La Costituzione Italiana, Art. 3 : Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

domenica 20 marzo 2011

Gli “Atomisti”


Ho l’impressione di vivere in un incubo: gli accadimenti, soprattutto degli ultimi 3 anni, sembrano, nella mia povera mente resa vulnerabile e sensibile dal protratto lavorare in condizioni umilianti, il preludio ad una catastrofe; considerando la scarsa attitudine dei potenti  a valutare l’impatto del loro agire in rapporto all’ambiente, otre che alla convivenza civile dei popoli (cosa della quale non potrebbe fregargliene di meno), il 2012 come data della fine del mondo non mi sembra più così astrusa.
La lettera di Celentano scritta al Corriere della Sera, che mi pare abbia avuto poco rilievo sui blog, a me invece è sembrata degna di nota, anche se ancora non ho avuto occasione di approfondire la chiosa finale riguardante Renzi, e che forse potrebbe essere ironica. Mi informerò dopo aver scritto questo post, tanto non è rilevante a questo fine.

La quantità di commenti negativi alla sua lettera al Corriere è rilevante, quanto lo può essere aver chiamato “ipocriti marci” Berlusconi e Casini; ma qual è la novità? La novità, se così si può chiamare, è che non ne ha sbagliata una (a parte quella di Renzi che ancora non conosco); infatti avere una centrale nucleare sul proprio territorio, per quanto si voglia dire, non è paragonabile al fatto di averne una a 250 Km in caso di incidente, e molto rilevante è anche il fatto che si debba ancora andare a votare su un argomento già votato, e che ha sancito l’avversione al nucleare dell’Italia. Feci un post oltre un anno fa, sempre su quest’argomento, ma purtroppo mi trovo a doverne scrivere ancora.
Dove stiamo andando? A parte verso una guerra nel Mediterraneo, voglio dire. Sono piuttosto pessimista: ho smesso di credere che ad un certo punto ci sarà una presa di coscienza da parte di tutti - anche da parte dei potenti - e ci si risveglierà finalmente dall’incubo della guerra/disastro ambientale/violazione dei diritti dell’uomo che, con un piccolo e semplice sforzo da parte di tutti i governi, sarebbe facilmente risolvibile.
Voglio citare un filosofo greco vissuto tra il 4° ed il 3° secolo a.c., Democrito.
Democrito sul mio libro

Questo filosofo, uno dei padri della filosofia “Atomista”(ma guarda il caso! Penso che si stia rigirando nella tomba), mi ha particolarmente colpito, anche se sono all’inizio del mio percorso volto allo studio della filosofia; percorso che ho iniziato con la lettura di un manuale scolastico prestatomi gentilmente da un amico. Gli atomisti avevano sviluppato un pensiero filosofico in un periodo storico chiamato dei presocratici, anche se, Democrito, che faceva parte ormai degli ultimi portatori di quel pensiero, cronologicamente era contemporaneo di Socrate (che fremo per leggere).
Democrito diceva, 2300 anni fa’: «Non devi aver rispetto per gli altri uomini più che per te stesso, ne agir male quando nessuno lo sappia più che quando lo sappiano; ma devi avere per te stesso il massimo rispetto ed imporre alla tua anima questa legge: non fare ciò che non si deve fare». Come dire, almeno per me questo è l’insegnamento, la mancanza di rispetto per gli altri implica la mancanza di rispetto per se stessi, e ciò che non si deve fare è esattamente ciò che arreca danno a qualcuno o a qualcosa, o infrange una legge. «Il bene non sta nel non compiere ingiustizie, ma nel non volerle». In questa frase si mette in risalto la volontà di perseguire il bene al di là delle azioni, che possono essere giuste, ma che senza la volontà precisa di giustizia prima o poi potranno cadere nell’ammettere l’ingiustizia come fine di bene, cosa inequivocabilmente errata. «Una vita cattiva ed insipiente non è un vivere male,ma un lungo morire». Questa frase si commenta da se. È la fase in cui gran parte del popolo italiano è suo malgrado relegato da una politica che sarebbe quasi auspicabile fosse inesistente.
Citando dal manuale di filosofia “la filosofia morale di Democrito fa dell’equilibrio e della misura il supremo ideale della condotta”, come parlare in marziano se lo si rapporta ai giorni nostri.
Il valore dell’Etica è immenso per la Civiltà; in una Civiltà i valori di uguaglianza, rispetto, diritti e doveri da rispettare sono imprescindibili, e credo sia per questo che vengono minimizzati ed elusi con vili sotterfugi in palese violazione etica, come, ad esempio, mantenere un’opinione pubblica male informata ed un livello di scolarizzazione basso.

