad un modo nuovo di affrontare il problema; ricordando peraltro che il problema riguarda la società tutta, e non solo il genere femminile. Le implicazioni che un modo così stolto di fare televisione hanno sulla collettività sono eterogenee, colpiscono ai più vari livelli uomini e donne, e soprattutto i più piccoli: nella loro mancata tutela. In risalto l'inesistente applicazione delle norme, statali e auto imposte dalle tv private: decine di leggi violate e di statuti inutilmente scritti, da decenni minano la qualità audiovisiva nelle nostre case, nel totale disinteresse degli organi di vigilanza; determinando un appiattimento verso il basso, verso la più becera qualità degli spettacoli, delle pubblicità e delle scelte contrattuali sempre al ribasso, che vedono protagonisti sempre meno professionisti ma sempre più accattivanti personaggi "comuni", che non hanno idea di come ci si comporta di fronte a milioni di persone; costituendo per molti un modello negativo che inciderà poi sulla loro qualità della vita e di chi li circonda. Come un sasso nello stagno, le onde circolari hanno ormai minato il sentire comune e la percezione di un popolo che - lo ricorda con dati anche nel libro - per un terzo (33%) non legge e non ha mai letto neppure un libro perché non ne è in grado! Questo è un libro che sprona a costruire una nuova epoca, un'epoca di consapevolezza di se e degli altri che porti ad una maturazione vera e non fittizia come ci vorrebbe la regola del mercato. La donna ha, ha sempre avuto e sempre avrà un ruolo fondamentale nella società, ruolo ostacolato di continuo probabilmente per la lungimiranza e la forza che avrebbe portato ad una vita più giusta per tutti, con buona pace di chi invece anche ora continua ad ostacolarne l'emancipazione. Allora consiglio questo libro prezioso non solo alle donne, ma anche e soprattutto agli uomini: li aiuterà a comprendere, anche se in parte, il valore immenso che ha l'altra metà del cielo, e che senza di esso sempre più difficile sarà governare il caos inevitabile degli eventi dovuto ad una mancanza di forze; come se avessimo metà corpo paralizzato.
Di Lorella Zanardo, Il corpo delle donne. (Recensione presente anche su aNobii ed in "Libri", su questo blog)

venerdì 13 agosto 2010

La follia. Da qui a L’Aquila.






M. Duglas - un giorno di ordinaria follia




Qualcuno dice: se non c'è lavoro non ci sono diritti (Bonanni[CISL] a Linea Notte. ndr). Parliamo di diritti.
Quindi adesso c'è lavoro e ci sono i diritti. Grazie agli accordi siglati da UIL e CISL che fanno un favore a Confindustria: i cattivoni della CGIL bastiancontrari a prescindere. Come mai, allora, tante persone sono sistematicamente non riassunte al terzo contratto a termine, in modo da proseguire il circolo vizioso di questi contratti trimestrali? Il diritto di essere precari. Non lo sa Bonanni che, mentre un lavoratore, anche se non è precario, conduce vita precaria con quei 1000 € (ma spesso anche meno se si parla di contratti part-time senza possibilità di trasformazione in tempo pieno) al mese, mentre i vertici aziendali hanno introiti da capogiro? E come giustifichiamo un intestardimento a voler continuare a produrre automobili, quando il mercato dell'auto è al collasso? Caro Bonanni! Pensando di fare il bene dei lavoratori fa l'interesse delle aziende: delocalizzeranno comunque! Anche con questi accordi che privilegiano le aziende il vantaggio che esse avranno a spostarsi nell'est Europa sarà incomparabile! Vale la pena essere schiavi in patria per un piatto di lenticchie?
Siamo ridotti che anche i lavoratori, a maggioranza, pur di inseguire un miraggio, vanno contro se stessi.
Si guarda al proprio misero interesse (si, perché nel nostro caso di lavoratori dipendenti, l'interesse è veramente misero), ed appena lo si ottiene ci si dimentica delle altre persone. Quelle che non hanno ottenuto un bel niente! Che sono la stragrande maggioranza. Io mi chiedo dove sia la civiltà in tutto questo. Come quei pochi aquilani che, avuto quel che di diritto spetterebbe a tutti, si dimenticano dei loro concittadini, compaesani che a migliaia sono ancora nelle tendopoli praticamente ignorati dai media.
foto trovata su Google digitando "follia"
Solo a tarda notte, in un documentario su rai3, se ne parla con profondità. Facendo ascoltare anche le campane stonate di quelli che, ottenuto un zuccherino, si sono subito schierati dalla parte del ducetto di Arcore.

È Proprio vero: non c'è discernimento nel dolore. Ci si aggrappa a tutto pur di continuare a respirare; ed ognuno vede il proprio dolore come peggiore rispetto a quello degli altri. Per questo c'è bisogno di persone che vedano la realtà obbiettivamente; persone che non hanno interesse che le cosano vadano in un verso o nell'altro; persone che abbiano un alto senso morale e che facciano il loro lavoro nel reale interesse della gente che fa parte della classe sociale più debole… Ma tanto Bonanni non mi leggerà mai!
E pensare che la classe operaia è la più numerosa e importante forza di una Nazione!
Ecco allora che le notizie sono monopolizzate da vicende interne dei nostri sfruttatori, che a ben vedere distraggono dai reali problemi; ormai non ha importanza chi ha fatto cosa: bisogna mandarli a casa perché sono incompetenti alla guida di un Paese. Lavorano per loro stessi.
E mentre noi ci scanniamo per un tozzo di pane loro sguazzano nel lusso a nostre spese. Ma su una cosa Bonanni ha ragione: i sindacati sono diventati come partiti politici, solo che CISL e UIL non fanno eccezione.
Al livello di sfruttamento che stiamo raggiungendo nel nostro illuminato Paese, com'è possibile non tacciare di condotta antisindacale tutte quelle aziende che, di fatto, impediscono con azioni anche spesso palesi , l'entrata del sindacato in esse?!?
Al livello di condotta antisindacale al quale siamo oggi (non presso tutte le aziende, ma, comunque sia, troppe!) si rende necessaria una norma che obblighi l'entrata del sindacato, anche a titolo gratuito, per impedire ai datori di lavoro, che spesso sono multinazionali che fanno capo a misteriosissimi proprietari, irrintracciabili, di esercitare un potere sulla vita delle persone che le rende completamente asservite al lavoro: schiavi moderni.
Ricordiamolo: la schiavitù è stata abolita. Facciamo che lo sia anche nei fatti, oltre che sulla carta.
Dove sono i diritti che qualcuno vuole legati al lavoro, se poi il lavoro ti rende schiavo e neppure ti rende accettabile la vita almeno dal punto di vista economico? Che fine ha fatto il proverbiale "ghe pensi mi" del Presidente del Consiglio, che vede ormai sfaldarsi la sua maggioranza di merda, non avendo mai fatto altro che operazioni di facciata? Speriamo di svegliarci presto da questo incubo di massa, che vede, da una parte, gente contenta di essere menata per il naso, e dall'altra gente che studia solo maniere per menare per il naso i primi sempre in maniera nuova e paradossale, contando sull'elemento sorpresa ed ancor di più sullo scarso o inesistente senso critico. Un esempio eclatante l'ho scoperto recentemente su questo blog che ha molto a cuore questo argomento, e che ringrazio di fare informazione.