Questo libro dovrebbe
 chiarire il concetto
Mi trovo ancora a dover dissertare sulla parola individualismo, perché se siamo in questa situazione è anche per questo motivo: il falso individualismo. Quello in cui ci vogliono far cadere non è individualismo perché non tiene conto di un’ampia fascia temporale nella quale misurare i vantaggi personali; vantaggi che ci possono essere solamente curando l’aspetto collettivo delle scelte, delle politiche, del vivere.
Bisogna solo far capire a chi ancora non ci è arrivato, che il falso individualismo personale nel quale ci fanno cadere, sta alimentando il degrado socio-culturale che ci porta inevitabilmente ad una perdita di diritti (come  già sta accadendo ad esempio nell’ambito lavorativo); sta alimentando le lobby economiche che, nonostante la crisi, si sono arricchite sempre più; sta alimentando la nostra caduta in condizioni peggiori rispetto a quelle che avremmo avuto perseguendo un ideale di individualismo vero con reali vantaggi personali, fatto di rispetto gli uni per gli atri, fatto di coesione sociale autentica.
Quelli che si lamentano e che non fanno nulla, che non alzano un dito - tanto per usare qualche metafora - per cambiare le cose, è come se mi stessero seduti sui testicoli.

mercoledì 2 marzo 2011

I “no” che aiuterebbero a crescere


Bob Kennedy - quelli come lui
li fanno fuori perché parlano così

Allora cominciamo. Dov’ero rimasto? Non lo so.
Ah! Le marce per i diritti dei lavoratori degli anni ’70. Lo statuto che sancisce un trattamento dignitoso per tutti i lavoratori; le lotte per conquistarlo con in prima linea i metalmeccanici che, a ben vedere, sono quelli che fanno il lavoro più duro. Anni di contrattazioni, intesa tra sindacati, compromessi con la controparte privata, la quale mai ha perso introiti a causa delle lotte; ha perso, semmai, solo un po’ del suo potere decisionale sulla vita dei suoi dipendenti. Ciò non toglie che possano aver continuato in speculazioni e ricatti, magari più in piccolo, perché le regole, finché si e stati uniti, erano più difficili da eludere.
Poi ricomincia un periodo un po’ più rilassato; il lavoro è merce preziosa, e quindi si trova sempre il modo di specularci sopra; il valore aggiunto di una professionalità raggiunta è gravemente minato alla base da una sempre improcrastinabile fame di crescita economica, infatti il problema della disoccupazione, anche se non grave come oggi, anche nei decenni scorsi era di non poco conto. Ma come mai le aziende devono, ogni anno, guadagnare più dell’anno precedente? Non potrebbero accontentarsi del guadagno normale, cioè la differenza che si ottiene vendendo un prodotto ad un prezzo più alto rispetto a quello che si è pagato per averlo, produrlo, progettarlo? Qua, io credo, entra in gioco la finanza, ovvero la sete di ricchezza privata. Già da anni, per ottenere l’inottenibile, si sono messi in opera comportamenti che, vuoi per la mancanza di una legislazione in materia che non lasci adito a dubbi, vuoi anche per la mancata applicazione di talune regole e/o leggi, verso le quali si è chiuso gli occhi - anche se spero che, piuttosto che questa seconda ipotesi, che riterrei più grave, si sia verificata la prima devastante eventualità - comportamenti, dicevo, che lentamente hanno eroso sempre più ampie aree professionali, pregiudicando anche la categoria imprenditoriale (mi riferisco a quella dell’artigianato, dei piccoli imprenditori e produttori) ma arrivando, anche se senza mai trascurarla del tutto, a minare gravemente la figura dell’operaio, dell’impiegato, del subordinato; il dipendente da 1000 euro al mese, insomma, che ormai è visto come un soggetto da spremere finché ce n’è. Siamo a questa fase a pieno titolo. Ormai i Contratti Collettivi Nazionali sono a firme separate per prassi: questo non perché, come qualcuno dice, c’è un sindacato su tre che dice sempre no; è vero il contrario, ovvero che gli altri sindacati, facendo prima la finta di proporre edulcoranti norme a favore dei lavoratori, poi accettano tutte le condizioni, anche gravemente lesive della dignità delle persone, che i privati, attraverso i loro sindacati di categoria, hanno minuziosamente stilato per spremere sangue dalla rapa che è il lavoratore dipendente. Il Governo tace; due, soprattutto due, tra i maggiori sindacati che comunque sono di minoranza, acconsentono. Chi sono i loro iscritti? Come mai non si svegliano per capire che stanno rubando il futuro anche a loro ed ai loro figli?
Ecco perché CGIL fa bene a dire no. Il rinnovo del Contratto Collettivo non può essere a senso unico, ed intaccare unicamente il salario ed i diritti di chi già percepisce uno stipendio al limite della soglia di povertà.

Cos’hanno da guadagnare CISL e UIL smettendo di fare quello per cui sono nate (difendere i lavoratori dipendenti)? Dichiarino anche loro di essere di parte: dalla parte dei privati; altre due organizzazioni sindacali che si vanno ad aggiungere alle oltre 20 che già curano gli interessi delle imprese a loro iscritte. Non ci sarebbe nulla di male se lo facessero; ma al contempo dovrebbero smettere di percepire la percentuale degli iscritti attraverso la busta paga, e che costituisce sicuramente un forte introito al quale, evidentemente, è difficile rinunciare.
L’attacco massiccio al tassello più debole della società è cominciato ormai da alcuni anni; e fa leva sulla divisione, sull’ignoranza, sulla paura. Paura di perdere il posto di lavoro; paura che è sempre più legittima anche grazie a questo tipo di contratti. E siamo al punto nevralgico del discorso. I sindacati asserviti in questo hanno il loro perché: agiscono per conto degli uni a favore degli altri; sono doppiogiochisti, e se vediamo chi sta perdendo questa partita, non possiamo non vedere chi la vince e quindi li possiede. Ecco la loro Ragion d’Essere. Cerchiamo di non cadere nel tranello che ci sventolano sotto al naso di un sindacato che dice sempre no; cerchiamo di guardare la cosa anche dal punto di vista di chi ci perde in questa contrattazione e ci accorgeremo che siamo in balia di chi dice sempre “sì” conducendoci a ritroso nel cammino di conquista dei diritti, collocandoci sempre più in fondo nella classifica dei paesi civili.

mercoledì 23 febbraio 2011

La trattativa


Questa foto si riferisce alle manifestazioni in occasione del fallito
rinnovo unitario del 2008, che si risolse, in parte,
 con il "patto per il lavoro" del giugno 2009.

Già da qualche mese è in atto la trattativa tra parti sociali ed imprenditoriali per il rinnovo del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro) che comprende anche il commercio (T.D.S. = Terziario Distribuzione e  Servizi). Confcommercio, uno dei maggiori, se non il maggiore, sindacato dei commercianti privati, si è proposto, con il rinnovo, di modificare alcune norme ed alcuni diritti, ritenendo, a suo avviso, di migliorare sensibilmente il rapporto azienda/lavoratore, soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi della crisi economica globale, che ha investito gravemente l’Italia soprattutto a causa dell’immobilismo politico del governo, al quale tutti siamo concordi nell’attribuirgli una grave colpa, soprattutto nella figura del Ministro Sacconi che, direi, tiene in una situazione di soggezione i due sindacati di minoranza - FISASCAT e UILTUCS - i quali molto blandamente si preoccupano dell’enorme portata negativa, lesiva dei diritti fino a qui acquisiti, che avrebbe la nuova normativa, se introdotta, così come Confcommercio la propone. Ci si avvia, dunque, verso una fase simile a quella del 2008 che ha visto i due sindacati di minoranza arrivare alla firma del contratto estromettendo FILCAMS-CGIL, nonostante gli sforzi fatti per tenere unito il sindacato(*).
Certo è che le modifiche proposte da Confcommercio, sarebbero a vantaggio suo medesimo. Forti di una situazione che vede soprattutto svantaggiate le fasce più deboli della popolazione, questi signori non vorrebbero perdere l’occasione di cancellare in un colpo solo diversi diritti, o quantomeno ridimensionarli, senza preoccuparsi dell’enorme disagio sociale che ne comporterebbe.

Senza entrare troppo nel dettaglio, posso scrivere di alcune cose, che già da sole allarmano: riduzione delle ore di permesso retribuito (PR), la cancellazione di 2 giorni all’anno di ferie, il ridimensionamento degli scatti di anzianità dagli attuali 10 ogni 3 anni agli 8 ogni 4 anni (che suppongo comporterebbero un risparmio notevole su base annua in rapporto al numero di dipendenti, e che quindi si misurerebbe su ampia scala, comportando un reale vantaggio solo alle grandi imprese: in pratica chi più è ricco più si arricchirebbe se passasse la norma), l’allargamento, che definire improprio sarebbe eufemistico, del periodo di prova da 45 giorni a 75, che permetterebbe, come dice Filcams, e non ci sono ombre di dubbio perché non esisterà una norma o legge che lo vieta, di superare surrettiziamente il contratto a termine, in tutte quelle occasioni dove servirà personale, come ad esempio durante le festività natalizie o durante il periodo estivo nelle località turistiche! Questo è inaccettabile. Poi, ciliegina sulla torta, il ripristino delle 40 ore a parità di salario: anche nel resto d’Europa, proprio come misura anticrisi, si adottata una misura simile per  combatterla a fronte di un aumento della produttività (anche se poi non si traduce automaticamente in un aumento dei profitti), ma bisogna tener conto della portata salariale, e considerare che l’Italia, rispetto alla media europea, ha i salari più bassi del 30%, per cui è inaccettabile come soluzione perché andrebbe a penalizzare sempre gli stessi che già sono penalizzati ora: i lavoratori.

Si parla poi del lavoro domenicale e, più in generale, del lavoro festivo; si noti,innanzitutto, come il bacino d’utenza, non sia variato, ma sia semplicemente spalmato anche su quel giorno, costituendo, di fatto, un costo per l’azienda, piuttosto che un reale vantaggio, ed un costo anche per l’ambiente in quanto mobilita, anche in quel giorno, una massa di gente che piuttosto che fare acquisti si reca ad una vetrina, in un luogo che è diventato, nel giorno domenicale, più un ritrovo che un negozio, ed in questo persino la maggior parte delle aziende è concorde. Non si capisce dunque perché portare avanti questa idea della “domenica sempre aperto”, iniziativa che, tra l’altro, tradisce l’indicazione regionale sulle chiusure festive, con una rincorsa sistematica non degna di un paese civile.
Ma parliamo di ciò che succede nel resto d’Europa: il modello commerciale che noi stiamo rincorrendo ora era il modello europeo, francese, ad esempio, o tedesco, di alcuni decenni fa; già da diversi anni, proprio mentre noi rincorriamo il modello vecchio, in Europa ci si è resi conto che quello dei grossi centri commerciali fuori città non è un modello vincente, in quanto svuota la vita cittadina, quella dei centri abitati, siano essi città o paesi, limitando di fatto, o costringendo anche chi ne farebbe a meno,  anche lunghi spostamenti, spesso con la propria automobile, contribuendo sensibilmente anche all’inquinamento, oltre che costituire una spesa in termini di carburante.

Tutto questo uccide l’economia invece di aiutarla; dobbiamo riconquistare un impianto normativo e farlo rispettare ed, al contempo, rimettere in discussione il modello di sviluppo, perché quello che stiamo perseguendo adesso è un modello vecchio che è già stato rivisto e corretto nel resto d’Europa, ed è il sostanziale motivo per cui nuoce così ai lavoratori ed all’economia.
E comunque, se si vogliono certi servizi senza restrizioni, perché limitarli al commercio? Se fossero veramente così innovativi sarebbero da estendere agli uffici postali e agli sportelli bancari, ed a tutti gli uffici, comunali regionali ecc., ma questo non lo si è neppure proposto.
Sarebbe anche da approfondire il tema del collegato lavoro - proposto nel nuovo CCNL - che implicherebbe un aggravio della posizione giuridica del lavoratore, al quale sarebbe richiesto, al momento dell’assunzione, di firmare un documento nel quale si rinuncia di ricorrere al giudice in caso di controversia col datore di lavoro, al quale si anteporrebbe un arbitrato in sede privata; lascio immaginare le implicazioni in tema di diritti che avrebbe una simile eventualità.
Piangendo sempre miserie, chissà come, le catene più grandi, sia private che della cooperazione, continuano nell’espansione, aprendo continuamente nuovi centri commerciali, in barba alla crisi… Dov’è dunque questa crisi, se non scaricata in pratica completamente sulle spalle dei lavoratori, e solo in minima parte sulle piccole imprese? Certamente i grandi gruppi, con questi escamotage, di cui già il vecchio CCNL è pieno pur essendo migliore di quello in discussione, non sentono crisi. Eppure cavalcano l’onda della crisi!
Anche la cooperazione vorrebbe l’assimilazione al contratto del privato, con tutto quel che ne consegue; ma perché non chiede allora di essere equiparata, e quindi, di cancellare il contratto separato? Anche loro nel giro di pochi anni hanno aperto, solo in Romagna, ben 6 punti vendita, passando da 5 a 11.

Una nota di demerito a Mercatone Uno, che è riuscito ad istituire, senza che nessuno, a quanto pare, sollevasse l’obiezione di illegittimità (per usare un eufemismo), una nuova figura di lavoratore da mobbizzare: il S.I.N.P. - soggetti da denunciare (a cura dei colleghi) in quanto, a detta loro, influenzano negativamente il personale.  C’è da far notare che, nella totale indifferenza di gran parte dei lavoratori stessi (che senza strumenti non hanno di che valutare), questo fenomeno già si verifica in altre realtà del commercio, senza che ci sia alcun bisogno di attribuirgli una figura acronima, ma che non ha meno significato dal punto di vista dello svilimento della persona, nel violare quel precetto imprescindibile citato dalla Costituzione Italiana che ha, nella realizzazione e nel rispetto della persona un valore fondamentale. Il tutto mentre, nella quasi totale assenza di informazione, un altro colosso del commercio come Esselunga, straccia di fatto il contratto di secondo livello, stipulato appena nell’estate del 2010, costituendo un precedente gravissimo a danno dei lavoratori.

Ci mancherebbe solo che tutti ci recassimo a donare una sacca di sangue da destinare a Confcommercio per sancirne la sudditanza. Aprissero qualche punto vendita in meno e si accontentassero degli introiti da favola che già hanno!
In questo scenario quasi apocalittico si colloca la politica immobile del governo; e la mancanza di proposte e di prese di posizione da parte della sinistra di certo non aiuta.
Filcams dice NO a questo andamento della trattativa, dove le proposte di Confcommercio hanno un vantaggio univoco e che chiaramente non coincidono con il benessere ed il vantaggio di chi fa il lavoro, di chi, ogni giorno produce ricchezza; ricchezza che sempre più finisce ad uso dei “padroni” e sempre meno nel già povero portafogli di chi deve arrivare a fine mese con uno stipendio che è, di fatto, tra i più bassi d’Europa… Per arrivare all’ultimo posto, ci stanno lavorando!


(*note)
- Sarebbe il caso anche di far notare come, mentre negli ultimi mesi, con il caso Mirafiori, sia scoppiato il caso metalmeccanico, già da qualche anno il terziario sia investito da continui attacchi da parte di Confcommercio; ben prima del settore metalmeccanico, e senza alcun trampolino mediatico che disponesse la sua denuncia, i lavoratori del commercio hanno subito un’attuazione del  CCNL a firme separate nel 2008, con gravi ripercussioni sui lavoratori, e nonostante ciò la volontà di peggiorare la loro condizione permane e, anzi, si aggrava.

venerdì 11 febbraio 2011

Il bel Paese, ed il baratro


Non so più se quel che vedo e sento, sia un asino che vola o un unicorno, o gnomi e folletti, elfi, streghe e maghi… Pura fantasy. Ho letto un bell’articolo di Luca Casarini sul blog della Filcams, che per un attimo indaga la responsabilità che hanno avuto anni di cattiva informazione, di scadenti programmi TV, di una dissennata rincorsa all’audience che li ha generati. Purtroppo questa consapevolezza è ben lontana dalle molte, troppe teste che affollavano le strade di Milano protestando contro la Magistratura, a favore di quelli che non dovrebbero neppure avvicinarsi ad un ruolo importante come quello istituzionale. Viene accusata, l’”opposizione”, di esacerbare il dialogo rendendolo un litigio aspro ed improduttivo, quando invece neppure questo sa fare; anzi, sarebbe già qualcosa di più rispetto al nulla - imperdonabile - che finora ha fatto.
Ma quelle persone che si sono ritrovate per ingiuriare i giudici, si rendono conto che ad esacerbare la discussione politica sono loro, o meglio, è il loro capo? Il primo che lancia attacchi ad un organo dello stato che legittimamente conduce un’indagine su ipotesi di reato, è proprio Silvio Berlusconi; non vi puzza (ovviamente mi rivolgo a quella massa di creduloni che, purtroppo, credo che mai mi leggerà) che faccia così fatica, anzi non voglia proprio sottoporsi ad un giudizio al quale ciascuno di noi sarebbe obbligato? Ma perché gli si perdona tutto? Perché ha i soldi a palate?!? Evidentemente è diventata un scusante per il popolino assoggettato che vede in lui un dio.
Jack Kerouac
Per me la reticenza è un indizio di colpevolezza, tanto più quanto più è alto il piano sociale sul quale è chi la mette in atto.
Leggendo “Sulla strada”di Kerouac mi sono appassionato, mio malgrado, alla vita dissennata di questi giovani sbandati, e mi è parso di vivere con loro quelle avventure da costa a costa che li hanno portati poi a diventare dei miti della Beat Generation. Nel loro piccolo combattevano un sistema capitalistico che, anche in quegli anni, generava immense diseguaglianze; certo, lo facevano con i mezzi sbagliati, che erano quelli di un individualismo estremo, pur rimanendo legati tra di loro come fratelli, ma completamente slegati dalla logica politica. Forse è per questo che il movimento che ne nacque fallì, e forse, favorì addirittura la crescita capitalistica attraverso logiche mediatiche che plasmarono l’immaginario trovando il punto debole della Beat Generation in tutti quei comportamenti autodistruttivi o, comunque eccessivi, che la persona di ceto medio mal vede.
Comunque si guardi la cosa, è molto più facile favorire chi agisce male, e parlo di chi dovrebbe opporvisi, attraverso un atteggiamento errato, che tentare di fare bene il proprio lavoro di opposizione, con fermezza e richiedendo a voce alta il rispetto delle regole; soprattutto se, anche da parte loro, ci sia uno scarso rispetto di quest’ultime. Il danno  ormai è fatto: c’è un gran numero di persone, a cui è stata plasmata la loro idea di società, che ritiene il comportamento sprezzante delle regole e spesso anche illecito ed illegale, come un comportamento normale, che fa parte del modello civile; fin quando non dovrà pagarne lo scotto. Il fatto è che ne dovremo pagare lo scotto tutti.
È il prezzo che dovremo pagare per anni di immobilismo politico, di arrivismo imprenditoriale, di decadimento culturale; in un paese dove non si legge quasi per niente i cervelli si atrofizzano, e cominciano a scambiare per cioccolata quel che cioccolata non è. I culi flaccidi ringraziano.

giovedì 13 gennaio 2011

Spergiuro


Il più stupido degli uomini sa.
Il più stupido degli uomini: persona che non legge e, forse, non ha mai letto; superficiale in ogni cosa che fa, in ogni sua scelta; non si cura delle conseguenze che può avere una sua azione, figuriamoci una sua parola; insensibile verso qualsiasi cosa che non lo riguardi direttamente, si impegna fino al midollo per la cosa più banale, ma che ritiene sia sua per diritto, e ne fa una questione di principio; affronta la vita spavaldamente, ma solo in apparenza, infatti sotto sotto è pavido, non esita a fuggire, a nascondersi, pur di farla franca; perde il contatto con la realtà, e si contraddice continuamente e sfacciatamente, e spesso questa sfacciataggine gli fa gioco, trovando terreno fertile nel’incredulità delle persone che non si aspettano un comportamento così stupido, e credono loro stesse di aver capito male, si instupidiscono, abdicano di fronte al potere, anche se detenuto da uno stupido; stupido che, dal suo modo di agire, può anche avere svantaggio, tanta è la sua inettitudine.
Uno stupido non è un individuo che giura e spergiura su cose delle quali sa che non potrà renderne conto, perché non ci arriva; lo stupido è colui che non si rende conto che non si può credere a chi lo fa.

La prova della malafede di qualcuno sta esattamente nel suo giuramento su cose impossibili da pagare nel caso di spergiuro. Il più stupido degli uomini sa che non deve spergiurare; non ha però gli strumenti per riconoscere chi lo fa.
Giurare sui propri figli, e sui nipoti, poteva avere un valore forse nel medioevo; oggi non ha alcun valore, soprattutto sulla bocca di chi puntualmente disattende, si contraddice, spergiura, appunto, con una frequenza alta e puntuale, che ha dell’incredibile nel fatto che mantiene un seguito popolare nonostante tutto.
Di tutte le brutte cose che ha detto Berlusconi mentre era in Germania, e mentre in Italia si stava per consumare una delle vicende più tristi e incivili da circa cinquant’anni, col suo avvallo partecipato a favore di Marchionne, questo mi ha colpito: il suo spergiuro. Spergiuro che non ha avuto alcuna eco mediatica. Peggiore dello stupido è solamente chi di lui si approfitta; se mio padre osasse giurare su di me e, peggio, sui miei figli, lo disconoscerei immediatamente; a maggior ragione se sapessi che si tratta di spergiuro enunciato da persona notoriamente falsa ed invischiata in loschi affari, avvezza a contraddirsi frequentemente.  Se non succede questo da parte dei suoi figli e nipoti ci può essere una sola motivazione: la coscienza che non potrà essere perseguito nella sua menzogna e, tutti assieme, potranno continuare a godere dell’immensa fortuna, fondata sul malaffare, e che si perpetuerà finché non ci sarà una seria presa di coscienza da parte dell’elettorato che, stupidamente, vede in un imbonitore, millantatore senza ritegno, l’unica guida possibile della Stato; guida che ci sta portando ogni giorno che passa, verso lo sfascio dello Stato Sociale.
Per “l’opposizione”, non ho parole, al momento, per descrivere il ruolo scellerato,
l’enorme responsabilità che ha nel co-condurre l’Italia al macello.
Il più stupido degli uomini sa che non deve spergiurare.
Berlusconi non è stupido, forse, ma sicuramente è spergiuro.

NdA

Vorrei scusarmi con tutti gli amici sostenitori e blogger per la mia assenza forzata dal web, ma, ancora, al momento non dispongo di un computer affidabile con il quale mantenere i contatti in rete; spero che al più presto ritorni dall’assistenza. Nel frattempo mi devo accontentare, di tanto in tanto, di sbirciare con un vecchio PC, confidando in tempi biblici per caricare una pagina web, ma soprattutto nella fortuna che non vada in malora tutto quando, come ora, cerco di postare qualcosa con gli scarsi mezzi di cui dispongo.

giovedì 4 novembre 2010

Del Vangelo e altre questioni morali


Anche qui, recensendo un libro, “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, ho tratto lo spunto per un nuovo post; visto che le vicissitudini socio politiche abnormi e deprimenti italiane mi spingono a riflettere…
Che cosa fa di noi dei buoni cristiani?
Certamente essere coscienti dei limiti terreni del nostro corpo ci induce a comportarci in una certa maniera, ma non per tutti, questa maniera è uguale. C’è chi, ad esempio, sentendo di non avere, dopo la morte, nessuna altra vita a disposizione, crede di avere il diritto di comportarsi come meglio gli aggrada; crede che facendo tutto quello che gli passa per la testa, avrà, per lo meno, soddisfatto le sue voglie e morirà tranquillo e appagato. C’è invece chi, anche non credendo nello spirito, ritiene di dover rispettare tutte le altre persone, le regole e le leggi del vivere civile; chi si spinge ancor più in là, e vuole preservare la natura e rispettare pure gli animali, e l’ambiente in cui viviamo, noi e loro. E che dire di quelli che, ferventi cristiani cattolici, uccidono, rubano, spesso membri di organizzazioni mafiose, trovano giustificazioni quanto meno fantasiose per i loro delitti? Nulla. Certo condanniamo, ma non risolviamo il problema legato strettamente alla coscienza che ognuno di noi ha di un certo fatto, comportamento, modo di agire.
Spesso si dice “incoscienza”, ma non è così. E’ una coscienza diversa, che deriva da una mancanza oggettiva, e spesso dovuta ad una mancanza di mezzi per raggiungerla, da una coscienza empatica, la sensibilità della persona verso fatti che non la riguardano da vicino, che le permettono di intercalarsi nelle vicissitudini altrui, per far si che i problemi di uno siano anche i problemi di tutti, e nel far questo ci si adoperi nel trovarne la soluzione che permetterà  a tutta la specie, ed all’ambiente che la ospita, di preservarsi.
Spesso, nella mia vita, ho cambiato idea sulla divinità, questo soprattutto in gioventù; ma anche ora mi interrogo sovente. Farò bene? Farò male? Nessuno può dirlo, nessuno. E’ però assolutamente legittimo. Con il libro “Il Vangelo Secondo Gesù Cristo”, Saramago pone, o meglio, io credo che ponga, l’Uomo di fronte ad un quesito importante: come vivere la propria vita cessando di essere succubi del sentire comune, liberandosi delle catene che sono le usanze e le dottrine, i dogmi, il pensiero dominante?
Noi siamo ciò che mangiamo e l’ambiente dove cresciamo, ma se ci vengono dati i mezzi, o i giusti impulsi, anche in ambito familiare, possiamo sviluppare una coscienza empatica che ci permetterà di avere un senso critico, non ci lasceremo sedurre dall’accidia del non far nulla quando vedremo un’ingiustizia, anche se non è fatta a noi in persona.

Ed è in quest’empatia con Gesù che si gioca la storia di questo libro; con l’empatia che si ha verso Giuseppe sin dall’inizio del libro, che apre ad un vecchio modo di concepire il rapporto tra gli uomini e le donne, ottuso e maschilista, e di questi con la Divinità, ermetica ed incurante del dolore che, spesso, provoca non senza una vena di piacere. Nello stravolgimento dei canoni cui siamo abituati sin dall’infanzia, riscopriamo una dimensione terrena, concreta, di Gesù, il quale deve misurarsi con una verità che si rivela, di molto, diversa da quella che ha imparato nelle sue frequentazioni alla sinagoga; così come è piuttosto diverso il racconto cui ci hanno abituato film e programmi dozzinali di indottrinamento, discorsi religiosi fatti da preti e papi di ogni tempo e luogo. Ma non lasciamoci ingannare dal discorso religioso. Il messaggio è che cercando di contrastare il volere di chi ha un potere immenso, sempre ci si trova a mal partito. L’unica scappatoia sarà quella di non accettare mai, fin dall’inizio, la regola che si impone a chi vuole seguire un idea ad ogni costo. Il fine non giustifica i mezzi quando il fine è un fine di sofferenza, ed a maggior ragione quando i mezzi infliggono una sofferenza, un tributo di sangue che, inevitabilmente, chiamerà altro sangue e sofferenza. Attraverso il racconto di emozioni concrete e di avvenimenti crudi ed a volte, oltre che crudeli anche efferati nel loro realismo, si smorza fino ad annientarsi, la favola del racconto di Natale, la tenerezza di un racconto che solo con l’ultimo film sull’argomento “La Passione di Cristo”, se ne è capita la gravità e la sofferenza.

Le masse non si emanciperanno mai? Anche questa è un altro interrogativo che si pone, visto che, fin dall’alba dei tempi, sempre ci sono state moltitudini che si uniformavano, allora come oggi, agli interessi di potenti che inculcavano con vari mezzi il pensiero unico. Non ci tragga in inganno il finale, che non me ne vogliate, qui svelo molto meno truculento, e dolce, rispetto a scene descritte in precedenza: suona un po’ come uno zuccherino dato dopo le bastonate inferte ad un cristiano, che vede svilito il nesso umano/divino per il quale dà la vita.  Mancano tante cose alle quali ci hanno abituato anni di indottrinamento, ed altre sono solo accennate, come cosa di poca importanza. Ma la cosa strana è che non se ne sente la mancanza; la spinta finale, la morale che se ne trae, è quella che ci dovrebbe portare, per lo meno quelli che ancora neppure ci pensano, ad aprire gli occhi, a guardarsi attorno e trarre delle conclusioni proprie, prescindendo drasticamente dal pensiero maggioritario, non smorzare mai il senso critico, soprattutto verso cose che ci stanno a cuore: occupiamoci di ciò che ci circonda con lo stesso impegno con cui ci occupiamo di noi stessi; e se non ci occupiamo bene di noi stessi, impariamo ad amare, ché non significa perseguire il successo personale con qualsiasi mezzo. Se fino a questo momento abbiamo amato qualcosa con tutti noi stessi, non vergogniamoci di ripudiarlo e denunciarlo se, dopo, ci appare in tutto il suo inganno.

giovedì 30 settembre 2010

Woodstock 5 Stelle: un buon inizio







Ho sentito dire che c’erano solo giovani, ragazzi.

Ma quali ragazzi! Si, c’erano tanti ragazzi, ma c’erano anche adulti, anziani, intere famiglie con al seguito bambini e cani; c’erano persone che coprivano, almeno, l’arco di 3 generazioni!

Il movimento che si è creato, necessariamente fa richiesta di una semplificazione: troppe sono le collusioni, le connivenze, le tolleranze che, siamo arrivati a questo punto, delegittimano uno degli organi di garanzia più autorevoli del Paese, ovvero la magistratura. Come mai, appena si parla di “parlamento pulito” si stende un velo di silenzio che tacita ogni cosa? È così grave chiedere alla politica di estromettere, almeno dal pubblico impiego, chi ha commesso reati e sospendere chi è gravemente sospettato di averne fatti? Manca la volontà di una coesione politica. E la prova ne è il continuo voltafaccia di molti personaggi, che a seconda delle convenienze ora sono qua, ora sono là. Ed anche quando sono dalla stessa parte litigano! Come mai?


Sempre quel disinteresse che torna: il disinteresse per le cose reali; che poi sono le cose da curare per far andare meglio la comunità; disinteresse nutrito dal desiderio di un portafoglio bello gonfio. E tutti gli altri se ne possono anche andare al diavolo.
Il mondo è complicato perché è così che lo vuole una combriccola di affaristi senza scrupoli che non si fa problema di gettare nell’indigenza e nella miseria la gente che gli passa accanto. Loro per primi ci hanno mandato ‘affanculo.
Ma quale semplificazione! Nessuno ha mai detto che sia facile, ma lo può diventare se una massa di persone come quella di Woodstock 5 Stelle si moltiplicherà. Persone ormai “anormali” per i parametri di oggi, dove fregare il prossimo è cosa normale: si tratta di invertire la tendenza. Ed è proprio di questo che ha paura la politica!
La coesione sociale è per essa un grave pericolo; verrebbe meno quel dividi et impera che da decenni è stata in grado di inculcarci, ossia “il mio vicino è il mio nemico”.
Invece a Cesena eravamo tutti amici! Quello che dice Grillo della manifestazione è tutto vero!
I compromessi di cui parlano i politici, non si possono prendere sulla pelle della gente. Ma loro lo fanno di continuo. Certo, magari credere di far lavorare questa gente è veramente utopistico, ma almeno che si tolgano dalle palle!
Woodstock 5 Stelle: io c’ero!
Mandi, Roby e Woodstock a Cesena